venerdì, Luglio 30

Renzi non sta cambiando proprio niente

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Corrado Passera è un manager di lungo corso prestato alla politica nel Governo guidato da Mario Monti nel 2012, dove ha potuto svolgere il suo ruolo di tecnico. E’ stato un anno difficile per l’Italia dove sono state adottate decisioni drastiche e impopolari. Corrado Passera, dopo quell’esperienza di Governo, prende una pausa di riflessione e sceglie una strada più lunga, in qualche modo, almeno nella sua ottica, ‘rivoluzionaria’, dando vita a Italia Unica.
Il nuovo soggetto politico nasce da un viaggio, iniziato il 14 giugno 2014, nel quale è stato possibile ascoltare la popolazione italiana. Sono trascorsi più di due mesi durante i quali sono state visitate le località italiane ed è stato possibile conoscere le reali esigenze dei cittadini. L’obiettivo di Italia Unica è quello di rendere compiuto il passaggio verso il bipolarismo italiano, organizzando la componente di elettorato, preminentemente attestata nel centro destra, che non si riconosce nel Partito democratico di Matteo Renzi e, più in generale, nella sinistra. Italia Unica vuole proporre soluzioni concrete che si ispirano a quegli ideali di libertà, democrazia, merito e solidarietà, alla base della storia italiana. Il nuovo movimento politico non vuole essere un partito ideologico poiché la sua presenza nel dibattito sociale è basata su un programma fortemente innovativo, non solo sul piano economico ma anche su quello sociale. Italia Unica si trasformerà in un vero partito con l’apertura di circa cento “porte” territoriali, per presentarsi alle prossime consultazioni elettorali. Il programma è ambizioso ma le resistenze italiane possono ostacolare il cammino di Italia Unica. Con Corrado Passera vogliamo comprendere alcuni aspetti peculiari delle azioni e degli obiettivi di Italia Unica, da mettere in campo per rilanciare il Paese.

Passera, come intervenire sull’architettura costituzionale dello Stato?
Facendo l’opposto di ciò che sta realizzando Matteo Renzi con l’avallo della finta opposizione di Forza Italia. Sono convinto che sia sufficiente una sola Camera composta da circa quattrocento membri. Il Senato deve essere abolito superando la finta riforma della strana coppia Renzi e Berlusconi, la quale sostiene di rivoluzionare il Paese ma non sta cambiando proprio niente. E’ utile puntare su un unico livello amministrativo tra Comune e Stato. Ciascun livello deve avere chiare responsabilità e proprie tasse. E’ necessario correggere veramente il Titolo V della Costituzione, per evitare la paralisi normativa che rende difficile qualsiasi attività: sanità, ambiente, energia, infrastrutture, turismo. Tutti questi settori devono avere regole comuni in tutta Italia. Propongo un Governo più semplice con una squadra snella formata da 11-12 ministri senza le attuali sovrapposizioni, con un ruolo più forte del Presidente del Consiglio.

Cambiano le politiche sociali e culturali con i nuovi paradigmi economici. Qual è il futuro del Paese nel terzo millennio?
Se non si fanno le riforme giuste per rimettere in moto la crescita sostenibile, c’è un futuro di povertà. Serve una crescita sostenibile socialmente (capace di riassorbire la disoccupazione patologica), finanziariamente (non più drogata dal debito), ambientalmente. L’attuale crisi non è ciclica bensì profonda. L’Italia deve ritrovare il suo ruolo nel mondo globalizzato e, anche grazie alla sua cultura, può essere uno dei Paesi che maggiormente è in grado di beneficiare della globalizzazione. Però servono sicura ambizione negli obiettivi, disponibilità a cambiamenti reali, grande politica che sappia coniugare competitività e coesione sociale. C’è bisogno di realizzare quei fondamentali interventi di breve e di medio periodo, capaci di creare consenso intorno a un modello italiano di sviluppo. Purtroppo, il Governo guidato da Matteo Renzi, non sta avendo né la visione sistemica, né il quadro corretto delle priorità per il Paese. Non è possibile, per fare un esempio, sprecare mesi sulle riforme istituzionali come legge elettorale, Senato e Province, producendo due nuovi testi pasticciati che non cambiano nulla di profondo. La priorità è la crescita che deve riguardare tutti i settori trainanti della nostra economia. Fare politica economica non significa sostituirsi alle imprese nelle loro scelte di investimento, ma creare le condizioni di competitività e di attrattività del sistema nel suo complesso. Prima di tutto riducendo il peso insopportabile di fisco e burocrazia. L’Italia deve tornare a essere un luogo in cui è facile e conveniente investire, sia per gli investitori interni sia per quelli esteri. E’ necessario e fondamentale aiutare i nuovi imprenditori come abbiamo dimostrato con la normativa per le startup innovative.

Quale riforma immagina per il Terzo Settore?
Uno dei pilastri fondamentali per lo sviluppo sostenibile del Paese è quello della coesione sociale, che tiene insieme tanti pezzi della società. Con una particolare attenzione al Terzo Settore perché sono convinto che il futuro della nostra società debba essere fondato saldamente su tre gambe: il privato profit, il privato non profit o low profit e il pubblico. Il no profit e il low profit rappresentano la strada concreta e praticabile per sottrarre molte competenze al pubblico, al fine di avere uno Stato più leggero lasciando maggiore spazio all’autorganizzazione delle comunità. Che è la tanto declamata ma poco realizzata sussidiarietà. Servono almeno due profondi interventi strutturali: conferire al Terzo Settore uno status chiaro e autonomo (oggi sul piano giuridico esistono di fatto solo il privato e il pubblico); approvare una nuova legge sull’impresa sociale che allarghi gli ambiti di attività a tutti i beni comuni, permettendo la raccolta di capitale anche se con precisi limiti sulla distribuzione di dividendi. Il 5 per mille deve essere devoluto completamente, senza limiti, alle organizzazioni a cui spetta, mentre il Servizio Civile deve diventare veramente universale, accogliendo chiunque desideri donare il proprio lavoro alla comunità. La revisione normativa dovrà essere trasversale, solida, non temporanea e non confinata in una nicchia. Una buona riforma del Terzo Settore non può prescindere da adeguate e stabili coperture finanziarie (purtroppo Renzi non ha ancora individuato – anche nella Legge di Stabilità il tema è ignorato – lasciando gli operatori del sociale innanzi a un grande sconcerto) e da aperture strutturali nel mondo della sanità, del lavoro, della scuola, dell’assistenza, delle nuove forme di previdenza e di ammortizzatori sociali, delle politiche di tutela e di valorizzazione dei beni ambientali e culturali. E’ proprio in questo scenario che la finanza d’impatto può avere un ruolo rilevante.

La burocrazia italiana è un serio problema per la crescita del Paese. Quali azioni adottare per risolvere il problema?
Uno dei principali campi d’azione che propongo è liberare famiglie e imprese dal peso soffocante della cattiva burocrazia, dall’ingerenza ingiustificata dei partiti e dall’odioso meccanismo delle raccomandazioni. Bisogna, però, riconoscere che il mondo della Pubblica Amministrazione contiene persone e professionalità di grande qualità. E’ populismo negare il valore dei dipendenti pubblici per attribuire alla burocrazia la responsabilità delle inefficienze italiane. Molto spesso le cattive performance derivano da regole e da strumentazioni inadeguate che vanno corrette. Le linee principali d’intervento proposte da Italia Unica per snellire la burocrazia prevedono la semplificazione dei livelli istituzionali e il chiarimento delle responsabilità per ciascun tipo di decisione; il passaggio, dove è possibile, da autorizzazioni ex ante a controlli ex post; la parificazione tra cittadini e imprese con la Pubblica Amministrazione (se il cittadino sbaglia paga ma se la Pubblica Amministrazione crea un danno con decisioni ingiustificate o ritardate, deve risarcire); la nomina e gli incarichi con criteri trasparenti e con l’anagrafe disponibile a tutti; il grande investimento finanziario nella tecnologia e nella formazione.

Il Sud d’Italia è un’importante area geografica, strategica per tutto il Paese. Se cresce il Meridione c’è una sicura influenza positiva nel resto delle regioni italiane. Può suggerire tre azioni fondamentali per riprendere la strada della crescita?
E’ arrivato il momento di realizzare azioni forti che portino a risolvere le problematiche di fondo del Sud d’Italia, eliminando l’approccio assistenzialista troppo fallimentare. Per prima cosa dobbiamo smettere di sprecare decine di miliardi di fondi strutturali che vengono dall’Europa, per concentrarli su pochi grandi progetti strategici. Prima di tutto bisogna collegare il Sud al Nord senza dimenticare l’Europa attraverso ferrovie adeguate, compreso il Mediterraneo mediante porti appropriati. Solo così la centralità geo-economica del nostro Meridione potrà realizzarsi concretamente nella logistica, nel turismo, nella sanità, nella formazione. Il Sud può crescere nei settori che valorizzano le sue caratteristiche naturali, storiche e culturali, senza tralasciare il comparto dell’agricoltura e dell’alimentare grazie alla sua conformazione, alla sua collocazione e alla sua tradizione e, naturalmente, sfruttando la forza del brand Italia. E’ necessario fare un salto di qualità per promuovere la distribuzione sui mercati internazionali. Il Sud può diventare il protagonista nel turismo mondiale solo se in ciascuna delle sue categorie si riuscirà a mettere a punto e a gestire una offerta turistica di qualità internazionale: oggi, in troppi casi, non è così. L’altra leva per un vero sviluppo dipende solo dai cittadini di quelle Regioni: darsi Amministrazioni locali all’altezza delle opportunità e dei problemi sempre più grandi.

Il suo modello economico per agevolare la crescita italiana cosa prevede?
Per rilanciare la crescita e l’occupazione propongo riforme profonde al fine di incrementare fortemente il potenziale del nostro Paese, compreso un fortissimo piano di stimolo all’economia per invertire tutti i trend negativi. E’ necessario mobilitare risorse per almeno 400 miliardi di euro da destinare a famiglie e imprese. Queste azioni sono possibili perché l’Italia dispone di un patrimonio pubblico di almeno 1.000 miliardi di euro. Si tratta di un tesoro non valorizzato che può essere determinante per affrontare i drammatici problemi del debito pubblico e del credito. E’ fondamentale realizzare subito alcuni interventi strategici. Le principali priorità: rimborsare gli almeno 100 miliardi di debiti commerciali scaduti della Pubblica Amministrazione; usare intelligentemente i fondi strutturali europei per favorire almeno 100 miliardi di investimenti in ricerca, innovazione e infrastrutture; facilitare almeno 100 miliardi di credito alle piccole e medie imprese attraverso il Fondo Centrale di Garanzia; mettere soldi in tasca ai lavoratori attraverso l’uso intelligente del Trattamento di Fine Rapporto e dei contratti di produttività; dimezzare le tasse sugli utili aziendali (Ires) e premiare fiscalmente le famiglie con figli. Per tutto ciò prevedo un programma preciso con modalità e tempi. Si può rimettere in moto l’economia nel rispetto degli accordi europei, rafforzando addirittura i conti pubblici italiani.

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