mercoledì, Settembre 29

Renzi, l’orbo nel Paese dei ciechi

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Ora è vero che nei prossimi giorni Renzi avrà parecchi dossier sulla scrivania da ‘evadere’. Non tanto le primarie -i suoi candidati, Roberto Giachetti e Valeria Valente, l’hanno spuntata. Su quel fronte casca sempre in piedi. Piuttosto è la pasticciata gestione della crisi libica, che gli può procurare qualche problema: la sua non è smania di protagonismo; è dover tutelare interessi concreti, gli impianti petroliferi dell’ENI innanzitutto. La Libia divisa in tre, e territorio di scorribanda di ogni tipo di sceiccato tribale è una situazione che fa gioco a tanti; e in quel gioco l’Italia ha solo da rimetterci. E’ un quotidiano dover danzare su un tappeto fatto di uova, senza avere l’esperienza l’astuzia felina e cardinalizia di un Giulio Andreotti, un terreno disseminato da mille trappole, dove falso e vero si intrecciano in un labirinto di specchi deformanti e nulla è quello che sembra. Sono tanti gli ‘attori’ in Libia: Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito, Israele; e ognuno gioca una sua partita, diversa e concorrenziale rispetto agli altri; l’Italia non ha amici, su questo fronte; mai come in questi giorni è chiamata a una politica di potenza senza averne la vocazione, l’esperienza, la capacità e neppure un embrione di visione.

C’è poi il fronte dell’economia. L’Europa questa settimana batterà cassa per l’ennesima volta, bruscamente ci riporterà con i piedi per terra, ricordandoci con la durezza di cui sono capaci gli euroburocrati nordici, che molti dei nostri ottimismi sono fondati sull’argilla. Vero che i dati di gennaio sull’occupazione dicono di un incremento di occupati, e giustificano una cautissima speranza per quel che riguarda la congiuntura economica del nostro Paese. Gli analisti assicurano che il ritmo di formazione dei posti di lavoro è di qualche punto superiore a quelli che si prevedeva in base all’evoluzione del PIL. Le cifre dicono che nel 2015, per la prima volta dal 2011, la dinamica del PIL non è inferiore a quella dell’occupazione. Traduzione: la produttività per addetto è sostanzialmente ferma: non cresce, non diminuisce.
Una cattiva notizia, questa staticità? Sì per altri Paesi, perché altrove la produttività del lavoro tendenzialmente deve crescere anno dopo anno. L’Italia, però, è uno dei pochi Paesi del mondo sviluppato dove la produttività del lavoro finora diminuiva. Che sia stabile, ‘ferma’, viene considerato positivo. Siamo a questo. Va bene (al momento, certo), perché si smette di andare male… Come interrompere la lunga stagione del ristagno che accompagna questo Paese da più di quindici anni. E’ questa la madre delle questioni che campeggia nell’agenda di Renzi, la vera sfida che è chiamato a giocare; è su questo terreno che potrà un giorno dire di aver vinto o perso la sua partita.

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