mercoledì, Aprile 14

"Renzi, l'uomo giusto per il cambiamento" true

0

Silvia Costa Renzi

“Io sono la persona che nelle ultime primarie ha votato Matteo Renzi, e credo che abbia quel coraggio ed empatia con i problemi reali del Paese. Così senza mezzi termini commenta Silvia Costa, europarlamentare del Partito Democratico, che giudica in modo più che positivo, l’attuale Presidente del Consiglio. L’ex sottosegretaria al Ministero dell’Università, Ricerca Scientifica e Tecnologica nel Governo Ciampi ha espresso anche, un suo giudizio sull’entrata del Pd nel Pse. “Personalmente avrei preferito, invece di entrare nel Pse in questo modo, fare un’operazione analoga quella fatta nel Parlamento Europeo: costruire un gruppo che si chiama Socialisti & Democratici“.

 

Come valuta questo Governo con Matteo Renzi alla guida?

Io sono la persona che nelle ultime primarie ha votato Matteo Renzi, e credo che abbia quel coraggio ed empatia con i problemi reali del Paese. Vuole essere libero e produrre dei cambiamenti che già da tempo ci auspichiamo di fare. Inoltre, è giusto che la nuova generazione si possa esprimere, può anche sbagliare, ma almeno lo faccia per generosità e guardando avanti. Credo che avendo il Paese con la più alta disoccupazione giovanile, una persona giovane possa capire questo problema, forse più di noi. Però mi auguro anche che abbia l’umiltà e la capacità di fare squadra, ascoltare e tener conto delle riforme positive fatte dagli altri, compreso Enrico Letta.

Daniel Cohn-Bendit, nei giorni scorsi, ha detto che certo Renzi è un rivoluzionario, ma non si capisce se di destra o di sinistra. Il dubbio per primi, c’è da dire, che lo avevamo avuto noi italiani. Secondo lei che razza di rivoluzionario è Renzi? di destra o di sinistra?

Le categorie di destra e sinistra esistono, ma ho sempre pensato ad una cultura politica riformista ma  non marxista, di centrosinistra ad ispirazione cristiana e mi auguro che lui sappia interpretare anche questa cultura riformista. Penso che Matteo Renzi possa disorientare sia la destra, ma anche la sinistra, rispetto ad alcune retoriche di fondo. Quindi è spiazzante anche per Daniel Cohn-Bendit.

E, se invece, Renzi fosse solo il frutto di questa fase storica dove le vecchie categorie di destra e sinistra sono saltate?

Ritengo che in Europa vedo ben definite le categorie di riformisti-europeisti e conservatori-nazionalisti. Talvolta non passa così nettamente tra le famiglie politiche, poiché c’è una quota di democratici che sono più conservatori, e la quota di riformisti-cattolici. Però Renzi è sicuramente, anche come generazione, più che figlio, nipote del superamento di certe categorie rigide e spero che sia capace di interpretare sempre e comunque i valori. 

Cosa pensa sull’entrata del Pd nel Pse?

Personalmente avrei preferito, invece di entrare nel Pse in questo modo, fare un’operazione analoga, quella fatta nel Parlamento Europeo: costruire un gruppo che si chiama Socialisti & Democratici, in cui le diverse culture riformiste possono convivere senza diventare assimilate. Infatti, noi siamo nel gruppo come Pd italiano, e non come socialisti. Spero che questa possibilità di autonomia, dialogo e confronto, anche mettendo in discussione alcune categorie del socialismo Europeo, possono avere dignità di rappresentanza.    

Dopo l’adesione, i popolari del partito hanno rotto con Gianni Cuperlo perché “non si sentono più rappresentati”. Cosa ne pensa?

I popolari avevano votato Cuperlo e quindi giustamente di questa troppo veloce, e non così motivata, adesione si sono risentiti con lui. Io personalmente ritengo che dobbiamo lavorare insieme, non solo i cattolici-democratici, ma tutti coloro che hanno qualcosa da dire, perché il dialogo dentro questa nuova famiglia politica preveda pari diritto di parola.

I cattolici hanno perso anche l’ultima ‘casa’ (appartamento, forse mansarda) che era rimasta loro con il PD di Bersani e Letta?

Noi cattolici siamo in tanti nel Pd, e molti negli elettori, e di questo anche l’attuale dirigenza deve tenerne conto. Non è ne una minoranza, ne un pensiero staccato, ma è un’idea politica che confluisce nel Pd a parità con le altre tradizioni culturali. Il problema è che si rischia di perdere, non è tanto il numero di cattolici nel Pd, ma una presenza come cattolici-democratici che fanno parte di una storia.  

Come valuta le parole di Franco Marini, il quale ha dichiarato «Giusto quel si al Pse, non si vive nel passato. Morire socialdemocratici è una fine nobile»?

Io vorrei vivere da democratica…

Avremo un’Europa più unita e decisa con l’entrata del Pd nel Pse?

L’aspetto positivo di far parte di questa famiglia non mi sfugge affatto, ma oggi i partiti candidati alle Europee che avranno le loro liste, dovranno anche schierarsi rispetto ai presidenti delle commissioni. È normale che se siamo una famiglia politica si è più uniti, ma io sono sicura che avremmo avuto la stessa forza facendo un’alleanza stretta. Spero che dopo le elezioni si chiarirà lo statuto, e il modo di stare insieme all’interno, in modo da mantenere la fisionomia del Pd.

Secondo lei il Pd è entrato nel Pse a causa della crisi irreversibile delle ideologie?

In Europa la famiglia dei socialisti-democratici è diventata più europeista di prima, perché la storia dell’europeismo non ha visto spesso tutti socialisti-europeisti, e per questo oggi lo notiamo di più. Mentre il Partito Popolare trovate alcune eccezioni, avendo inglobato varie categorie, anche gli ex fascisti italiani, è diventato più Liberal che europeista. La fase in cui, l’unica parola era “rigore”, “austerità”, sacrificando modelli importantissimi come quello sociale Europeo, in Parlamento chi ha più richiamato la Commissione su questo tema siamo stati noi. Quindi non vedo contraddizioni, invece in altri temi più sensibili ho trovato difficoltà sulla mediazione. Per questo voglio avere il diritto, come membro del Pd, che ha una carta dei valori e un programma definito, di poter essere sempre coerente con quelle che sono le mie convinzioni.

Da qui a qualche anno come vede l’Unione Europea? Un insieme di Stati stile USA, oppure una forma più centralistica?

Io sono a favore di una visione che è quella degli Stati Uniti d’Europa, però c’è ancora da costruire molto. Mi accontenterei già se nella prossima legislatura si parlasse di tre temi: difesa comune Europea, maggiore integrazione di mercato comune aperto, e infine crescita e sviluppo.

Come valuta l’Europa in termini burocratici? Secondo lei ha ragione Renzi quando dice che «Bisogna mettere un’anima nell’Europa della burocrazia»? E: quale anima mettere?

Ci vorrebbe l’anima dei fondatori. Quella che ha legittimato tre elementi: premio Nobel per la pace, senza solidarietà ed euro non c’è l’Europa, e infine l’anima significa anche che ci deve essere la parte del potere dei diritti umani e la loro promozione, riconoscimento dello spazio libertà e opportunità Europeo. 

Fra pochi mesi inizia un nuovo semestre europeo presieduto dall’Italia. Secondo lei su cosa bisognerà accelerare maggiormente?

Grande battaglia che si torni ad un metodo comunitario delle decisioni, rielaborazione dell’unione bancaria, e definizione di un Governo economico dell’Europa. Inoltre la sfida sulle risorse proprie e spero ci sia anche un forte coinvolgimento dell’Italia, poiché nel patrimonio culturale Europeo, diventi una grande ricchezza e risorsa per lo sviluppo sostenibile. 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->