mercoledì, Giugno 23

Renzi si diverte. E il Paese? Tra riforme impantanate e che vanno avanti, Berlusconi promette un progetto, ‘nuovo e rivoluzionario’

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Il problema, tuttavia, più che l’Italicum è costituito dalla riforma costituzionale, e segnatamente la riforma del Senato. Qui gli sherpa dei vari schieramenti sono al lavoro, e su più piani: gli ambasciatori della maggioranza del PD con quelli della minoranza; ma anche con gli ‘alleati’ del Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano (formazione più che mai sull’orlo di una crisi di nervi: chi vuole una alleanza diretta con il PD sotto forma di assicurazione di eletti alle prossime elezioni; chi è pronto a tornare sotto l’ala berlusconiana; chi ci è già tornato…); altri ambasciatori ancora trattano direttamente con Silvio Berlusconi, che anche lui deve trovare collanti e ragion d’essere del suo partito. Una Boschi possibilista lascia intravedere più di uno spiraglio: sia pure dietro una cortina di incisi e circonlocuzioni si dice disponibile a discutere «su elementi che non dico trascurabili ma che non sono l’asse portante della riforma… L’elettività o meno del nuovo Senato non è il punto centrale della riforma costituzionalesoluzioni tecniche si trovano…il numero dei senatori negli Stati Uniti sono cento, se da noi sono qualcuno in meno non penso che avremo un deficit democratico».

Vero è che la minoranza del PD, ufficialmente almeno, risponde picche, e i suoi esponenti, da Pierluigi Bersani a Miguel Gotor, a Vannino Chiti, parlano delle ‘aperture’ della maggioranza come di una «minestra riscaldata»; e vero anche che Berlusconi appare tranchant: «Con questo impianto di riforma istituzionale che praticamente abolisce il Senato e che dà la legislazione soltanto a una Camera c’è il rischio di un regime…»; e ce n’è anche per l’Italicum: «I voti vanno solo al partito, che quindi con il secondo turno potrebbe, anche con meno del 40 per cento dei voti, ottenere la guida unica del Paese».

Berlusconi dice di aver lavorato molto a un progetto, «nuovo e rivoluzionario», per rilanciare l’Italia nello scacchiere mondiale. Nientemeno. Tra breve verrà reso noto: «Solo così torneremo ad essere un Paese libero e democratico nella prosperità». Un progetto pensato e rivolto a quei 26 milioni di italiani «convinti che votare non serva a nulla, perché ritrovino fiducia in una classe politica che realizzi un programma di cui loro sentono il bisogno: un programma liberale aggiornato alle esigenze emerse in questo quadro e basato su due ‘meno’ e tre ‘più’: meno tasse, meno Stato, più aiuto a chi ha bisogno, più sicurezza per tutti e più garanzie per ciascuno con la riforma della magistratura».

Sarà un autunnointeressante’. Perché al di là delle promesse, delle intenzioni, delle assicurazioni, ci sono i fatti; che molto spesso sono duri, aguzzi. La riforma del Senato al momento è ferma. Andrà avanti, si vedrà come e dove approderà. Vogliamo parlare di un’altra riforma? Prendiamo quella della Pubblica Amministrazione: approvata, certo; ma ferma al palo perché mancano ben 18 decreti attuativi. Jobs Act? C’è una seconda fase di applicazione costituita da otto decreti legislativi, che a loro volta prevedono una sessantina di decreti ministeriali. Tutto si può fare, ma lo si deve fare, ancora. Riforma fiscale: passate le forche caudine dei decreti legislativi, ora ci tratta di uscire dalla giungla costituita da una quarantina di decreti ministeriali e deleghe ‘pesanti’ come quelle sul Catasto e l’imposta sui redditi d’impresa. Gli 80 euro per pensionati al minimo e cosiddetti incapienti sono ormai una realtà data per acquisita; il problema è dove reperire le risorse necessarie, e lo stesso discorso vale per la promessa deducibilità del costo del lavoro dall’Irap, la decontribuzione per i nuovi assunti, e via così. La riforma dellabuona scuola’ (peraltro da molti e autorevoli analisti valutata come pessima), attende 22 decreti e nove deleghe; per il cosiddettosblocca Italia’, si è in attesa di oltre cinquanta provvedimenti applicativi. Non parliamo delle riforme della giustizia, con il gravoso pacchetto su processo civile, penale, magistratura onoraria nuovo assetto e competenze dei Tribunali Amministrativi Regionali. Non bisognerà piangersi addosso, come il Governo dice ed esorta, ma non c’è molto di che divertirsi.

 

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