mercoledì, Giugno 23

Renzi in Libano con la mimetica Politica: il Punto

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Matteo Renzi decide di farsi pubblicità prefestiva recandosi personalmente a portare gli auguri di Natale del Governo al contingente militare italiano di stanza in Libano nell’ambito della missione internazionale Unifil. Nonostante qualche vistoso chiletto di troppo, la tentazione di mostrarsi in tuta mimetica al mondo mediatico è troppo forte. Circostanza che dà la stura al commento velenoso di Matteo Salvini: «Renzi in tuta mimetica in Libano, un’immagine penosa», posta su facebook il segretario della Lega Nord. «In due anni di Governo niente di fatto per i marò, più di 300.000 immigrati sbarcati e mantenuti in Italia, la Marina Militare costretta a fare da ‘scafista’, Polizia e Carabinieri disarmati nei confronti dei delinquenti. Togliti quella divisa, non sei degno di indossarla!». Di tutt’altro tono la reazione di Ignazio La Russa, ex ‘capo dei militari’ durante il Governo Berlusconi: «Renzi è andato in Libano a trovare i militari italiani impegnati nella missione Unifil indossando la mimetica», si sfoga il deputato di FdI, «secondo l’intellighenzia di sinistra e per il coro adulatorio dei giornalisti di regime col contorno di politici finto-pacifisti, era uno scandalo quando a indossarla in Afghanistan era La Russa e per questo fu accusato di bieco militarismo e di ‘esibizionismo fascistoide’».

Accuse, queste ultime, che potrebbero essere girate facilmente verso il premier. A difendere Renzi ci prova, un po’ goffamente, il senatore Pd Stefano Esposito (il Si Tav che è scappato da Roma dopo aver giocato a fare l’assessore ai Trasporti), attaccando Salvini per il mancato incontro con Vladimir Putin durante il recente viaggio in Russia. «A Mosca tanto freddo per nulla», commenta un inacidito Esposito, «l’uomo in felpa che raccontava in giro di incontrare Putin e invece è stato snobbato se ne faccia una ragione. Piuttosto, lasci perdere i soldati italiani e si occupi delle guardie padane, delle lauree del Trota, dei diamanti di Belsito, delle truffe delle quote latte, per tacere di Credieuronord».

«A nome del Governo pongo la questione di fiducia sull’approvazione senza emendamenti e articoli aggiuntivi dell’articolo unico del ddl 2111/B nel testo approvato dalla Camera dei Deputati». Con questo freddo e asettico comunicato Maria Elena Boschi, Ministro delle Riforme o dei Rapporti con il Parlamento a seconda delle convenienze, ha chiuso ogni discussione sulla legge di Stabilità, votata in via definitiva nella giornata di oggi come stabilito dalla Conferenza dei capigruppo riunitasi subito dopo il recepimento dell’ordine impartito dall’Esecutivo.

Nonostante le sorridenti rassicurazioni fornite dal Presidente del Consiglio, e il mantra fasullo del ‘chi ha sbagliato pagherà’, ripetuto a manetta da premier, Ministri, Bankitalia e Consob, le centinaia di migliaia di risparmiatori truffati dai banchieri e dai loro amici, chi sa perché, sono ancora su tutte le furie. E la manifestazione organizzata oggi a Roma dalle associazioni dei Consumatori rappresenta solo la punta di un iceberg pronto a esplodere come un vulcano. Per compensare le certezze di chi comanda le opposizioni continuano a picchiare duro sulla vicenda. «I risparmiatori truffati dalla banche salvate con il decreto legge, varato dal Governo e ora inserito nella legge di Stabilità con un colpo di mano, vanno completamente risarciti e i responsabili di questo autentico sopruso vanno smascherati e dovranno pagare severamente», avverte minaccioso il semisconosciuto senatore di FI Remigio Ceroni, convinto che «quanto previsto dal Governo, appena cento milioni, per risarcire i cosiddetti obbligazionisti subordinati, sono del tutto insufficienti, una vera e propria beffa. Costoro», conclude Ceroni durante il suo intervento in aula per dire no alla legge di Stabilità, «vanno risarciti completamente mentre vanno individuate in maniera certa le varie responsabilità di quanto accaduto».

Il Presidente del gruppo Misto Pino Pisicchio, uomo giusto per tutte le stagioni e tutte le poltrone, fa il ventriloquo al discorso pronunciato ieri proprio dal già pluricitato Capo dello Stato: «Mattarella ha trovato misura e parole giuste per dire cosa la politica deve fare per tutelare il risparmio dei cittadini dell’aggressione di talune banche», ovvero, sfodera la lingua Pisicchio, «‘avere cura della Repubblica’ deve significare rifondare un rapporto di fiducia con lo Stato e con tutte le sue articolazioni. Ivi comprese le autorità di vigilanza».

 

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