domenica, Ottobre 17

Renzi: siete arrabbiati? Vi passerà Il pifferaio Hamelin aggiorna l’almanacco delle promesse

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Eugenio Scalfari, in uno dei suoi editoriali-sermoni domenicali su ‘La Repubblica’ lo ha paragonato al pifferaio Hamelin, «un pifferaio di panna montata», per l’esattezza; giudizio e valutazione impietosi, che Matteo Renzi, avrà certamente annotato nel suo taccuino; e però… Il Presidente del Consiglio, dopo aver promesso cose mirabolanti e straordinarie, una al mese, ‘mettendoci la faccia’, ha ripiegato su mille giorni, a dimostrazione di cosa possa essere, a volte, la faccia. I provvedimenti da adottare per rimediare allo sfascio della giustizia, da decretazione di urgenza, sono diventati legge-delega; come si dice, campa cavallo. La giustizia civile, con i suoi cinque milioni di arretrati, è ora affidata all’Avvocatura dello Stato: ne riparliamo fra un anno, e vedremo i frutti di questa auspicate conciliazioni con la controparte davanti a un giudice che assiste e convalida. Per quello che riguarda le grandi opere, ci si limita a dire che si dovrebbe cantar vittoria quando lagrande operaè finita, non quando iniziano i lavori, o peggio, si annuncia che inizieranno. Sul fronte economia, l’Istat e gli altri indicatori, continuano a fornire cifre di segno meno e inquietanti per quello che riguarda stagnazione, PIL, domanda/offerta, consumi, dissesto delle aziende, debito pubblico…

La musica del pifferaio, continua. Alla vigilia del dibattito sulla legge di stabilità in Parlamento, Renzi dal palcoscenico di ‘Domenica live’, la trasmissione di Barbara D’Urso su ‘Canale 5’, aggiorna l’almanacco delle promesse: i cinquecento milioni, destinati dalla legge di stabilità alle famiglie, finanzieranno «un bonus di 80 euro alle neo-mamme per i primi 3 anni». Ci spiega che è l’ultima occasione per fare le riforme, «per far tornare l’Italia a fare l’Italia”». Riconosce che «sono arrabbiati un po’ tutti: Regioni, sindacati, magistrati», con finta modestia dice di non avere «la verità in tasca»; il Governo, però, « non è un giocattolino: noi siamo al Governo da otto mesi e o tutti facciamo uno sforzo insieme restituendo i soldi ai cittadini o non c’è futuro». In settimana, annuncia, il Governo incontrerà le Regioni, ma l’aria e l’atteggiamento non sono quelli di chi vuole trovare una mediazione: «Le Regioni sono arrabbiate? Gli passerà con calma. E comunque per la prima volta una manovra taglia 18 milioni di tasse. Siccome per vent’anni hanno sempre pagato le famiglie, ora se iniziamo a fare un po’ di tagli ai Ministeri e alle Regioni, non è che si possono lamentare». Ci tiene tuttavia a garantire che la scure che si abbatterà sugli enti locali non si trasformerà in tasse o meno servizi. «È una vergogna solo dire che ci saranno tagli alla sanità…i servizi delle Asl per anziani che soffrono di demenza senile o per malattie terribili come la Sla non diminuiranno ma ci sono spese che tranquillamente si possono tagliare».

In attesa di conoscere quali siano queste spese, la promessa del  bonus dal primo gennaio per le neo-mamme: «Daremo gli 80 euro non solo a chi prende meno di 1500 euro al mese ma anche a tutte le mamme, che fanno un figlio, per i primi tre anni». La manovra, inoltre, contiene la «soluzione saggia» di lasciare decidere ai cittadini se chiedere l’anticipo del TFR; infine, con i sei miliardi di taglio dell’Irap «si riducono le tasse per gli imprenditori e mettiamo a dieta lo Stato».

Ascoltiamo ora la CGIA di Mestre secondo la quale le imprese italiane, tra novembre e dicembre saranno chiamate a versare 91 miliardi di euro di imposte. Tra il versamento delle ritenute Irpef dei dipendenti e dei collaborator familiari, le ritenute in capo ai lavoratori autonomi, l’IVA, gli acconti Irpef, Ires e Irap, il veramento dell’ultima rata dell’Imu e della Tasi le aziende dovranno onorare qualcosa come 25 scadenze fiscali: diciamo una media di una ogni due giorni. Sempre la CGIA ‘censisce’ in un centinaio circa le tasse tra addizionali, bolli, canoni, cedolari, concessioni, contribute, diritti, imposte, maggiorazioni, ritenute, sovraimposte, tasse, tribute. C’è, per dire, l’addizionale regionale all’accisa sul gas naturale (una tassa sulla tassa), c’è l’imposta provinciale di trascrizione (si paga alle Province quando si acquista una nuova automobile), l’ìmposta sulle reserve matematiche (tassa in capo alle società di assicurazione), le sovraimposte di confine sui gas, gli spiriti, i fiammiferi, i sacchetti di plastica non biodegradabili, la birra e gli oli minerali…

Renzi può andare da tutte le D’Urso che vuole, la realtà è questa: si tratta dell’ennesimo, pesante taglio lineare, che si consuma, oltretutto, al buio: il Governo non conosce le conseguenze del taglio. Ignora nel modo più assoluto se Regioni e Comuni saranno costretti a tagliare i servizi primari ai cittadini, o se potranno andare avanti senza aumentare la pressione fiscale.
Dal 2009 al 2012 le Regioni hanno subito tagli e riduzioni pari a circa il 38,5 per cento della spesa primaria. Lo Stato si è tagliato solo il 14 per cento. Bisognerebbe cominciare a fare distinzioni e capire il perché di certe differenze. Per esempio la Sicilia spende per il suo personale 1 miliardo e mezzo di euro. Il Veneto spende duecento milioni. La Sicilia ha ventimila dipendenti, il Veneto duemila.

E parliamo dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) evocati da Renzi: sono fermi alla determinazione del 2000, quattordici anni fa! Non si sono, insomma, definiti quali servizi garantire al cittadino, quantificarli in base ai fabbisogni standard e da qui stabilire le risorse spettanti a Regioni e Comuni. La parola finale a un esperto, il giurista Luca Antonini, consulente del Governo e del Parlamento in materia di federalismo, Presidente della Copaff -Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo: «Non sono ottimista, si tratta di un film già visto. Lo abbiamo misurato con la vicenda riguardante la tassazione sulle case, dove sull’Imu è avvenuto un circo fatto di tagli, promesse, cambiamenti di nome e poi alla fine chi ha pagato il conto sono stati i cittadini».

  

 

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