sabato, Maggio 15

Renzi in Sud America: follow the money Pensando al referendum di primavera, con il fastidio di conti, Amministrative, Giubileo, minoranza PD

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Non si tratta di noccioline; e anche se il Presidente del Consiglio sfoggia sorrisi a sessantaquattro pollici, strette di mano e pacche a più non posso, il viaggio che lo porta in mezzo Sud America -Cile, Perù, Colombia, Cuba- è fatto di cose concrete: dossier che prevedono accordi commerciali e di cooperazione per oltre due miliardi di euro. In questo tour sud americano quello che conta è il ‘seguito’: costituito da dirigenti e rappresentanti di ENI e di ENEL, di Finmeccanica, di esponenti di Confindustria e Sace; l’agenda è fitta di incontri e colloqui con leader delle business community di quei Paesi. Poi, si certo, il ‘tuffo’ nelle storiche comunità di emigrati italiani, le photo-opportunity, i colloqui bilaterali; ma per comprendere il senso di questo viaggio, come quasi sempre, torna utile il vecchio suggerimento: ‘follow the money’.

Prendiamo il Cile: l’interscambio commerciale con l’Italia, nel 2014, ammonta a circa 2,1 miliardi di euro. Per favorire l’export italiano ecco un accordo con Banco de Chile e un altro sulla doppia imposizione per agevolare gli investimenti reciproci. In Perù Matteo Renzi si toglie la soddisfazione di dare un’occhiata al sito archeologico del Machu Picchu; ma soprattutto visita i cantieri di aziende italiane che operano in quel Paese. E’ lontano il Perù, ma le distanze diventano nulla se si tiene presente che il Paese è tra i principali produttori di rame, argento, piombo, zinco, oro; un export che oscilla sui 381 milioni di euro dà il senso della missione italiana. Stesso discorso per la Colombia: le esportazioni italiane registrano un aumento del 17,4 per cento: più o meno 718 milioni di euro, ma si può fare di più, se è vero che recentemente la multinazionale Ferrero ha deciso di investire massicciamente in Colombia. Cuba, infine: la recente approvazione della riforma alla ‘Ley de Inversion Extranjera’ apre Cuba, sia pure timidamente, ai capitali stranieri. Un varco per ora stretto che fatalmente si allargherà. La scommessa è non lasciare campo libero solo a Stati Uniti, Cina e Spagna. L’obiettivo dichiarato è quello di incrementare gli attuali 200 milioni circa di euro di export.

Anche se oltre-oceano Renzi il suo modo di comunicare, via Twitter, Faceboook e sms, comunque non lo abbandona. Ecco una sua nota di ‘diario’: «Occorre avere l’intelligenza di vincere la sfida della dignità politica usando gli strumenti del nostro tempo». A prima vista sembra Maurizio Crozza che ‘dialoga’ con Andrea Anzalone. Cosa vorrà mai significare «la sfida della dignità politica» da vincere con l’utilizzo «degli strumenti del nostro tempo»? Più enigmatico di un cruciverba di Stefano Bartezzaghi
«Il regime in Cile», prosegue Renzi, «crolla grazie al referendum che il fronte del NO vince, utilizzando innovativamente tecniche di comunicazione». Il regime è quello del golpista Augusto Pinochet. Il referendum -perbacco! la prendiamo alla lontana- è quello del 1988: pressato dalle cancellerie internazionali, e in particolare dal suo maggior sponsor, gli Stati Uniti (Presidente all’epoca era Ronald Reagan) il dittatore che nel 1973 aveva abbattuto il Governo socialista di Salvador Allende, indice un referendum popolare: i cileni devono, con un SI o un NO, decidere se prolungare di altri otto anni il Governo di Pinochet. La destra vive il referendum come una formalità; buona parte della sinistra come una trappola e una truffa. I maggiori partiti di opposizione, più o meno alleati alla Democrazia Cristiana di Patricio Alwyn accettano la sfida. Hanno ragione: il 5 ottobre, a dispetto di tutti i pronostici, il NO vince, e quella vittoria apre la strada alle prime elezioni democratiche del post-Pinochet. C’entra qualcosa, tutto questo, con Renzi? Un momento di pazienza, ci arriviamo. Renzi nel corso della sua visita cilena incontra lo scrittore Antonio Skàrmeta, l’autore, per inciso, del celebre ‘Il Postino di Neruda’, e autore anche di una piéce, ‘El Plebiscito’, da cui il regista Pablo Larraìn il film ‘No. I giorni dell’Arcobaleno’. Sia la pièce che il film ruotano attorno a un personaggio, René Saavedra, di professione pubblicitario. Saavedra è convinto che il motore della pubblicità non sia l’efficacia di un prodotto, e non si debba perdere tempo facendo leva su un ragionamento; per Saavedra occorre soprattutto imporre uno stato d’animo. A lui si rivolgono i leader del Partito del NO; e a loro Saavedra ‘vende’ le sue teorie: il NO a Pinochet non sarà sulla base del rifiuto della dittatura che fu, di un ragionamento che porta a privilegiare la libertà all’oppressione; piuttosto la promessa e la prospettiva di un futuro prossimo fatto di allegria e felicità, un futuro migliore, l’ottimismo della volontà, e alle ortiche la militanza fatta di impegno rigoroso, il dolore del ricordo di una realtà amara…Occhiali con le lenti rosa, e pazienza se sei miope.

Si comincia a comprendere il senso del messaggio di Renzi, il suo richiamo a quel lontano referendum, gli strumenti del nostro tempo, l’innovativo utilizzo delle tecniche di comunicazione? E magari pensa già al referendum confermativo che lo aspetta, per quel che riguarda le modifiche costituzionali su cui ha giocato tante fiches.

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