martedì, Aprile 20

Renzi promette il rilancio del Paese true

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Renzi governo

La legge elettorale passa definitivamente alla camera con 365 si, 156 no e 40 astenuti. Sulla carta i voti su cui il governo poteva contare (Pd, FI e Sc) erano 397. Tolti i deputati in missione, sono 13 gli assenti ingiustificati del Pd. Era l‘obiettivo più importante in assoluto del premier e per ottenerlo ha pagato un prezzo molto alto. Partito spaccato a metà e complotto evocato dallo stesso Matteo Renzi: «In questi giorni si è cercata un’operazione politica per dire che non controllavo il partito. Usando il voto segreto, qualcuno ha tentato la rivincita cercando di farmi fuori. E ha perso».

Dura la replica di Pierluigi Bersani: «A Renzi potrà apparire strano ma c’è gente che non sa che cosa significhi “complotto”». Anzi, aggiunge l’ex segretario «Renzi dovrebbe ringraziare i deputati che nonostante problemi molto seri e obiezioni hanno votato». Difesa debole quella dell’ex segretario visto che  l’emendamento sulla doppia preferenza è stato bocciato per soli 20 voti di scarto (cioè quelli dei sottosegretari e dei ministri accorsi in fretta e furia in Aula). Se non ci fossero stati i membri del governo, Renzi avrebbe avuto poco da ringraziare i suoi deputati perché la legge sarebbe saltata. In ogni caso Bersani garantisce che sulla sua lealtà «non si può discutere». Per Gianni Cuperlo, l’Italicum «non è ancora una buona legge, perché produrrebbe guai profondi alla nostra democrazia» e pertanto «occorre modificarlo al Senato» invitando Renzi a «evitare di parlare di complotti». Magari un sinonimo.

La legge comunque passa ora al Senato dove la maggioranza è molto più risicata ma non dove non è previsto il voto segreto e quindi chi ha intenzione di boicottare la legge sarà costretto a “metterci la faccia”. Il voto segreto potrebbe essere un deterrente non sufficiente a tenere serrati i ranghi visto che il disegno che ha in mente Matteo Renzi è mandare a casa per sempre gli stessi senatori.

Renzi comunque ha fretta di dimostrare al Paese che non vende solo fumo e oggi in conferenza stampa, al termine del Consiglio dei Ministri ha elencato tutti i provvedimenti a sostegno dell’economia che il suo governo intende adottare: riforme costituzionali, vendita auto blu, riduzione del cuneo fiscale per dieci miliardi più una serie di iniziative specifiche che saranno in grado di dare una scossa al sistema economico. 

Fra queste i fondi per l’edilizia scolastica («abbiamo alimentato a 3,5 miliardi di euro il plafond a cui attingere per Comuni e Province per le scuole») e lo sblocco «immediato e totale» dei fondi (68 miliardi entro luglio) per pagare i debiti delle pubbliche amministrazioni. Sempre a favore delle imprese saranno stanziati «500 milioni in più per combattere il credit crunch» (cioè la stretta del credito fatta dalle banche negli ultimi anni). Previsto anche un fondo per le imprese sociali (no profit) per altri 500 milioni («voglio incoraggiare il no profit creare posti di lavoro»). 

Questi ingenti aiuti alle imprese spiegano perchè il premier abbia utilizzato il taglio del cuneo fiscale per ridurre l’Irpef (e quindi aumentando il netto in busta paga) e non l’Irap. «Chi ha un reddito di 1500 euro al mese, dipendenti o co.co.co percepirà mille euro netti in più al mese» ha promesso il premier. Le coperture sono tutte garantite dalla spending review e «senza aumento di tassazione da un’altra parte» ha assicurato il premier mostrando grafici con le entrate previste. 

Vasto programma. Renzi sta rischiando grosso prendendosi questi impegni. Per mantenerli ha bisogno di un Pd che remi nella sua stessa direzione ma la tendenza del Pd al cannibalismo nei confronti dei propri leader ha sempre avuto la meglio in passato. 

 

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