giovedì, Aprile 22

Renzi punta tutto sul referendum

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Al principio delle calende di Maggio c’è chi si prepara per le darsi battaglia ad un mese dalle prossime amministrative nelle grandi città di, previste per Giugno, e chi come il Premier Matteo Renzi bypassa direttamente l’estate e punta il dito vero l’auto, precisamente ad Ottobre. Nel mese in cui l’Italia sarà a chiamata a decidere, in data ancora da stabilirsi, quale sarà il futuro della Costituzione il segretario nazionale del Partito Democratico tirerà le somme sul suo percorso di Governo e nel caso di un eventuale vittoria del ‘no’ ha già preannunciato un’uscita immediata da Palazzo Chigi. Dalla conferenza stampa indetta oggi al Teatro Niccolini di Firenze, in occasione della visita del Primo Ministro giapponese Shinzo Abe, ha annunciato: «Il lavoro di questi due anni ha prodotto un cambiamento radicale ma la sfida più grande inizia adesso (…) Noi vinceremo il referendum sulle riforme costituzionali (…) Io ne sono certo, però quello che è più importante di vincere il referendum è coinvolgere gli italiani (…)Io sono in prima fila perché si capisca che da questa sfida dipende il futuro delle nostre istituzioni». Frasi quelle pronunciate dal Premier per sottolineare l’importanza della chiamata ‘costituzionale’ alle urne non solo per il significato storico-politico, ma indirettamente anche per la sua stessa leadership in relazione al suo operato: «Io non sarei mai arrivato a Palazzo Chigi» afferma Renzi: «Se non avessi avuto una straordinaria esperienza di popolo. Ora c’è una partita che da solo potrei anche vincere ma non basterebbe. Nel referendum la domanda è molto semplice: sì o no. Ma lì dentro c’è molto di più: c’è la riforma istituzionale» e proseguendo ha aggiunto: «La riforma non è contro chi ha combattuto per la libertà. Con il referendum  un presidente della regione non guadagnerà più del presidente del Consiglio, ma neanche più del presidente degli Stati Uniti (…) Certo non si fanno le riforme per questo ma comunque (…). Tutte queste cose determineranno divisione tra l’Italia che dice sì e l’Italia che sa dire solo no. Io non mi risparmio: non siamo noi a vincere questa sfida. La rottamazione non vale solo quando si voleva noi: se non riesco vado a casa. E’ essenziale che ognuno di voi si prenda un pezzettino e da domenica 15 maggio pubblicheremo come fare». Parlando poi dell’Italia ha sottolineato: «L’Italia è una grande potenza mondiale ed è importante perché il mondo sia un po’ meno confuso. E’ più facile farlo perché siamo nati a Firenze, perché qui si rispettano gli altri ma sappiamo avere lo sguardo alto, anche sul mondo. Negli ultimi anni l’Italia aveva smarrito filo politica estera, c’è un grande bisogno di Italia in Europa che se no diventerebbe troppo tecnocratica» ed elogiando il sistema d’intelligence nazionale, che ha definito «tra i migliori al mondo. Lo avessero tutti», si è rivolto al segretario del carroccio Matteo Salvini rispetto alla chiusura della frontiere, tanto sostenuta dall’avversario politico, così: «Chiudere la frontiere, ha poi detto, “come voleva Salvini non è una risposta. Bisogna investire in sicurezza, ma bisogna investire anche nelle periferie». Tra i tanti temi trattati hanno tenuto banco quello del lavoro e quello delle unioni civili: « Se partono gli investimenti  l’Italia riparte. Cose che si sanno, ma le ridico per dire che tutto quello fatto è enorme, ma non basta: la vera sfida inizia adesso. Ora ci criticano quelli che due anni fa hanno firmato il fiscal compact. Tra il 10 e il 12 maggio votiamo le unioni civili, probabilmente con la fiducia, e il 25 maggio ci sarà il voto della legge sul terzo settore» interviene il Premier proseguendo: «Giusto preoccuparsi delle aziende in crisi, Sulcis, Guess: grazie a Job act 398 mila persone in più che lavorano. Non basta (…)Ieri quasi 400 mila persone hanno potuto festeggiare la giornata del lavoro». Ma da Palazzo Grazioli arriva la lettera di Silvio Berlusconi ai militanti di Forza Italia dove riferendosi al referendum dichiara: «E’ il primo passo ufficiale di mobilitazione per dire ‘no’ a questa ‘schiforma’ e mandare a casa un premier mai eletto dal popolo sovrano» ed ha aggiunto: «Una ‘schiforma’ che il presidente Berlusconi, così come tutta Forza Italia, giudica ‘sbagliata’ e ‘illiberale’, soprattutto perché ‘limita gli spazi di democrazia senza rendere il sistema istituzionale né più efficiente né meno costoso». 

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