martedì, Luglio 27

Renzi, la fine della sinistra 'tradizionale' field_506ffb1d3dbe2

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Luciano Violante Renzi

Matteo Renzi, neo Presidente del Consiglio, sarà presto all’opera, intanto, appare fiducioso dopo il burrascoso inizio e il tour de force di due giorni, impegnativi e tesi, caratterizzati dalle consultazioni per la formazione del nuovo Governo, terminati con tre incontri: con la delegazione di Forza Italia, il colloquio con i capigruppo del Partito Democratico e il ‘match’ trasmesso in streaming con Beppe Grillo. Sabato verrà sciolta la riserva e lunedì via con la fiducia. «Dopo un giorno e mezzo molto tosto di incontri dialoghi, approfondimenti programmatici sono decisamente convinto che ci siano le condizioni per fare un ottimo lavoro» ha affermato il Premier dopo le consultazioni. Ha ribadito più volte che le sue parole d’ordine sono: scelte radicali e velocità, per uscire dal pantano. Sarà sicuramente alta la tentazione di ricominciare a decretare d’urgenza, già nel giro della prima settimana, con provvedimenti catenaccio, come è accaduto con i Governi precedenti con Silvio Berlusconi nel 2008, Mario Monti nel 2011 ed Enrico Letta l’anno scorso.

Renzi ha spiegato che il suo obiettivo principale sarà quello di realizzare una riforma al mese. A marzo verrà affrontato come priorità assoluta il mondo del lavoro, tra aprile e maggio fisco e pubblica amministrazione, infine, occorre delineare le tematiche legate all’amministrazione della giustizia. Per evitare il fallimento del suo predecessore occorre una nuova strategia di Governo, un quadro di soluzioni organiche e da questo punto di vista fondamentale sarà riuscire a mantenere un contatto continuo e costante con i cittadini, rivolgendosi a tutti e non solo ad una cerchia, dovrà essere importante il legame della comunicazione, del consenso quanto più ampio e genuino possibile.

Abbiamo fatto il punto della situazione con Luciano Violante, ex Presidente della Camera dei Deputati nonché uno dei dieci saggi per le riforme nominati dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

 

Presidente Violante, Matteo Renzi è il nuovo Presidente del Consiglio, dopo il ‘licenziamento’ di Enrico Letta. Sarà il più giovane Presidente del Consiglio della storia repubblicana italiana. Come vede questo momento politico?

Ci sono molti interrogativi ancora da sciogliere, bisogna vedere come sarà delineato il Governo e cominciare a vedere l’operatività dal quarto mese in poi. I primi tre mesi per qualunque Governo sono sempre buoni. Da giugno/luglio si comincerà a capire anche perché il programma mi sembra molto ambizioso nel fare una riforma al mese. Momentaneamente un giudizio serio credo debba essere sospeso.

L’ex rottamatore si è presentato lungo il corso della sua carriera come una persona del popolo e ora senza voto popolare è il nuovo Premier. Un controsenso? E perché, secondo Lei, Renzi ha preso la decisione di rischiare tanto?

Quando si sono svolte le primarie gli antagonisti di Renzi affermarono chiaramente che in quel momento non si stava votando per il Segretario del partito ma per il Presidente del Consiglio. Renzi ha smentito in un primo momento ma poi si è visto che avevano ragione loro. Ha deciso di rischiare in primis per un dato caratteriale e perché si è reso conto che non poteva stare fuori per un anno e mezzo, si era ritagliato un ruolo di critico che, onestamente non poteva durare a lungo e quindi essendosi ritagliato quel ruolo era inevitabile che avrebbe scelto quella strada. Dall’altro canto con il Governo Letta la situazione politica negli ultimi due/tre mesi da settembre in poi si è un pò inaridita: innanzitutto l’errore più grave compiuto da Letta è stato quello di non presentare subito le riforme, aveva costituito una Commissione, aveva i testi già preparati, ha atteso che si chiarisse la situazione all’interno del Partito ma si è chiarita a suo danno.

Quali saranno le difficoltà in termini procedurali che il Governo di Renzi e la ‘fretta’ di Renzi dovranno superare?

Dovrà misurarsi con la complessità della vita politica e parlamentare. Governare un Paese è molto complesso soprattutto perché a livello comunale esperienza dalla quale proviene Renzi, non si avverte il peso delle relazioni europee per questo motivo non è una dimensione alla quale è momentaneamente abituato. Essendo una persona sveglia immagino si abituerà rapidamente.

 «Non c’è un’idea, è avventurismo: siamo agli slogan» ha detto l’ex Ministro Fabrizio Barca nella oramai famosa telefonata a ‘La Zanzara’. Più o meno sottovoce lo dicono in molti, molti esponenti della sinistra, ma non solo, anche molti osservatori al di sopra delle parti. Le chiedo: Lei vede idee  -e quali?- o avventurismo e giovanilismo?

Non so se ci siano delle idee ci sono senz’altro degli obiettivi.

Idee a parte, c’è un problema di strutture e procedure. Il nuovo Premier ha dichiarato di voler attuare una riforma al mese. Il Parlamento riuscirà mai stargli dietro?

Io credo che gli obiettivi, riformare il bicameralismo, fare la legge elettorale, riforma del lavoro, fisco e pubblica amministrazione siano obiettivi importanti e giusti da condividere bisognerà vedere nella pratica.

La legge elettorale andrà avanti?

La riforma elettorale doveva esser già fatta, cosi come è strutturata è una riforma che ‘non sta in piedi’, occorre analizzarla attentamente e rivedere due punti molto discutibili dal punto di vista costituzionale: quello relativo alla pluralità delle candidature che la Corte ha indirettamente escluso e il secondo punto che grava sui piccoli partiti che rimangono al di sotto della soglia, i quali partecipano alla vittoria della coalizione ma non prendono nessun seggio.

Presidente, durante il Suo mandato parlamentare, con la Sua riforma inerente il Regolamento della Camera dei Deputati, la Sua azione politica si è da subito caratterizzata per la comprensione profonda dell’assetto politico. Oggi i regolamenti, le procedure parlamentari sono adeguate al momento che stiamo attraversando?

Alla Camera dei deputati si sta lavorando da questo punto di vista. Bisogna delineare tuttavia un punto importante: occorre che ci sia stabilità. Durante la Prima Repubblica i Governi duravano, in media, un anno, nella Seconda Repubblica un anno e quattro mesi; la differenza tra le due fasi storiche è che mentre nella prima c’era una stabilità di linea politica, ora nel momento che stiamo attraversando ad ogni cambio di governo c’è un cambio di linea politica e questo rende gli interlocutori internazionali, gli imprenditori, gli investitori molto incerti sul futuro.

Al di là delle riforme istituzionali di fondo. Quale riforma necessita il Regolamento che è alla base del lavoro dei parlamentari?

Una riforma che riguardi il meccanismo della produzione legislativa, nel senso che occorre incentivare maggiormente le possibilità di sedi legislative e in un secondo momento concedere al Presidente della Camera il potere di scindere i provvedimenti, le norme eterogenee per evitare provvedimenti nei quali c’è di tutto e laddove ci siano materie eterogenee il Presidente deve avere la possibilità di attuare uno stralcio.

Presidente, ma Renzi è di sinistra per davvero? Voglio dire: questa è la nuova sinistra, quella della fase storica che stiamo attraversando? E se si, allora che sinistra sarà quella dei prossimi anni?

Credo che sappiamo ancora troppo poco per collocare Renzi nell’arco politico, certamente il suo ingresso nella scena politica segna la fine di quella sinistra presente precedentemente. Se questa sarà una nuova sinistra saranno i fatti a dimostrarlo. Al momento non c’è un impostazione teorica e per questo occorre guardare la prassi.

A sinistra del PD che cosa c’è, se Renzi è la sinistra di oggi? Vendola, piuttosto che Ferrero hanno già perso il treno del futuro allora?

Analizzerei il quadro da una prospettiva principale. In quella sinistra, come in tutta la sinistra italiana c’è un difetto di impostazione teorica, nel senso che i grandi schemi teorici presenti nel secolo scorso non ci sono più: oggi il conflitto non è più tra classi sociali ma tra chi vive di lavoro e chi vive di rendite e questo tipo di conflitto non è esaminato a fondo dalla sinistra. Questo punto l’ha capito chi lavora, a Treviso il primo maggio scorso hanno sfilato insieme lavoratori e imprenditori. Questo fatto rappresenta un segno e mi stupisce che non ci sia una riflessione sul cambio di conflitto, perché una volta definito, occorre collocarsi all’interno da un verso oppure dall’altro e iniziare ad elaborare uno schema politico. Ho l’impressione che se non ci sia un conflitto non ci sia una collocazione. Inoltre, noto che nella realtà odierna vige l’idea che tutto debba essere narcotizzato e sterilizzato: ciò è sbagliato perché sotto la crostata della narcotizzazione si muovono movimenti che si agitano scompostamente come il M5S di Grillo.

Oltre ai possibili problemi all’interno della maggioranza, lo stesso Pd è spesso in fibrillazione come dimostrano gli ultimi casi di cronaca politica. Il Pd rimarrà vittima delle fratture che lo dividono o è destinato a superare sé stesso per sopravvivere?    

Non credo ci siano rischi da questo punto di vista, credo che di fondo ci sia una educazione che insegni a convivere insieme. Dall’altra parte oggi non c’è una via d’uscita politica significativa.

Una sinistra ‘diversamente sinistra’ la sta esprimendo anche il Sindacato, basti guardare quanto sta accadendo all’interno della CGIL. Cosa ne pensa?

Dal mio punto di vista si tratta di una continuità con l’antica sinistra.

Segnali di una sinistra sempre meno riconoscibile dall’alto dei vecchi cannoni di quello che ritenevamo di sinistra ci pare si stia profilando anche fuori dall’Italia, per esempio in alcuni Paesi dell’America Latina. Secondo lei?

Nei Paesi dell’America Latina vedo principalmente un’opposizione al Governo. In genere si etichetta come sinistra tutto ciò che va contro chi governa e ciò non è sempre corretto ed essendo venuti meno dei grandi parametri ideali prima di dare dei giudizi occorre sempre analizzare, come nel caso italiano, da che parte si muovono le forze politiche rispetto al conflitto presente in quei Paesi e in quel determinato momento storico.

 

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