lunedì, Ottobre 25

Renzi sbarca in Sudamerica

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È stato un venerdì molto soft quello vissuto dalla politica italiana con le Camere, come da abitudine, praticamente deserte. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è sbarcato in Sudamerica, precisamente a Santiago del Cile, per un viaggio istituzionale che lo porterà a toccare, oltre al paese che fu di Salvador Allende e Augusto Pinochet, il Perù, la Colombia e, infine, la ‘nuova’ Cuba dei fratelli Castro, sempre più aperta agli appetiti del mercato capitalista. Lo scopo della missione renziana, infatti, è solo quello di strappare contratti e accordi economici con l’altra sponda dell’Atlantico.

La multichilometrica distanza dall’Italia non riesce però a mitigare nel premier le preoccupazioni per il caos Pd a Roma, dove il sindaco forse dimissionario Ignazio Marino oggi ha annunciato la sua possibile partecipazione alle primarie (non ancora certe) che il partito terrà nella (Mafia) Capitale. «Mai rubato un euro, Roma vuole che resti», ha ribadito oggi il ‘marziano’. I renziani pensano di evitare la trappola primarie modificando lo statuto Pd nella Direzione del partito prevista a gennaio. Sulla città si abbatte anche il tifone delle tangenti Anas con l’arresto, tra gli altri, dell’ex sottosegretario del governo Prodi 2 Luigi Meduri (Pd). Il procuratore capitolino Giuseppe Pignatone parla oggi di «quadro deprimente».

La notizia diffusa ieri della sentenza emessa dal Tribunale per i minorenni di Roma che, di fatto, apre alla stepchild adoption (l’adozione del figlio naturale del convivente in una coppia omosessuale), fa infuriare e ‘girare il cilicio’ alla fondamentalista cattolica Paola Binetti che parla di scorrettezza commessa nei confronti del Parlamento. Il suo correligionario Maurizio Sacconi denuncia il tentativo di «rivoluzione antropologica per via giudiziaria».

Prosegue intanto il giallo della legge di Stabilità ‘illegale e fantasma’. Nonostante le promesse da marinaio dell’Esecutivo e la legge che lo impone, questa mattina si trovava ancora al Mef per planare solo all’ora di pranzo al Quirinale e vedere la luce in Senato (forse) lunedì. Renato Brunetta di FI chiede il ritorno del testo in Cdm e in commissione Ue, pretende le dimissioni del governo in caso di modifiche rispetto alla presentazione-show fatta da Renzi e invoca l’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il caudillo Renzi, invece, quando tornerà dall’America Latina dovrà fare i conti con la rivolta delle Regioni capitanata da Sergio Chiamparino e Michele Emiliano contrari ai sanguinosi tagli annunciati.

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