domenica, Maggio 9

Renzi, l’ultimo giapponese del Pd

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Come i soldati nipponici rimasti isolati nelle isole del Pacifico alla fine della Seconda Guerra Mondiale, anche Matteo Renzi, dal Giappone, dove si trova in visita ufficiale, prova a lottare strenuamente per tenere unito il Partito Democratico spaccato dal dibattito sulle Riforme e dalla drammatica e sempreverde questione meridionale. Una missione che al momento appare impossibile, con il Segretario, cattolico e centrista, stretto nella morsa formata dai VietDem (così ‘Repubblica’ e Pippo Civati chiamano la Sinistra Pd) e dai Governatori delle Regioni del Sud, tutti del Pd ma nessuno renziano. Se poi ci si mette anche lo scrittore Roberto Saviano a fare la voce grossa, si prospettano tempi duri per il mago di Rignano. La prima resa dei conti dovrebbe svolgersi nella direzione del partito fissata per il 7 agosto, con il Sud come principale ordine del giorno.

Al via oggi il rimborso-truffa di soli 4 mld per i pensionati ‘rapinati’ dai tagli decisi dal governo Monti e dichiarati incostituzionali dalla Consulta. Giorgia Meloni commenta: «Renzi si rivende il bottino come se fosse una mancia». E, a proposito di Corte Costituzionale, peloso e unanime cordoglio dell’intero arco costituzionale per la morte del presidente emerito Giovanni Conso, tristemente famoso per non aver rinnovato, da ministro della Giustizia nel 1993, il 41bis a 140 mafiosi. Renzi sceglie Antonio Campo Dall’Orto, fondatore di MTV, come Direttore Generale della Rai. Il M5S chiede una commissione di inchiesta sulla corruzione nella Sanità e denuncia in conferenza stampa la «porcata di agosto» del dl Enti Locali (voto di fiducia fissato per domani) con cui il governo vorrebbe smembrare il Sistema sanitario nazionale per consegnarlo nelle mani dei privati. Dopo il blitz antimafia delle forze dell’ordine in Sicilia, ‘Serpico’ Renzi non perde occasione per farsi pubblicità: «Avanti tutta per andare finalmente a catturare anche Matteo Messina Denaro».

La direzione Pd del 7 agosto, convocata in fretta e furia sabato scorso da Matteo Renzi sull’onda emotiva dei drammatici dati economici e sociali relativi al Sud Italia forniti dall’Associazione Svimez, rischia di diventare la zappa sui piedi del segretario-premier. «Vogliamo fare un coordinamento delle Regioni del Sud per trattare con Palazzo Chigi», minacciava ieri il Masaniello dei governatori meridionali, il pugliese Michele Emiliano, che ha già ufficializzato la sua presenza il 7 in direzione, così come gli scomodi colleghi Vincenzo De Luca (Campania), Mario Oliverio (Calabria) e Rosario Crocetta (Sicilia). La difesa d’ufficio di Matteo è stata abbastanza blanda. «Basta piagnistei: rimbocchiamoci le maniche», ha provato ad alzare la voce da Tokyo il premier, «l’Italia, lo dicono i dati, è ripartita. È vero che il Sud cresce di meno e sicuramente il governo deve fare di più ma basta piangersi addosso». Un sussurro che ha dato coraggio persino al pavido Roberto Speranza, leader in pectore della disastrata minoranza bersaniana, dettosi certo che «le parole non bastano, e neppure la convocazione della direzione Dem. Serve una netta sterzata dell’azione di governo, perché la situazione del mezzogiorno è intollerabile e ci sono ancora da spendere 12 miliardi della passata programmazione 2007-2013». La parola ‘piagnisteo’ non è evidentemente piaciuta a Roberto Saviano che, sabato, aveva vergato una lettera di fuoco pubblicata da ‘Repubblica’ («Per il Sud Renzi non ha fatto nulla, lo ammetta», aveva scritto) e, oggi, risponde per le rime con un tweet alla battuta renziana. «Mi addolora che raccontare la tragica situazione del Sud Italia sia così facilmente definito ‘piagnisteo’», cinguetta l’autore di Gomorra.

Con queste premesse, era logico aspettarsi che Renzi oggi potesse perdere la testa, anzi, il controllo della lingua. «Vorrei sfidare la mia gente, il mio Paese», straparla infatti dall’Università della capitale nipponica, «potrà sembrare arrogante, perché migliorare il passato in Italia e Giappone è molto difficile, ma Leonardo diceva che è triste quel discepolo che non sorpassa il maestro». Una sparata che non ‘sembra arrogante’, ma che lo è a tutti gli effetti. A dare manforte ai sogni renziani ci pensa la ministra dello Sviluppo Economico Federica Guidi. «Per il Sud serve un piano da almeno 70, 80 miliardi di euro sulle nuove infrastrutture», dice senza ridere la Guidi, «una cifra poderosa, il fulcro di un modello di rilancio. I grandi investimenti che muovono Pil e posti di lavoro sono la condizione per creare quel substrato che serve oggi in qualunque economia moderna evoluta». Una supercazzola prematurata alla Tognazzi che serve a coprire il Nulla fatto da questo e dai precedenti governi per risolvere la questione meridionale. Funghi allucinogeni, invece, per il governatore piddino della Basilicata Marcello Pittella, desideroso di istituire un «ministero per il Mezzogiorno», che si rivelerebbe l’ennesimo carrozzone clientelare mangiasoldi. Ma, a rinfrescare le idee al confuso premier, ci pensa ancora uno scatenato Emiliano che, dalle colonne de ‘La Stampa’, ricorda a tutti che è «arrivato il momento di pensare al Sud con uno sforzo corale. Nessuno può immaginare di uscire dalla crisi economica perdendo un pezzo dell’Italia che cresce meno della Grecia, a rischio di sottosviluppo permanente. Nessuno pensi che la direzione del partito serva a liquidare il problema: deve servire invece a innescarlo».

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