domenica, Aprile 11

Renzi sfida la Merkel image

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Casualmente il bollettino trimestrale della Bce è stato pubblicato all’indomani delle misure annunciate da Matteo Renzi per rilanciare l’economia. Tali misure (che per adesso non sono state incardinate né in un disegno di legge né in un decreto) per il 60% andranno ad ampliare il deficit pubblico pur restando entro il limite del 3% del Pil imposto dai vincoli europei.

In sostanza, per compensare i 10 miliardi di spesa il premier vuole utilizzare l’0,4 di margine di spesa tra il 3% fissato dall’Europa e il 2,6 stimato quest’anno dall’Europa per i conti pubblici italiani dall’Europa. Oltre sei miliardi di euro a cui bisogna aggiungere 3 miliardi ricavati dalla spending review e 2,4 miliardi dalla minore spesa per interessi sul debito dovuto all’abbassamento dello spread.

Ma il bollettino della Bce di oggi è formalmente un invito a Renzi a rimettere il Paese sul binario sul quale Mario MontiEnrico Letta avevano messo il Paese e cioè quello che porta ad una riduzione del deficit (il contrario di quello che ha in mente Renzi) e del debito pubblico.

La Bce, infatti, nel bollettino ricorda che già «la raccomandazione della Commissione del novembre 2013 indicava la necessità di ulteriori misure di risanamento per assicurare l’osservanza del Patto di stabilità e crescita (cioè bilancio strutturale in pareggio nel 2014 e «traiettoria del debito discendente»), e ciò nonostante «finora non sono stati compiuti progressi tangibili».

Qui Renzi si gioca la vera partita per il suo sopravvivenza politica, altro che Civati o Cuperlo. Il governo, infatti, è vincolato dal fiscal compact e pertanto la commissione, oltre ad essere consultata, dovrà pure dare un suo parere sull’insieme delle misure. Cosa succederà? Molto probabilmente Bruxelles, e soprattutto Angela Merkel (dalla quale Renzi andrà in visita lunedì), vogliono capire qual è il disegno complessivo entro cui il governo italiano sta incardinando questi sgravi. Se questo disegno non segue le raccomandazioni dell’UE, difficilmente potrebbe arrivare il via libera che serve al premier.

Renzi è deciso a non farsi commissariare dalla Germania. I dati economici a favore dell’Italia (come l’avanzo primario positivo da 21 anni tranne il 2009) sono poco celebrati dall’UE che invece non perde occasione di parlare di sanzioni e restrizioni (e sorvola sul surplus commerciale della Germania, una delle vere cause che genera squilibri). 

La certezza che il colloquio fra il premier e la cancelliera non sarà facile lo dimostrano le parole in TV del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Del Rio: «In Italia è in atto un percorso di risanamento dei conti pubblici e l’unico problema è la crescita. L’allentamento del patto di stabilità non è una misura allegra degli italiani “spaghetti e mandolino”». «Se la Germania osserverà con attenzione i nostri conti – ha aggiunto – si accorgerà  che non stiamo facendo avventure ma stiamo percorso una strada molto solida: esattamente quello che loro hanno percorso in passato». Agli inizi del secolo scorso, le dichiarazioni della UE e la risposta di Del Rio, è molto probabile che sarebbero state il preambolo di una guerra. 

Comunque, senza il placet della Merkel, Renzi dovrebbe impostare la sua politica di sgravi contro l’Europa e per di più in piena campagna elettorale. Qual è la situazione più verosimile a questo punto? È molto probabile che Renzi arriverà alle europee con le buone notizie degli sgravi fiscali e solo dopo le elezioni sarà affrontato il tema di come compensarli.

Molto dipende anche da chi sarà il nuovo presidente della Commissione Europea. Se vincesse il socialdemocratico Schulz, il governo Renzi spiegherebbe le vele al vento. E prima di riprenderlo passerebbe molto tempo. 

 

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