domenica, Aprile 11

Renzi, l’orbo nel Paese dei ciechi

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Dunque: un signore di età più che matura, professionalmente più che affermato, un pomeriggio di tiepido marzo passeggia per le vie del centro di Roma, vede un gazebo, fa per avvicinarsi incuriosito, si ferma… Che accade? Una bella ragazza, potrebbe essere la figlia, scocca un’occhiataccia; il più che maturo signore si blocca, paralizzato. «Non posso avvicinarmi al vostro banchetto», si lasca sfuggire. «Sono di un altro partito». Il più che maturo signore, raccontano le cronache, si chiama Silvio Berlusconi; la bella ragazza è la sua fidanzata Francesca Pascale; è lei che scocca l’occhiataccia paralizzante.

Ecco: questa immagine è forse la più plastica e vera rappresentazione di quello che accade nel campo del centro-destra. Il leader non si avvicina al banchetto della Lega di Matteo Salvini, che fino a prova del contrario è organizzazione politica ‘amica’ e alleata del suo partito. Il ‘niet’ senza bisogno di spiegazione, viene dall’occhiataccia della fidanzata. Si capisce, vero, perché il centro-destra, nel suo complesso e nelle sue singole componenti, è in avanzato stato di liquefazione, un iceberg che si è avventurato in acque equatoriali e ora ne paga le conseguenze? Matteo Salvini, col suo esser rozzo e tranchant, è l’unico trainante nel suo campo; e questo è tutto dire. Berlusconi perde vistosamente pezzi e non può che essere così: ascoltatelo, ormai il suo dire è un disco rotto, non c’è nulla di quel vitalismo e di quella spinta innovativa che incarnava, e su cui era fondata buona parte del suo successo.

All’Italia berlusconiana manca laforza‘, l’offerta politica, neppure l’ombra di una novità. A quell’elettorato di centro-destra che non si rassegna alle sponde offerte da un opaco Angelino Alfano e da un troppo pragmatico Denis Verdini, e che soprattutto non se la sente di approdare ai lidi del Partito Democratico sia pure nella versione light di Matteo Renzi, c’è solo di che restare affacciati alla finestra.
In Francia, in Regno Unito, in Germania, questo elettorato ha un’alternativa. Magari per un momento cede alle scempiaggini di un Front National di Marine Le Pen, o all’Indipendence Party di Nigel Farage; poi però, quando si arriva al dunque, ecco che converge disciplinato e mogio sui repubblicani di Nicholas Sarkozy, sui conservatori di David Cameron, sui democristiani di Angela Merkel.
In Italia? In Italia manca una destra credibile che sia alternativa al populismo demagogico e forsennato di Salvini; manca una destra di governo, c’è solo una maionese impazzita. Milioni di elettori sono di fatto privi di rappresentanza. Rifugiarsi nel Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio? Loro per primi lavorano per il loro insuccesso.
E’ evidente che in questo contesto di sbandamento e di generale obnubilamento il vantaggio resta in chi tiene banco e distribuisce le carte.
In una situazione di incertezza e timore chi ha la ricetta credibile per migliorare le condizioni del Paese? Non Grillo, non Berlusoni, e figuriamoci Salvini o Giorgia MeloniPer una sorta di rassegnazione ecco che si continua a dar credito a Renzi e al Ministro Pier Carlo Padoan, che non ha certo l’appeal di Maria Elena Boschi, ma neppure l’ingombrante genitore.

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