martedì, Aprile 13

Renzi "ridimensiona" la spending review field_506ffb1d3dbe2

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Renzi discorso parlamento

«Come in famiglia se non ci sono abbastanza soldi sono mamma e papà che decidono cosa tagliare e cosa no» con questa metafora abbastanza ‘facile’, alla Camera il premier Matteo Renzi ha in buona parte ridimensionato il documento sulla spending review che Carlo Cottarelli aveva presentato appena ieri in Commissione Bilancio al Senato. Il premier ha confermato l’intenzione di mantenere gli impegni per ridurre la spesa in maniera significativa, tuttavia ha definito il documento approntato da Cottarelli come una semplice lista di possibili linee di intervento sui quali Governo e Parlamento saranno chiamati a scegliere e decidere. È probabile che a dettare la scelta di adottare una linea più morbida sia stata non tanto la reazione della CGIL all’annuncio degli 85000 esuberi nella pubblica amministrazione, quanto piuttosto gli inevitabili mal di pancia in seno ai partiti per le critiche del documento di Cottarelli al Decreto Legge varato qualche mese fa sui rimborsi elettorali e al numero ancora alto di consiglieri regionali, provinciali e municipali.

Nel suo discorso alle Camere, Renzi ha affrontato altri temi caldi dell’agenda politica, tra cui i dati preoccupanti relativi alla disoccupazione, una questione che rimane tra le priorità dell’azione di governo. Non meno importante è stata la relazione che il premier ha fatto dei suoi recenti viaggi a Parigi e, in particolare, a Berlino. Tale relazione ha offerto il destro per sottolineare che la UE non rappresenta un avversario del quale diffidare, bensì un’opportunità. E sarà responsabilità dell’Italia favorire in chiave europea una serie di riforme che contrastino nei cittadini la percezione di un’Unione in mano alle banche e alla tecnocrazia. Riferimento non troppo velato, questo, alle posizioni euroscettiche o antieuropeiste di taluni partiti, tra i quali il Movimento 5 Stelle.

Per quel che riguarda l’opposizione di centro-destra, la giornata è stata egemonizzata dalle reazioni alla sentenza con cui la Corte di Cassazione ha confermato l’incandidabilità di Silvio Berlusconi per 2 anni. Una sentenza che ha posto l’ex premier di fronte all’atto dovuto dell’autosospensione dalla Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro e che, soprattutto, pone Forza Italia di fronte alle incognite di un’elezione in cui, per la prima volta da 20 anni a questa parte, non potrà contare sul carisma dello suo storico e indiscusso leader. In una sua dichiarazione Maria Stella Gelmini ha affermato che il simbolo del partito manterrà la dicitura “Berlusconi Presidente”, aggiungendo il partito sta prendendo in seria considerazione la candidatura alle Europee di Marina o di Barbara Berlusconi, oppure di entrambe. Anche se la è stata smentita a breve giro da Giovanni Toti, la notizia ha continuato a circolare e a suscitare commenti.

La larga maggioranza degli addetti ai lavori è propensa vedere nella candidatura di Marina e/o Barbara solo un’operazione civetta che consentirà di mantenere il nome Berlusconi nel simbolo di FI. Altri commentatori, invece, ritengono che la conferma dell’incandidabilità segni l’uscita definitiva di Berlusconi dall’agone politico e che le elezioni europee potrebbero costituire una prova generale per la discesa in campo di Marina: un’ipotesi più volte ventilata nel corso degli ultimi anni e, almeno finora, sempre rientrata. Comunque stiano le cose, la proposta di candidare Marina e/o Barbara potrebbe rappresentare una sorta di ballon d’essay, una strategia per sondare tra i maggiorenti del partito e nel bacino elettorale del centro-destra la sostenibilità e l’efficacia politica di un avvicendamento della leadership in FI.

 

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