lunedì, Settembre 27

Renzi, la buccia di banana ‘Alfano’

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La figura del ‘faccendiere’ era identificata  nell’immaginario comune a volti e nomi collegati alle politica italiana dei primi anni ottanta, ma recentemente questa parola è riemersa nitidamente dalle pagine della storia per ricollocarsi nell’attualità. A far parlare di se in questi giorni è proprio un faccendiere di quelli che molti definirebbero apparente ad una nuova a generazione, tale signor Raffaele Pizza, fratello di Giuseppe Pizza nuovo segretario della Dc, arrestato ieri nell’ambito dell’inchiesta ‘Labirinto’ coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto Stefano Roco Fava, che vede indagate 50 persone in un giro di mazzette in cui sarebbe coinvolto anche il parlamentare di Area Popolare, Antonio Marotta. Ma la figura chiave resta quella di Raffaele, detto ‘Lino’, che dal suo ufficio di Via in Lucina, poco distante da Montecitorio, operava «Sfruttando i legami stabili con influenti uomini politici, spesso titolari di altissime cariche istituzionali» come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giuseppina Guglielmo e che lo ha condotto a Regina Coeli. Uno scenario che nella serata di ieri ha scatenato un terremoto ancor più grande all’interno della politica parlamentare, che se già mormorava per l’iscrizione nel registro degli indagati di Marotta ha alzato il livello dei toni quando è sputando fuori il nome del Ministro degli Interni, Angelino Alfano. Il leader di Nuovo Centro Destra sarebbe stato nominato da Pizza durante una telefonata avvenuta il 9 Gennaio 2015 tra il suo collaboratore Davide Tedeschi e lo stesso Pizza, dove quest’ultimo riteneva, secondo quanto annotato dal nucleo operativo delle Fiamme Gialle, di «aver facilitato, grazie ai suoi rapporti con l’ex amministratore Massimo Sarmi, l’assunzione del fratello del ministro in una società del Gruppo Poste». «Angelino lo considero una persona perbene un amico… se gli posso dare una mano… mi ha chiamato il fratello per farmi gli auguri… tu devi sapere che lui come massimo poteva avere 170.000 euro… no… io gli ho fatto avere 160.000. Tant’è che Sarmi stesso glie l’ha detto ad Angelino: io ho tolto 10.000 euro d’accordo con Lino (il soprannome di Pizza, ndr), per poi evitare. Adesso va dicendo che la colpa è la mia, che l’ho fottuto perché non gli ho fatto dare i 170.000 euro… cioè gliel’ho pure spiegato… poi te li facciamo recuperare… sai come si dice ogni volta… stai attento… però il motivo che non arriviamo a 170 è per evitare che poi dice cazzo te danno fino all’ultima lira. Diecimila euro magari te li recuperi diversamente» diceva appunto ‘Lino’ a Tedeschi. Alfano visibilmente alterato ha oggi parlato alla stampa della situazione, spiegando che «Siamo di fronte al ri-uso politico degli scarti di un’inchiesta giudiziaria» afferma «ciò che i magistrati hanno studiato, ritenendolo non idoneo a coinvolgermi in alcun modo, viene usato per fini esclusivamente politici. Le intercettazioni non riguardano me, bensì terze e quarte persone che parlano di me. Persone, peraltro, che non vedo e non sento da anni». Ma dal web non si risparmiano e Alessandro Di Battista del Movimento 5 Stelle ha commentato la delicata situazione attraverso il suo profilo di Twitter: «Ministro Alfano lei ha il dovere di fornire spiegazioni al Parlamento e all’opinione pubblica intera!». 

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