mercoledì, Aprile 14

Renzi, Italia riparta dopo 20 anni di pausa field_506ffb1d3dbe2

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Giornata carica di impegni per il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, in mattinata a Rimini presenzia al meeting di Comunione e Liberazione, nel pomeriggio a Pesaro al teatro Rossini: il Premier traccia il bilancio dell’attività di Governo e traccia le linee per il futuro, auspicando la ripartenza dopo 20 anni di immobilismo dovuti a berlusconismo e antiberlusconismo. Voto di scambio mafioso, la commissione Antimafia lancia la proposta di una nuova legge di interpretazione sul 416 ter.

«C’è una grande possibilità che si apre per l’Italia, essere terra di opportunità e non di rimpianti». Il Premier Matteo Renzi apre così il suo intervento al meeting di Comunione e Liberazione di Rimini. «Del sud dell’Europa si è fatto un racconto macchietti stico e parziale, solo come luogo di negatività e disperazione», l’Europa avrebbe perso tempo, «forse vent’anni», nel considerare il Mediterraneo «come frontiera» anziché «cuore dell’Ue. Si è guardato in direzione strabica». Sul terrorismo, «ci costringe alla logica dei muri. Non potendo farci morire come vogliono loro cercano di farci vivere come vogliono loro, nella paura». Allarmismo che non cambierà la visione delle politiche di respingimento, «non cederemo mai al messaggio che vuol fare diventare l’Italia la terra della paura, possiamo anche perdere tre voti: non è buonismo ma umanità, secoli di umanità. Prima salviamo le vite». Nella sua visione geopolitica, Renzi intende allargare i confini dell’Europa guardando anche alla globalizzazione, «pensare di costruire l’Europa contro la Russia è un errore tragico. Le radici culturali che ci legano sono superiori alle cose che ci dividono. Non è un fatto economico». Oltre i confini continentali, «l’Africa è strategica per la globalizzazione e questa è un grande asset per il nostro Paese», quindi non un «nemico, l’incubo, il problema».

Dai problemi internazionali a quelli interni, «l’Italia in questi 20 anni ha trasformato la seconda repubblica in una rissa permanente ideologica che ha smarrito il bene comune e mentre il mondo correva è rimasta ferma in discussioni sterili. Il berlusconismo e l’antiberlusconismo hanno fatto mettere il tasto pausa alla politica». Le cose dovranno muoversi, «le riforme a cui stiamo lavorando sono un corso accelerato per rimettere l’Italia in pari». Solo l’inizio però, «non sarà semplicemente con le riforme che l’Italia ritroverà la propria identità». Dal Jobs Act alla Buona Scuola, dalla responsabilità civile dei magistrati, alla riorganizzazione della pubblica amministrazione fino alla legge elettorale, la finalità è far «giocare un ruolo nell’Europa che cambia ma a condizione che sia essa stessa a cambiare». «Dicono che se non c’è elezione diretta dei senatori è a rischio la democrazia», prosegue Renzi, «non è che devi votare tante volte, quello è il telegatto. Moltiplicando le poltrone si fanno contenti quei politici, non gli elettori».

«Renzi chiacchierone e incapace, cagnolino della Merkel», replica il leader della Lega Matteo Salvini nella polemica a distanza con il Premier. «Dopo 18 mesi con lui e le sue amiche al Governo sono aumentate le tasse e la disoccupazione e l’immigrazione è fuori controllo. Sono pronto a un confronto pubblico, anche domani, con Renzi. Chissà se accetterà o continuerà a insultare e scappare?» Il Segretario del Carroccio dà appuntamento a novembre, giorni 6,7 e 8, per lo sciopero contro Renzi, non tarda la risposta del primo Ministro: «sono vent’anni che stanno bloccando l’Italia, altro che bloccare l’Italia a novembre».

Nel pomeriggio il trasferimento di Renzi a Pesaro, al teatro Rossini, dove ha pensato di lanciare il tour «100 teatri» per «vedere insieme se le cose che stiamo facendo sono davvero cose che stanno sconvolgendo le persone o come tutti i politici che stanno nei palazzi stiamo perdendo freschezza ed entusiasmo». Renzi è tornato ancora una volta sui provvedimenti dell’Esecutivo, «gli 80 euro rimarranno per sempre e non solo per un periodo», poi le previsioni per il futuro. «Dobbiamo ridurre i permessi sindacali, semplificare il sistema per rendere l’Italia un pochino più semplice di quello che è stata. C’è l’idea che il Governo abbassa le tasse solo per il consenso e c’è un pregiudizio: chi fa il Premier è solo per garantirsi un proprio futuro. Noi siamo abituati ai politici che stanno per generazioni ed invece noi dopo due mandati lasceremo. L’Italia ha bisogno di ridurre il carico fiscale e mantenere certo il livello di sociale».

In quest’ottica rientra la riduzione dei corpi di forze dell’ordine, «cinque sono troppi. Hanno gradi di professionalità e grandi esperienze ma vanno ridotte. Il corpo forestale non sarà più un organo autonomo ma, mantenendo le stesse competenze, sarà dentro i Carabinieri». Respinte al mittente le polemiche sulla crescita del Pil, «ad agosto ho visto grandi polemiche sul Pil che cresce poco, per mesi siamo stati in una situazione di difficoltà e ora che torna a crescere i giornali dicono ‘cresce poco’. Chiaro che lo 0,5% non basta, ma guardando, i numeri stanno cambiando». In più «dal 2016 via Tasi e Imu per tutti, non è possibile continuare questo giocattolino dove la tassa sulla prima casa l’abbiamo messa e tolta, messa e tolta. Dal 2017 ci possiamo concentrare sull’Ires, la tassa sulle imprese, portandola al 24%». Quindi una risposta anche al possibile ostruzionismo dei prossimi mesi, «ci portano mezzo milione di emendamenti? Una risata li seppellirà. Te hai la tigna? Ma noi ce l’abbiamo più di te. Non ci facciamo bloccare dallo spauracchio degli emendamenti». Nessun dubbio sulla tenuta della legislatura, «da qui ai prossimi due anni e mezzo nessuna elezione in vista».

E proiettato verso l’autunno di riforme, all’opposizione, c’è anche il MoVimento 5 Stelle, che accusa il Governo di voler «riformare la Costituzione a colpi di violazione della Carta stessa. Se queste sono le intenzioni, allora si preparino ad un autunno di fuoco», dichiarano il capogruppo M5S in Senato Gianluca Castaldi e i componenti della I Commissione Giovanni Endrizzi, Vito Crimi e Nicola Morra. «Puntiamo sull’elettività diretta del Senato e sul dimezzamento del numero dei deputati, sul potenziamento delle funzioni del nuovo Senato e sui referendum consultivi, propositivi e di indirizzo per riequilibrare lo strapotere che questa riforma, insieme alla legge elettorale, conferisce al Governo e aumentare lo spazio partecipativo dei cittadini. Serve tutto ciò che Renzi non è in grado o non vuole fare: misure di sostegno delle famiglie, come il reddito di cittadinanza, e delle piccole e medie imprese, interventi volti a ridurre la pressione fiscale, riattivare l’economia reale e accrescere l’inclusione sociale».

Critiche anche dal capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta. «Renzi dopo la pausa estiva è apparso più presuntuoso e inconcludente di sempre. È l’uomo senza identità. È stato scelto al primarie del Partito Democratico e non ha detto una sola cosa di sinistra. Ha trattato la sua minoranza interna e le opposizioni come un unico fronte di mentecatti che confonde la democrazia con i telegatti. Disprezza destra e sinistra, chiude la porta in faccia a berlusconismo e antiberlusconismo, ma ora arriva lui, il Demiurgo, e salva l’Italia. Di certo un uomo così è un pericolo serio per tutti».

Commissione Antimafia che intanto, su proposta del relatore Davide Mattiello (Pd) cercherà di predisporre una legge di interpretazione autentica sul 416 ter, il reato di voto di scambio politico mafioso, che dall’approvazione nell’aprile 2014 ha provocato discussione nelle aule dei tribunali. «Sul nuovo 416 ter bisogna fare chiarezza», dice Mattiello, «lo Stato non può permettersi tentennamenti su una materia così delicata». Sotto analisi c’è l’interpretazione del terzo comma del 416 bis, su cui va chiarito che il reato è commesso quando le parti si accordano e chi riceve la promessa di voti ha coscienza di accordarsi con un mafioso. «La legge del 2014», continua Mattiello, «ha segnato un deciso passo avanti nella possibilità di applicare la norma».

 

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