venerdì, Luglio 30

Renzi, Montezemolo e quelli che credono nel cavallo field_506ffbaa4a8d4

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«Credo nel cavallo» diceva Guglielmo II a inizio secolo (scorso), autorevolmente sanzionando che «quello dell’automobile è un fenomeno temporaneo». I fatti, che sono creature testarde come già sosteneva John Adams secondo Presidente degli Stati Uniti Facts are stubborn things»), hanno preso come noto tutt’altra direzione. Qui da noi passano i secoli, gli anni e se li conti anche i minuti, ma sono in molti a continuare a credere nella prevalenza del cavallo, quale che sia il ‘cavallo’ nel reciproco ambito di competenza. Ed a confidare che l’’automobile’, nel senso di novità di cose e cambiamenti, possa essere solo un fenomeno temporaneo, rapidamente passeggero. Che quanto sta avvenendo di novità politica tra Spagna, Grecia, Gran Bretagna ed ora anche Stati Uniti, che la stessa ‘rivoluzione francescana’ di Francesco così come il globale ciclone di trasparenza anche a livello finanziario, insomma che tutto questo possa essere un fenomeno momentaneo. Circoscritto o almeno circoscrivibile.

Così Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, due che prendiamo come simbolo per tutti, continuano a confidare nel cavallo. A credere che sarà anche vero che «si possono ingannare tutti per qualche tempo, qualcuno per sempre, impossibile ingannare tutti per sempre» come spiegava Thomas Jefferson immediato successore di Adams (nostro ‘ispiratore’ già su L’Indro, ‘Strapaese delle meraviglie .2 Cosa abbiamo fatto per meritarceli‘ del 31 luglio 2015). Può anche essere davvero così, ma tanto per continuare a comandare potrebbe essere sufficiente riscuotere il consenso di un numero ridotto di persone, mica necessariamente di tutti. Deve pensarla a questo modo anche Luca Cordero di Montezemolo che slalomeggia tra i paletti dei cosiddetti ‘Panama Papers’ che svelano una grande, ma piccola, parte della gigantesca evasione fiscale planetaria, con coinvolgimento di statisti, industriali, sportivi e dirigenti d’ogni area e genere. In Islanda il premier (conservatore) Sigmundur Gunnlaugsson, coinvolto nei depositi offshore, ha gettato la spugna presentando le dimissioni: dopo avere escluso ogni dibattito al proposito, quindi minacciato di sciogliere il locale Parlamento, infine ‘stoppato’ dal Capo dello Stato. Altrove si rincorre ed affronta la situazione, qua si rimuove e via.

Allargando gli orizzonti, il ‘cavallo’ sembra arrancare in tutti i campi. Anche in un fenomeno ‘pop’, si fa per dire, come ‘L’isola dei famosi’ approdata su Canale 5, che vede Simona Ventura cacciata con percentuali semibulgare nella sfida contro un ‘ragazzetto’ spagnolo. «Il televoto dimostra che non basta mettere in campo frotte di vip per ribaltare un risultato. La gente fa come je pare» scrive il giornalista ‘leggero’ (ma non troppo) Franco Bagnasco, parlando di «un caso di scuola mediatico. A cavallo tra internet e tv, tra vecchi e nuovi media. Non sono bastati i ‘30 anni di carriera’, non è bastata la ricca pattuglia di vip e amici degli amici, neppure gli endorsement di alcuni più o meno noti blogger o parainfluencer del web (evidentemente più che influenza soltanto un raffreddorino). L’aggressiva Capitana di Ventura è andata sotto di parecchio perché l’ha voluto la gente, capace di decidere da sé». E’ difficile trovare più perfetta metafora e calzante prospettiva per tutto il comparto politicoeconomico. Indebitamente, ma molto inerentemente, vi leghiamo le frasi di Renzi nel suo ultimo (ma certo non ultimo) attacco alla magistratura causato dallo scandalo ‘Petroli e dintorni’. Secondo il magistrato Salvatore Colella, Presidente della sezione Basilicata dell’Anm «parole inopportune perché arrivano in un momento molto delicato dell’inchiesta, con un intervento ‘a gamba tesa’. Insinuazioni viziate da un interesse di parte, inconsistenti perché smentite da un pesante verdetto di condanna contro i vertici della Total». Al settore appartiene pure lo ‘screzio’ sempre più duro in corso tra Palazzo Chigi e la Santa Sede, tanto più dopo che il segretario della Conferenza Episcopale Italiana, Nunzio Galantino, si è di fatto schierato a favore del Sì al referendum sulle trivelle. Un pugno nello stomaco per il Governo, che anche in questo caso spera di attraversare in maniera indolore la tempesta.

Abbiamo rappresentato una ‘fotografia’ dell’attuale grande fritto misto di politica, economia, finanza, spettacolo in cui siamo immersi. Che ha alla base però un inquietante comun denominatore, lo stesso posto a fondamento della fiduciosa ottusità di quel ‘povero’ Guglielmo II che fu l’ultimo Imperatore tedesco, sino alla fine della Prima Guerra Mondiale. Pochi anni ancora e dopo di lui venne Adolf Hitler. Vedi che a credere troppo tignosamente nel cavallo…

 

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