giovedì, Aprile 15

Renzi, scossa capitale

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Almeno il tempo di sgombrare i pacchi con gli effetti personali…Niente. L’ormai ex Sindaco di Roma Ignazio Marino finisce appena di restituire la fascia tricolore, e ecco che già scatta il balletto dei pronostici, delle cifre, delle percentuali, dei candidati. Perché sì, si vota a primavera, ma è pur vero che il tempo vola, e tanto più quando i fronti da tamponare sono tanti, e tutte sfide difficili. A Roma incombe l’Anno Santo voluto da Papa Francesco. Il pontefice non perde occasione per ripetere che desidera un evento sobrio, in linea con la sua idea di Chiesa; ma per quanto sobrio e contenuto la città dovrà attrezzarsi per l’arrivo e il soggiorno di centinaia di migliaia di pellegrini; e Roma sempre più appare come una vecchia signora dai fianchi sfatti e il fiato corto. Il tradizionale disincanto cinico dei romani che ne hanno viste passare in quantità e non si impressionano più di nulla, fa ora il posto all’amarezza e allo sgomento.
Sulla scrivania di Matteo Renzi giungono quotidianamente sondaggi e rilevamenti demoscopici. Impietosi, crudeli; e rivelano una realtà che non sarà facile mutare. Almeno sette italiani su dieci ritiene che la responsabilità per l’attuale crisi di Roma siano da imputare ai partiti che hanno governato la città negli ultimi anni. La condanna, insomma, viene equamente ripartita al centro-destra e al centro-sinistra. Dalla proverbiale torre, tra Marino e il predecessore Gianni Alemanno, buttano giù la torre. Due su tre sono dell’opinione che quella che viene definita ‘Mafia capitale’, in realtà sia un radicato e ramificato sistema corruttivo che coinvolge pressoché tutto il tradizionale sistema dei partiti. La metà degli interpellati punta l’indice contro la macchina amministrativa, vista e ritenuta come inefficiente e burocraticamente elefantiaca e paralizzante. Per oltre la metà degli intervistati Marino dal punto vista amministrativo, si è rivelato completamente inadeguato; e questo anche se il 53 per cento gli riconosce intransigenza e onestà, oltre a una estraneità totale al sistema di potere corruttivo. Un terzo dei romani ritiene che la crisi dell’Amministrazione sia da imputare alle ripetute tensioni con Renzi e il Partito Democratico. Se si fosse chiamati al voto oggi? Il Movimento 5 Stelle si attesta sul 33 per cento: il PD raggiunge a malapena il 17 per cento, crolla Forza Italia al 7,9 per cento; tra il 10 e l’8 per cento Fratelli d’Italia che sostiene Giorgia Meloni; la lista che sostiene Alfio Marchini; e la lista Marino; infine la Lega: Matteo Salvini riscuote poco successo, 4 per cento.

Renzi ha fretta di chiudere la partita. La nomina del Prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca quale nuovo Commissario di Roma è solo l’inizio. Ora va costituito il pool che dovrà gestire l’emergenza giubileo; e l’altra squadra che dovrà far fronte all’‘ordinaria amministrazione’. I candidati più gettonati sono tre assessori uscenti: Alfonso Sabella, Marco Causi e Stefano Esposito; e poi le ‘sorprese’ che possono venire da palazzo Chigi: dal Presidente del CONI Giovanni Malagò, al responsabile di Expo Milano, Marco Rettighieri. Naturalmente impazza il totosindaco. Il PD smentisce candidati provenienti dalle parti del Pd, arrivano le prime smentite sulla possibilità di candidati provenienti direttamente dal Governo: niente Paolo Gentiloni, niente Marianna Madia, niente Beatrice Lorenzin, come si è ipotizzato; l’ex Assessore Sabella? Chissà. Berlusconi fa sapere che il suo candidato è Alfio Marchini; quest’ultimo si sottrae dall’abbraccio del centro-destra, ma -inguaribile ‘pacione’, come si dice a Roma- annuncia che lui PCI non l’ha mai votato, ma i voti della sinistra li gradirebbe…I Cinque stelle? Per il Movimento di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio è una partita comunque importante, decisiva: la prova, da una parte, che il movimento non è effimero; dall’altra conquistare ‘Roma capitale’, un ‘trofeo’ che fa gola a tutti.

«Una città funziona se il Sindaco riesce a far funzionare gli autobus, a sistemare le strade. O funziona o non funziona». Renzi lo va ripetendo da giorni ai suoi collaboratori. Questo il mantra individuato per motivare l’estromissione di Marino: «Basta con le polemiche: Adesso stoppiamo le chiacchiere e mettiamoci a parlare di cose concrete. Occorre tornare ad avere convinzione e fiducia dei propri mezzi dire ‘sono un cittadino romano’ era un vanto ora è motivo di preoccupazione e scandali. Sono convinto che con il lavoro di Tronca, di Gabrielli e dei collaboratori, ridaremo ai romani fiducia e entusiasmo».

Con buona pace dell’ottimismo e della fiducia, si gioca una partita spregiudicata. Sullo sfondo, l’articolo 138 della Costituzione: in qualche modo ‘impone’ il referendum confermativo per le riforme costituzionali, qualora non si fosse raggiunta la maggioranza dei due terzi in seconda lettura. Pertanto, il referendum ci sarà: forse in autunno del 2016, o nella primavera del 2017, e senza dover raggiungere il quorum della maggioranza dei votanti. Sulle riforme Renzi si gioca buona parte della sua credibilità, non può permettersi sconfitte. Pertanto, non può far altro che affidarsi alla maggioranza che lo ha sostenuto: una maggioranza che andrebbe da Denis Verdini a Gianni Cuperlo, passando per Angelino Alfano. Torna forse in auge in famoso Partito della Nazione: così da poter superare la sinistra, ma anche la destra sguaiata e volgare: un partito che raccolga segmenti della destra ex berlusconiana, centristi, renziani, della prima, seconda e ultima ora. La maggioranza delle riforme diventa maggioranza politica, estesa e diffusa sul territorio. Per arrivare al voto referendario e poi a quello legislativo, c’è un passaggio: le elezioni nelle città metropolitane più significative e importanti d’Italia: Roma, Milano, Napoli, Bologna, Torino, Cagliari. In alcune realtà, per tamponare la sconfitta o la non esaltante vittoria, Renzi sembra tentato di sperimentare il nuovo corso del suo stesso partito, forse con l’abbandono del nome, e l’adesione alla trasformazione in lista civica coalizzata con altre liste civiche. Se le elezioni amministrative dovessero dare i risultati sperati, ecco che il referendum potrebbe essere indetto in autunno, altrimenti verrebbe posticipato, in attesa di eventi. Intanto cade la testa di Marino, anche per compiacere le gerarchie vaticane e il Ministro Alfano e quel che resta del suo partito. Questa la situazione, i fatti.

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