lunedì, Aprile 19

"Renzi, ora arriva il difficile" field_506ffb1d3dbe2

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Donatella Albano Renzi Pd PSE

L’ingresso nel PSE segna il raggiungimento di un importante obiettivo che abbiamo perseguito per diversi anni, finalmente entriamo a far parte dei progressisti europei“. Così la senatrice Donatella Albano commenta l’entrata del Partito Democratico nella vasta famiglia del PSE. L’esponente del centrosinistra e membro della nona Commissione permanente (Agricoltura e Produzioni agroalimentari), si è soffermata, anche, sul vincolo di bilancio, al centro delle due ultime giornate del Presidente del Consiglio Matteo Renzi a Bruxelles per il vertice UE, sottolineando che “se si vuole scendere intorno al vincolo del 2,8% o oltre, come chiede Renzi, occorre concordarlo con tutti i Paesi europei“.

 

Come si prepara il suo Partito alle Europee? Non crede che si sta puntando troppo sulla figura di Matteo Renzi?

Il Partito Democratico sta continuando il proprio lavoro con serietà e metodo, le Europee sono un appuntamento importante verso il quale ci si sta dirigendo con il massimo impegno per poter rappresentare al meglio le istanze progressiste del nostro Paese. Non credo che il Partito si stia affidando unicamente all’immagine del Segretario e Premier Renzi, non dobbiamo dimenticare che i nostri europarlamentari hanno lavorato bene e i colleghi europei hanno di loro una buona opinione, sarebbe riduttivo affermare che, al pari del centrodestra, solo il leader funziona da “traino”.

Valuta positivamente l’entrata nel Pse? Cambierà qualcosa nel panorama europeo?

L’ingresso nel PSE segna il raggiungimento di un importante obiettivo che abbiamo perseguito per diversi anni, finalmente entriamo a far parte della famiglia dei progressisti europei, segnando l’intensificarsi della collaborazione per una politica europea maggiormente condivisa tra le forze di centrosinistra.

Quali sono i punti forti e quelli deboli di Matteo Renzi?

A mio avviso Renzi ha portato nelle case degli italiani un’immagine di freschezza, novità e diversità, non per niente in un periodo caratterizzato da una forte opinione contro le possibilità della politica è riuscito a vincere le primarie con una percentuale schiacciante sugli altri candidati alla Segreteria del Pd, ora però inizia il difficile, convincere tutti delle sue capacità di statista. Il suo punto debole potrebbe essere proprio la disinvoltura e la “fretta” con cui si sta relazionando con il Partito, che è composto da diverse personalità provenienti da storie politiche diverse con cui occorre avere una sensibilità maggiore, perché è grazie alla diversità che si alimenta il dibattito politico.

Secondo lei Renzi sta bluffando, o c’è qualcosa di vero nelle sue riforme? Non crede che alla fine non cambia nulla, poiché ha lo stesso Parlamento del Governo Letta?

Renzi ha compiuto se vogliamo un azzardo, si è assunto un’enorme responsabilità, ora però dobbiamo essere tutti uniti, dargli fiducia e collaborare, come ho detto prima il futuro e il bene dell’Italia viene prima delle diatribe di partito.

Qual è la riforma più urgente?

La riforma del 416 ter sul voto di scambio politico-mafioso e il taglio del cuneo fiscale sono le riforme più urgenti. Riguardo al primo siamo a buon punto dal momento che la modifica che prevede il reato di voto di scambio non solo in presenza di una contropartita in denaro ma anche in cambio di “altra utilità” è passata al Senato e attende il via libera della Camera dei Deputati, riguardo al taglio del cuneo fiscale il responsabile economia del Partito Democratico Filippo Taddei sta elaborando un piano e il Governo ha già messo in atto le prime misure, è un primo passo, ora attendiamo che con i tagli agli sprechi si possano finanziare tagli all’Irpef e all’Irap più sostanziosi in modo da rilanciare occupazione e investimenti.

Riuscirà Renzi a realizzare tutte queste riforme? Non crede che è una missione impossibile soprattutto per le scadenze che si è dato?

Come ho detto prima è da poco Premier e facciamo tutti il tifo per lui come lo abbiamo fatto prima per Letta, dobbiamo pensare al bene del Paese e collaborare, spero che ci riesca davvero.

Berlusconi: europee e non solo. Il destino di Berlusconi politico sta davvero concludendosi?

Il destino giudiziario di Berlusconi è unicamente di competenza della Magistratura, la quale deve operare nel pieno della serenità e dell’imparzialità, a noi politici compete il giudizio sulle responsabilità politiche di Berlusconi, che a mio avviso sono gravissime, a partire dalle leggi ad personam, continuando per le molte manovre finanziarie che, complice la crisi internazionale, non hanno fatto altro che impoverire il mondo dell’imprenditoria, la scuola, i servizi sociali, ma cosa peggiore, hanno in un certo senso privato gli italiani di una visione di un futuro migliore nel quale in lavoro è un valore fondamentale. A me interessa lavorare al meglio per il mio Paese, ascoltando il territorio e le persone, portando avanti le idee del Partito Democratico, questa è l’urgenza per l’Italia, non il destino di Berlusconi.

Italicum. Non crede che in caso di crisi sarebbe un disastro e confusione votare con due leggi diverse?

Non è la legge elettorale perfetta, spero che al Senato vengano messi i correttivi promessi e che si riesca a perfezionarla nel modo più condiviso possibile. Di sicuro il Paese ha bisogno di una legge che garantisca rappresentatività alla popolazione e governabilità al Paese, non dobbiamo più trovarci nella situazione del 2013.

Secondo lei il vincolo di bilancio del 3% va cambiato come dice il M5S, e come lo stesso Premier ha chiesto definendolo ‘anacronistico’, oppure bisogna rispettarlo senza opporsi?

Secondo me se si vuole scendere intorno al vincolo del 2,8% o oltre, come chiede Renzi, occorre concordarlo con tutti i Paesi europei, non solo perchè i Paesi dell’area mediterranea hanno difficoltà a rispettarlo. L’Italia è tra i padri fondatori dell’Unione Europea, non possiamo essere trattati da “bambini problematici” ne porci come tali. Un’Europa che cresce è un’Europa che cresce tutta insieme.

La scorsa settimana si è parlato molto delle quote rosa? Non sono umilianti per le donne?

In un Paese perfetto non si parlerebbe di “quote rosa” imposte per legge, ma questo, come molti altri, non lo è. La cultura sociopolitica italiana ha fatto passi da gigante negli ultimi 60 anni, non dimentichiamo che fino al 1945 le donne non godevano dell’elettorato attivo e si dovette aspettare l’anno successivo per il diritto all’elettorato passivo. Ma occorre ancora fare molta opera di sensibilizzazione presso l’opinione pubblica per smontare molti dei luoghi comuni che attribuiscono determinate capacità e possibilità all’uno o all’altro sesso, e forse, come nel caso dell’introduzione.

 

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