lunedì, Maggio 10

Renzi: inevitabilmente a tutta velocità Correre e ricattare: l’unico modo per inchiodare gli autori del disastro italiano, una classe politica non più credibile

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In questo fine settimana ho ascoltato e letto cose anche interessanti e importanti. La versione che Stefano Rodotà da è indubbiamente interessante, ma l’uomo raramente ha detto cose non sensate o peggio stupidaggini. Ma non si tratta solo di Stefano Rodotà, ci sono diverse buone teste che stanno dicendo cose di assoluto buon senso, tutte sullo stesso punto.

C’è una tabella di marcia troppo serrata, non c’è tempo per riflettere e il rischio si fare sciocchezze è elevato. Vero. La riforma delle Provincie. per esempio, c’è chi dice che non porterà ad un vero risparmio. La riforma del Senato meglio che i senatori siano eletti e via dicendo, ci sono tutta una serie di osservazioni e critiche e ce n’è per tutti i gusti. Per chi ama i numeri Francesco Giavazzi e Alberto Alesina su ‘Il Corriere della Sera’ dicono chiaramente quanto coraggio serve e quali numeri sono da raggiungere. Sempre su ‘Il Corriere della SeraAntonio Polito fa la sua analisi politica, ma si può poi andare da Nicola Porro su ‘Il Giornale’ con la sua sferzata a Forza Italia. Insomma ce né per tutti i gusti su giornali e TV.

Al netto di tutto questo arcobaleno di considerazioni la questione che si pone è riducibile a quello a cui prima ho fatto cenno. Matteo Renzi sta imponendo una tabella di marcia serrata che sembra appunto troppo serrata, non c’è tempo per riflettere in modo adeguato e questo dicono gli osservatori, così si rischia di fare davvero qualche sciocchezza. Ridotto all’osso quello che si dice è che Renzi deve rallentare perché solo così sarà possibile diminuire la probabilità della scemenze e aumentare la probabilità delle cose fatte bene e con criterio.

Dunque ridotto all’osso il discorso è di velocità, e va detto ad onor del vero che il problema di velocità c’è tutto. Sono ben convinto, per esempio, che la riforma delle Provincie così come è stata fatta non sia proprio il massimo.

Riducendo tutto a una questione di velocità, però, non si coglie con sufficiente chiarezza il motivo per cui Matteo Renzi ha preso questa strada estrema. Dico che è estrema perché le sue affermazioni lo sono. Ha detto chiaramente che se non possa la riforma del Senato se ne va a casa e sembrerebbe intenzionato a farlo, non fosse altro perché gli converrebbe davvero in termini di consensi. Potrebbe, infatti, dire che lui se ne è andato perché ha vinto ancora una volta la paura del cambiamento e sarebbe un linguaggio ben comprensibile.

Quello su cui vale la pena di soffermarsi è la ragione di questa scelta sulla velocità, una scelta che privilegia il fare sul parlare. Il motivo di questa scelta non è di lana caprina e consiste in un giudizio disarmante sull’attuale classe politica.

Se oggi siamo messi così male in Italia è perché i politici drogati d’adesso, asfissiati dalla necessità assoluta di un consenso immediato, negli ultimi vent’anni non hanno fatto le riforme che dovevano fare e hanno creato quella che nel gergo giornalistico è diventata lapalude’, la melma o anche l’immobilismo. Ma è anche peggio di così. Oltre a questa prigione totalizzante del consenso immediato c’è anche il fatto che le poche riforme tentate, come la ‘riforma Fornero’, hanno creato danni a molte persone, vedi gli esodati. Quindi, non si tratta solo di immobilismo, ma anche di cose fatte male.

Diamo ancora fiducia a questi eletti? Ci fidiamo ancora di loro? Gli diamo l’ultima possibilità? Questa è la vera posta in gioco.

 

Restando nella metafora della velocità le possibilità sono due. Teniamo il piede pigiato sull’acceleratore o rallentiamo? Se rimaniamo in accelerazione, leviamo alla politica la sua più grande arma produci pantano che è la discussione. Senza la discussione ci sono solo scelte da fare. Voti o non voti la norma così com’è? Se invece rallentiamo, allora si crea spazio per la discussione e il voto viene spostato perché nella discussione non si è ancora raggiunto un accordo.

Queste sono le vere ragioni della scelta di mantenere l’andatura. Questa classe politica, questi eletti non sono credibili. Hanno avuto tanti anni per lavorare e hanno drammaticamente fallito. Non ci si può fidare, bisogna tenerli a stecca, bisogna ricattarli dicendogli o così o pomì’ e loro devono fare la loro scelta.

Quello che è davvero in ballo, con tutta evidenza, è, dunque, un giudizio breve e smaliziato su quelli che oggi sono gli eletti, e il giudizio è che si tratta di persone drogate d’adesso, che sono spaventate dalla perdita del consenso e delle quali non è più possibile fidarsi per le cose serie.

Matteo Renzi fa, dunque, bene ad andare avanti alla sua velocità, non perché le sue riforme siano sicuramente buone, anzi, sono sicuramente sbagliate per tanti versi e le critiche di Stefano Rodotà sono tutte corrette. Diminuire la velocità significherebbe dare di nuovo il potere a coloro che sono i primi responsabili dell’immobilismo che ci ha portati alla tragica situazione di oggi. Renzi, dunque, deve andare avanti con il suo metodo ricattatorio, perché oggi come oggi non c’è un’alternativa, o meglio, l’unica alternativa sarebbero le elezioni politiche, che però non è davvero il caso di tenere a pochi mesi dal nostro semestre europeo.

Enrico Letta, proprio perché è un brav’uomo, non avrebbe mai avuto la forza mentale e fisica per fare una scelta così cinica e pratica. Se avesse continuato a stare al Governo avrebbe mantenuto la sua bassa velocità e non si sarebbe combinato nulla.

 

Certo la domanda sorge spontanea? Ce la può fare Matteo Renzi?

Direi di sì, e per alcune buone ragioni. La prima è, appunto, la mancanza di un’alternativa pratica. Non c’è nessun’altro in questo momento che potrebbe fare quello che sta facendo Renzi. Solo lui, con la sua alchimia data da età, doti personali, comunicazione mediatica, consenso elettorale anche se solo alle primarie, solo lui può ricattare una intera classe politica e restare vivo.

Non c’è alternativa a lui anche perché questo è il gioco del cerino, per cui, chi perde rimane con in mano il fiammifero e viene bruciato; e Renzi è l’unico che oggi può perdere e vincere lo stesso. Andandosene via si scuoterebbe la polvere dalle scarpe e direbbe, ‘vedete?! ci ho provato, e me lo hanno impedito’ e la gente lo seguirebbe.

Nessun’altro, in questo momento, ha un leader così forte, quindi mancano proprio le alternative. Difficile pensare che alle elezioni europee vada sotto al 30%, considerata dagli analisti la soglia salva vita politica. Quindi ce la può fare. Poi ci sarebbe subito il semestre europeo di prova, e nessuno lo toccherebbe, e finito quello si può ben andare a votare.

Si tratta, dunque, anche della debolezza altrui, non c’è dubbio.

 

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