domenica, Maggio 9

Renzi respinge le richieste della minoranza Pd 309

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Matteo Renzi

Lorenzo Guerini coordinatore unico del Pd con Debora Serracchiani speaker. Matteo Renzi ha deciso di non concedere nessun posto chiave alla minoranza del Pd. E’ questo il dato politico più importante che emerge dalla direzione del partito di questo pomeriggio. L’obiettivo di Renzi è creare un premierato forte e per realizzarlo ha bisogno di un partito che marci compatto nella stessa direzione. Inserire nei posti chiave dell’organizzazione esponenti della minoranza significherebbe dare loro la possibilità di ostacolare il suo disegno (una certezza più che una possibilità viste le imboscate tese al governo nelle votazioni con scrutinio segreto alla Camera sulla legge elettorale).

Inutili quindi le minacce provenute dagli esponenti delle varie anime della minoranza. «Noi non ci stiamo, vadano avanti da soli» è stata la reazione di Matteo Orfini, uno degli esponenti della corrente leader dei “giovani turchi” che puntavano ad un ruolo di primo piano nella organizzazione del partito. I bersaniani, invece, speravano che Renzi concedesse almeno una “conferenza programmatica” con l’obiettivo non dichiarato di arrivare ad una co-gestione della “ditta”. Richiesta anche questa respinta. La riflessione sul partito è un «fatto positivo» a condizione che «questo questo si faccia con uno spirito molto franco e subito dopo le elezioni, senza che questo costituisca né una rivincita né il tentativo di rigiocare una partita già giocata» ha scandito bene Renzi per far capire che i giochi sono chiusi.

Ma non si è parlato solo di nomine nella direzione di oggi. Matteo Renzi ha comunicato che il 31 marzo il consiglio dei ministri approverà il ddl sulla riforma del Senato e sul Titolo V.  «La necessità di fare riforme in tempi certi – ha affermato Renzi – non nasce da una mia schizofrenia personale ma dalla consapevolezza che il rispetto dei tempi è elemento di credibilità con i cittadini e con le istituzioni internazionali». In sostanza Renzi ha ribadito che il governo ad aprile farà la riforma della pubblica amministrazione, a maggio la delega fiscale e a giugno la riforma della giustizia.  

Renzi ha poco gradito anche il fuoco amico sulla riforma del lavoro presentata dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti: «Leggo discussioni e ultimatum sul lavoro, che capisco poco. Non è una parte a piacere, il pacchetto sta insieme» ha affermato stizzito il premier. «Non dimentichiamo – ha proseguito – che con delle regole tra le più restrittive, vidimate dai sindacati, siamo passati da 25% al 40% di disoccupazione giovanile. Non si risolve problema lavoro rendendo più difficile l’accesso al lavoro ai nostri giovani». Il premier, quindi, non accetta ultimatum e tantomeno lo preoccupa un asse fra la CGIL e la minoranza del Pd.

Nella sua relazione approvata con 93 voti favorevoli e 12 contrari, ha elencato le iniziative del governo attaccando il partito di Grillo: «Il M5s è in difficoltà – dice – E’ in rincorsa rispetto a noi perché insegue sui temi su cui prima aveva una primazia e ora non più. Loro parlano e noi risolviamo».

Anche Grillo sente aria di campagna elettorale e dal suo blog attacca la visita del Presidente degli Stati Uniti: «Obama viene in Italia e va dal Papa per farsi due foto, viene qui perché si è preoccupato della nostra riduzione delle spese militari degli F35. E Napolitano subito va in televisione a dire bisogna spendere di meno. Obama viene a vendersi il suo gas di scisto che ha scoperto che ne ha per 100 anni, e il più grande giacimento oggi al mondo, uno dei più grandi, è in Israele». Grillo mira pure ai voti del anti-americani ed è un terreno sul quale nessuno ha il coraggio di sfidarlo.

 

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