sabato, Aprile 17

Renzi promette ma Napolitano è perplesso field_506ff510725be

0

carceri1

Quando si sono visti, giorni fa, il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, come suo solito, ha provato a giocare la carta della “velocità'”, coniugata con la vaghezza: tante linee guida, senza pero’ approfondire i contenuti. Le riforme, ha assicurato, si faranno nei tempi fissati. Figurarsi se un veterano della politica come Giorgio Napolitano si poteva accontentare di promesse vaghe e generiche. E più l’uno sorvolava sul problema dei tempi parlamentari, più l’altro ammoniva sul rischio che tra riforme istituzionali, legge elettorale e pacchetto di riforme economiche, si possa creare un immenso, paralizzante, ingorgo parlamentare. Al punto che Napolitano ha preso il toro per le corna e sollecitato Renzi al rispetto delle ragioni del confronto parlamentare e all’accuratezza nella elaborazione dei testi. Insomma, fare le cose con calma.

   La preoccupazione del Quirinale e’ che a settembre la foga riformista (chiamiamola cosi’) di Renzi costringa i tecnici del Colle ad un super lavoro, come è accaduto per il provvedimento sugli 80 euro. Già, perchè il Presidente del Consiglio pare abbia l ‘intenzione di inserire la riforma della giustizia civile nello “Sblocca Italia”, che ha il suo cuore nel riavvio dei cantieri. Che tra loro c’entrano come i cavoli a merenda. L’idea di farne un unico provvedimento che da una parte che prenderebbe  il volo per decreto, e dall’altra una legge delega che affidi all’esecutivo la stesura finale, con tanto di norme auto-applicative, secondo palazzo Chigi eviterebbe l’ostacolo dei defatiganti decreti attuativi. Sulla riforma della giustizia civile, malgrado le aperture dei giorni scorsi, sarà comunque difficile che Forza Italia si dica soddisfatta al punto da far convergere i propri voti con quelli della maggioranza.

    In attesa che questa complicata matassa si sbrogli, possiamo leggere, finalmente!, sul sito del Ministero della Giustizia, il testo della sentenza con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per il trattamento degradante inflitto a un detenuto. Il pronunciamento del tribunale di Strasburgo è dello scorso 1° luglio, e riguarda la maxi perquisizione degenerata in sevizie di massa nel carcere di Sassari nel lontano 2000. La pubblicazione e’ avvenuta in coincidenza, singolare, del Ferragosto, cioè quando per tradizione si svolgono manifestazioni organizzate dai radicali proprio per segnalare le voragini del sistema penitenziario. Per dire: il 15 di agosto una delegazione radicale, guidata da Marco Pannella, Rita Bernardini e Laura Arconti ha visitato in lungo e in largo il carcere romano di Rebibbia. Un “Satyagraha” culminato in uno sciopero della fame durato un mese e mezzo e interrotto dopo che il guardasigilli Andrea Orlando ha pubblicato i dati sul sovraffollamento. Un segnale di attenzione, che si unisce ad altri offerti di recente dal Ministro della Giustizia. In questa linea di maggiore vigilanza sul dramma delle carceri italiane sembra iscriversi anche la scelta di mettere on line questa sentenza con cui la Corte di Strasburgo punisce di nuovo Roma per i misfatti del suo sistema penitenziario. Stavolta si tratta di una vicenda molto datata, accompagnata a suo tempo da un notevole clamore: il cosiddetto maxi pestaggio del carcere di San Sebastiano a Sassari. Fatti che risalgono addirittura al 3 aprile del 2000.

    Quella vergogna riemerge in virtù della sentenza con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo accoglie il ricorso dell’allora detenuto Valentino Saba. Il quale non subì percosse, non fu tra le vittime del pestaggio vero e proprio, ma fu costretto a sfilare con gli occhi bassi tra due ali di guardie penitenzierie che lo insultavano, manganelli in pugno, mentre altri gli devastavano la cella e distruggevano i suoi effetti personali.

   Non fu tra gli episodi più gravi, accadde ben altro. Eppure la sentenza segna un nuovo punto di svolta: perché condanna l’Italia per violenze psicologiche, quindi più “sottili”, più difficili da dimostrare, ma altrettanto meritevoli di sanzione. Il risarcimento che lo Stato dovrà pagare a Saba è limitato: 15mila euro più altri 2mila per le spese legali. Resta irrisolto il problema: che fare, come farlo.

   Cristiana Chierchia, Segretario Generale della Ciisa Penitenziari ha le idee chiare: «Il trio vincente per uscire dalla crisi carceraria è: Amnistia, Indulto e libertà su cauzione…Noi della Ciisa Penitenziaria ne siamo sicuri e sempre più convinti, bisogna entrare in una nuova ottica e che il carcere deve essere l’ex-trema ratio alla quale il Giudice deve ricorrere quando non ha altre alternative. Bisogna, oltre alle misure alternative al carcere, dare la possibilità di previsione della libertà su cauzione, per reati non di impatto sociale devastanti, pagando una cauzione per conquistare l’assoluzione».

 «Le misure adottate dal Governo Renzi», dice  Chierchia, «sono provvedimenti tampone ed utili solo ed esclusivamente per il “momentum”, se non seguono riforme strutturali del sistema penitenziario e provvedimenti legislativi che mirino ad organizzare la Giustizia Italiana, non servono a nulla».

   Voci di “rivolta” circa l’attuale stato di cose si levano un po’ ovunque. Le condizioni di vita degradanti e inumane, è quanto di fatto ha riconosciuto in un suo provvedimento il magistrato di Sorveglianza di Palermo, in seguito al ricorso dell’Associazione nazionale forense, presieduta dall’avvocato Vito Pirrone, assieme al senatore Salvo Fleres.
   Il provvedimento del magistrato che riguarda 11 detenuti dell’istituto penitenziario palermitano “Pagliarelli”, censura non solo la direzione della casa circondariale, ma anche il provveditorato regionale e il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Adesso si dovranno adottare i provvedimenti più idonei per ripristinare le condizioni di vita che la stessa Corte di Straburgo in diverse sentenze ha riconosciuto come essenziali per una permanenza civile all’interno delle carceri.

   In particolare, le violazioni che il magistrato ha riscontrato riguardano il rispetto dello spazio vitale all’interno delle celle, il diritto di occuparne una con compagni non fumatori, il diritto a fruire di adeguati periodi di tempo fuori dalle celle e della cosiddetta socialità, il diritto all’uso adeguato di bagni e docce e tutto quello che riguarda la cura e la pulizia della persona.
Azioni che dovranno essere attuate nonostante quanto già fatto dallo stesso penitenziario e che il Magistrato ha riconosciuto, precisando che «non può negarsi che nonostante gli interventi organizzativi operati dall’amministrazione penitenziaria, le condizioni detentive denunciate dai reclamanti, contraddistinta da un endemico sovraffollamento e da un ambiente restrittivo deteriorato e fatiscente per carenza di interventi di manutenzione, integri una sostanziale compromissione dei diritti fondamentali del detenuto».
 

Ma chiudiamo con una notizia “in positivo”. Il video girato nel carcere di Pistoia sul primo giorno di permesso di un detenuto è stato scelto dal regista Gabriele Salvatores per l’esperimento di cinema collettivo “Italy in a Day” che, grazie ai contributi video dei cittadini, racconterà un giorno nella vita degli italiani e che sarà fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia. “Il film”, spiega una nota del provveditorato regionale per la Toscana, “vedrà come tessera rilevante il momento emotivamente significativo della prima giornata di libertà, in permesso, di un detenuto…una scelta che premia sia il regista sia la decisiva collaborazione dello staff della direzione della casa circondariale di Pistoia, dal direttore Tazio Bianchi agli educatori agli agenti di polizia penitenziaria ai detenuti, che hanno accompagnato l’iniziativa, fornendo informazioni sulle caratteristiche del contesto detentivo e territoriale e sulle problematiche della popolazione detenuta”.

 

 

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->