domenica, Dicembre 5

Renzi naviga a vista, ma non affonda Le elezioni anticipate tutte le invocano ma nessuno le vuole

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Due paginoni pieni quelli che ‘Il Corriere della Sera’ ha riservato, ieri, a Matteo Renzi; e il Presidente del Consiglio non delude, parla di tutto, unioni civili, immigrazione, tasse, rapporto con la Germania, Medio Oriente. Ma per quanto si tratti di questioni serissime, sono ‘contorno’. A Renzi quello che ora interessa è lanciare messaggi sulla riforma del Senato: il ‘Vietnam’, come si dice dall’inizio dell’estate, e che molti si augurano si trasformi in una vera e propria Caporetto. Renzi sprizza ottimismo, fino a parer arrogante: «Se vogliamo fare una forzatura sul testo, i numeri ci sono, come sempre ci sono stati». Da dove deriva tanta sicumèra? Dai ‘sicuri’ voti che gli assicura il gruppo guidato dall’ex forzista Denis Verdini, sufficienti a pareggiare quelli mancanti (secondo gli annunci) della minoranza interna del Partito Democratico? E non ha paura, Renzi, di dover pagare un pesante pedaggio in cambio di questo sostegno?
La risposta renziana ha una sua indubbia logica: se la minoranza del PD non si imbarazza di far fronte con la Lega di Matteo Salvini, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e gli ‘azzurri’ di Silvio Berlusconi, perché mai lui dovrebbe preoccuparsi della compagnia di Verdini? «Il gruppo di Verdini ha già votato le riforme al primo giro. Dovrei chiedergli: scusa Verdini, stavolta puoi votare contro se no quelli della mia minoranza ci rimangono male?».
Sul tavolo c’è anche la riforma del codice penale. A Berlusconi sta molto a cuore; se su questo si raggiunge un’intesa, perché sul piatto non può esser gettata anche la riforma del Senato? Già, perché mai? A la guerre comme à la guerre.
Poi, senza necessariamente aver letto Tito Livio, ecco che si ricorda della leggenda degli Orazi e dei Curiazi, quando, durante il regno di Tullio Ostilio, Roma si trova impegna in una lunga guerra con la vicina Albalonga. La questione viene risolta con un duello che oppone tre fratelli a tre fratelli; morti due Orazi, il sopravvissuto consapevole di non poter affrontare contemporaneamente tre avversari, fa in modo che si dividano, li affronta uno alla volta e li sconfigge. Renzi divide la minoranza PD, che già di per sé non è coesa; e lo fa nel modo più semplice: quelli come Pierluigi Bersani o Vannino Chiti o Miguel Gotor che già ora sanno di non aver più ulteriori prospettive parlamentari, vengono lasciati dire e fare quello che vogliono; altri, come Cesare Damiano o Francesco Boccia, che invece possono nutrire ancora il sogno di un’altra legislatura, ecco su quelli si concentra la blandizie; e a un crescente numero di parlamentari del gruppo di SEL che non sono disposti a seguire Nichi Vendola nella nebulosa di una Tsipras italica di incerto destino. Ecco, dunque, che assieme al bastone Renzi agita la carota: «Una soluzione si può trovare. Non abbiamo mai fatto le barricate su nulla, se non sul principio di superare il bicameralismo paritario: vedremo. Basta che non sia la scusa per ricominciare sempre da capo». Comunque non si deve essere così ingenui da pensare che nei calcoli e nei ragionamenti di tanti parlamentari non ci sia anche preoccupazioni diciamo così ‘personali’: per un buon terzo, forse anche più, degli attuali parlamentari questa è l’ultima legislatura; poi cambia tutto. E’ umano, umanissimo, che non vogliano tornare a casa anzitempo…
E’ Luca Lotti che si incarica, per conto di Renzi, di fare la parte del poliziotto cattivo; agita, appunto, la possibilità di un tutti a casa, se il Governo dovesse soccombere. In politica tutto può accadere, e a forza di saltellare sul filo, anche il più abile trapezista alla fine cade; nessuno, però, ignora che le elezioni anticipate vedrebbero tre vincitori: il Movimento 5 Stelle, la salviniana Lega; e il trionfo delle astensioni e delle schede bianche.
Comunque la prerogativa dello scioglimento delle Camere spetta al Capo dello Stato. Che Sergio Mattarella voglia inaugurare il suo primo compleanno al Quirinale con una crisi di Governo ed elezioni antipate è cosa che un po’ tutti si sentono di escludere; inoltre ci sono molte questioni aperte che non consentono questo lusso: l’imminente Anno Santo, che dovrà essere gestito anche da palazzo Chigi e dal Viminale; la questione delle centinaia di migliaia di rifugiati, con le implicazioni in Italia e fuori dall’Italia che questo fenomeno epocale comporta; la legge di stabilità, le tasse…
No, per mille ragioni, le elezioni anticipate non fanno comodo a nessuno.
Renzi, dunque, può, in caso di rovescio, prendere la via del Quirinale, quasi sicuro di uscirne con in tasca un secondo mandato; anche l’ipotizzato incarico per un Governo ‘istituzionale’ al Presidente del Senato Piero Grasso è durato lo spazio di poche ore. In politica tutto è possibile, ma ci sono pur sempre dei limiti.

E’ una situazione incartata; non è forte l’Esecutivo, e l’alternativa all’Esecutivo è inesistente.
Una situazione che dà spazio alla fantapolitica; pensate che per quanto Berlusconi lanci proclami di riscossa, il centro-destra appare diviso, incerto, frantumato; e il bellicoso Matteo Salvini, per quanto abile nel far leva alla ‘pancia’ di un’opinione pubblica disorientata alla fine gira come una vite spanata. Non pago di aver in qualche modo ricucito con BerlusconiSiamo una coppia perfetta»), tenta approcci con i sodali di Grillo: «Se c’è accordo sulle cose da fare, fra chi è all’opposizione, l’invito a collaborare lo rivolgo a tutti, Grillo compreso». Si può dare torto a Berlusconi che ai suoi più stretti collaboratori confida che «di quel Matteo lì, non mi fido»? Ed ecco il perché delle affannose e multiple trattative: seguaci di Angelino Alfano che giocano sul tavolo del PD e di Forza Italia; Forza Italia che ‘flirta’ con Lega, Fratelli d’Italia; PD che ammicca a sinistra e a settori delusi del berlusconismo che fu …

Ci sono, sì, delle elezioni a cui un po’ tutti si preparano, quella tornata amministrativa del 2016, con Milano in testa. La scelta dei candidati credibili, in grado di vincere la diffidenza di un’opinione pubblica disamorata è impresa difficile sia per il centro destra che per il centro sinistra. I settimanali sondaggi demoscopici commissionati da palazzo Chigi e da Berlusconi non lasciano spazio ad ottimismi. Il partito largamente maggioritario è quello composto da chi, chiamato a scegliere se buttar giù dalla torre il bianco o il nero, sceglie di buttar giù la torre, così da liberarsi da entrambi. Non è bello, ma questo è.

 

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