mercoledì, Maggio 12

Renzi: «Niente alibi»

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Niente alibi, sappiamo di dover fare le Riforme, lo ha detto il Presidente del Consiglio Matteo Renzi intervenendo ad un incontro sul semestre Ue al Senato. «Non vogliamo – ha dichiarato Renzi – trasformare l’Ue nel nostro alibi: sappiamo che dobbiamo fare le riforme che abbiano iniziato, abbiamo discusso in queste aule delle riforme, quella fiscale, Pa, del lavoro, giustizia civile, della scuola, oltre a quella costituzionale e elettorale. L’Italia sta cambiando e non ha paura cambiare».

Cambiare verso, oppure l’Unione Europea rischia, secondo Renzi «di diventare la cenerentola dei Paesi globali: il mondo corre, anche se un po’ più piano e l’Europa è in una fase di sostanziale stagnazione, a crescita quasi bloccata, senza la flessibilità, l’unione delle due Germanie non sarebbe stata possibile. Quella flessibilità richiesta dal 2003, fu approvata da un semestre italiano e consentì di violare quel limite del 3% in cui noi continuiamo a credere». Niente ragionieri, questa la richiesta di Matteo Renzi: «L’Unione europea non può diventare solo un terreno di scontro fra ragionieri che ragionano dello zero virgola ma deve diventare la casa della politica di tutti altrimenti nessuno avrà un futuro,  Il piano Juncker va nella direzione giusta come metodo, finalmente sottolinea la necessità di fare investimenti ma a nostro giudizio va rafforzato e incoraggiato: c’e’ ancora un po’ di timidezza nell’affrontare la sfida degli investimenti». Correre è il mantra: «L’Europa ha bisogno di correre inserendo una marcia maggiore: se noi stiamo fermi, gli altri non aspettano ,L’Italia è “fedele al Patto ma bisogna ricordarsi che ha un nome e un cognome: non si chiama solo Patto di stabilità, ma anche di crescita»

Segnali deboli, l’Europa è davanti a un bivio, lo ha detto il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan nell’aula del Senato  durante la 52esima riunione plenaria della Cosac, la Conferenza degli organi parlamentari specializzati negli affari dell’Unione dei parlamenti dell’Unione europea. «I segni di ripresa ci sono ma sono deboli. L’Europa è davanti a un bivio: o continuare a strisciare in un sentiero di crescita non sufficiente o deve prendere decisioni importanti per imboccare sentieri di crescita più sostenuti,  Il tema dell’occupazione e della crescita devono essere messi al centro del dibattito di politica economica, La necessità di avere la crescita in mente non è una novità ma è tornata ad essere al centro del dibattito per la carenza di crescita e di meccanismi di creazione del lavoro».

Scarsa sia domanda che offerta, il rischio per Padoan è la deflazione. «Oggi in Europa oggi c’è sia una carenza di domanda che una carenza di offerta. C’è un andamento molto preoccupante della dinamica dei prezzi che ci fa ballare pericolosamente sul sentiero della possibile deflazione che sarebbe un dato di ulteriore problematicità in una politica di creazione di posti di lavoro in Europa, ma c’è – ha precisato Padoan – anche una carenza di offerta, di reddito potenziale che segnala soprattutto una perdita di slancio nella capacità di investimento e innovazione nella politica europea – ha aggiunto – Quindi ci ritroviamo ad avere poca crescita della domanda, poca crescita dell’offerta e tutto ciò si traduce in una scarsissima capacità di creazione di posti di lavoro»

Puntare sugli investimenti, questa la proposta del Ministro dell’Economia: «Gli investimenti sono calati ovunque. Riprendere gli investimenti coglierebbe più di un obiettivo: innanzi tutto darebbe stimolo alla domanda; darebbe uno stimolo all’offerta; e permetterebbe di sfruttare le opportunità offerte da una politica di riforme strutturali diffuse».

Non arrivano buone notizie dall’Istat che rivede al ribasso la variazione tendenziale del Pil nel terzo trimestre 2014. Il prodotto interno lordo infatti,  corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è calato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% nei confronti del terzo trimestre del 2013. E’ da tre anni che il Pil è negativo, dal terzo trimestre del 2011 (-0,3% congiunturale). Solo nel terzo trimestre del 2013, su base congiunturale, il Pil ha fatto registrare una crescita zero e così anche nel primo trimestre di quest`anno. L’economia italiana, nel terzo trimestre di quest’anno, è tornata ai livelli dell’inizio del 2000, ossia di 14 anni fa.

I consumi sono a picco, così commentano Adusbef e Federconsumatori i dati sul Pil diffusi oggi dall’Istat. «Prosegue la lunga lista di dati negativi che fotografano il pessimo stato del nostro sistema economico. La domanda interna è al palo: nell’ultimo triennio i consumi delle famiglie sono diminuiti dal 10,7%, pari ad una contrazione sul mercato di oltre 78 miliardi di euro, siamo di fronte – continuano le associazioni – all’ennesima conferma di ciò che rivendichiamo da tempo: l’urgenza di una coraggiosa ed intraprendente azione tesa a restituire potere di acquisto alle famiglie e, la strada maestra per farlo, è un piano straordinario per il rilancio dell’occupazione. E’ ora di eliminare categoricamente da ogni disegno del Governo qualsiasi manovra che distolga risorse da tale scopo, sottolineano le associazioni ».

C’è grande incertezza sul futuro, questo il commento di Confcommercio dell’Ufficio Studi Confcommercio ai dati sul Pil diffusi oggi dall’Istat. «E’ l’ennesima conferma di una situazione ancora critica per l’economia italiana. Sebbene la dinamica dell’attività’ produttiva sia meno negativa rispetto a quanto registrato tra la fine del 2012 ed i primi mesi del 2013, non si scorge una sicura via d’uscita dalla recessione ormai triennale, infatti – scrive la Confcommercio  anche il modesto miglioramento registrato dai consumi, legato esclusivamente al recupero della domanda per beni durevoli, il cui livello è ancora inferiore del 24% rispetto alla fine del 2009, non sembra adeguato a sostenere una ripresa degli investimenti e dell’occupazione».

La trasformazione della recessione in stagnazione – conclude l’Ufficio Studi – «non può costituire motivo di soddisfazione per la situazione attuale, ne’spunto per una visione ottimistica del prossimo futuro». Il Giappone perde terreno, l’agenzia  Moody’s ha declassato il rating del Giappone, mettendo in guardia dalla crescente incertezza sulla sua situazione del debito, la cui incidenza sul Pil al 230% circa è la più elevata al mondo l’agenzia ha abbassato la valutazione sull’affidabilità creditizia dell’arcipelago a A1, un gradino in meno dal precedente Aa3.

Maglia nera per la Borsa di Milano che chiude a – 1,64%, bene lo spread che chiude a 129 punti .

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