mercoledì, Ottobre 27

Renzi in Iraq: 'la UE si svegli' Le attese curde nel colloquio con Adem Uzun del Consiglio Esecutivo del KNK a Bruxelles

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Bruxelles
– Giornata decisiva, quella di oggi, per la definizione del ruolo che, nel contesto UE, l’Italia vorrà rivestire sullo scenario della terza guerra d’Iraq. A Roma il Parlamento è chiamato esprimersi sull’invio di armi ai peshmerga curdi   -un via libera politico alle misure di sostegno alla resistenza curda illustrate dal Ministro degli Affari Esteri (candidata -osteggiata- all’incarico di Alto Rappresentante per la Politica Estera UE) Federica Mogherini e del Ministro della  Difesa, Roberta Pinotti–     in Iraq, a sorpresa, sta arrivando il Premier Matteo Renzi, per una visita lampo che lo porterà prima a Baghdad, per un incontro con il Presidente Fuad Masum, il Premier uscente Nouri al-Maliki e quello incaricato Haider  al-Abadi, poi ad Erbil per un faccia a faccia con il Presidente del Governo regionale del Kurdistan, Masud Barzani, e forse una visita in un campo profughi.

Ad Adem Uzun, uno dei rappresentanti del Consiglio Esecutivo del KNK (Congresso Nazionale del Curdistan) con sede a Bruxelles, abbiamo chiesto di commentare la visita a Erbil del Presidente Renzi.
La nostra richiesta è giunta poco dopo l’annuncio da parte del KNK del massacro che i combattenti dell’Isis hanno perpetrato il giorno di Ferragosto  nella zona di Sinjar ai danni degli Yezidi uccidendo 600 civili nel villaggio di Koco.

Uzun, qual è il significato che il KNK attribuisce alla visita di Matteo Renzi in Iraq?
Ogni visita nella regione è importante se serve ad aiutare le popolazioni di quella zona. Le popolazioni del Kurdistan, della Siria e dell’Iraq hanno bisogno dell’appoggio politico dell’Italia e dell’Ue. Noi auspichiamo che Renzi riesca ad aiutare anche i rifugiati di Derik (nella zona siriana del Kurdistan Occidentale) e sollecitiamo il Premier italiano a cercare di rendere più spedita l’assistenza ai rifugiati della zona di Rojava-Kurdistan (la regione siriana del Kurdistan) e della KRG (la regione del Kurdistan iracheno) e che disponga l’apertura di centri di soccorso in queste regioni. E lo invitiamo a collaborare strettamente con l’Amministrazione curda delle due parti del Kurdistan.

Come vede il ruolo dell’Italia che attualmente detiene la presidenza semestrale dell’Unione europea?
L’Isis è un gruppo islamista, jihadista e salafita. Dispone di una imponente rete internazionale. All’inizio molti hanno guardato all’Isis di buon occhio perchè si opponeva al regime siriano. Molti Paesi hanno appoggiato questa organizzazione che all’inizio si è presentata come Esercito di Liberazione Siriano. Essa gode ancora dell’appoggio del Qatar, dell’Arabia Saudita e della Turchia.  Ma ora Isis è diventata la forza all’origine dell’instabilità di tutta la regione. Se la prende con i non musulmani (cristiani, yezidi, durzi), ma anche con gli sciiti, gli alauiti, e con tutti i curdi senza distinzione di religione. I curdi si oppongono con tutte le loro forze  a questa organizzazione sia in Siria sia in Iraq. L’unico punto su cui questa oganizzazione non ha avuto nessun successo è nella geografia del Kurdistan. E’ per questo che i curdi hanno bisogno di aiuto in questa battaglia. Al momento circa 400 mila curdi yezidi, 100 mila keldani, più di 500 mila curdi arabi, turkmeni e sciiti sono fuggiti dinanzi all’avanzata di Isis a Mosul, Telafer e Sinjar e hanno cercato rifugio nella regione del KRG (del Kurdistan iracheno) e nel Kurdistan occidentale (Rojava, in Siria). Purtroppo l’Unione europea non ha reagito con prontezza nel fornire aiuti umanitari e supporto politico. Non ha aiutato i curdi in Siria e in Iraq nella lotta che combattono contro Isis da due anni. Ci auguriamo che questo possa cambiare con la presidenza dell’Italia. Speriamo che l’Italia e l’Unione europea possano anche inviare una delegazione nel Kurdistan Occidentale (Siria).

Cosa si aspetta dalla visita di Renzi a Erbil?
A Mosul e Sinjar, i musulmani, i cristiani, gli arabi, i turkmeni, gli yazidi curdi, i kakai, gli sciiti e gli shabaki vivevano tutti insieme, come fratelli. Oggi tutte queste comunità e religioni soffrono in condizioni terribili, con una vita diventata impossibile a causa delle ‘fatwa’ lanciate da Isis. Dove arriva Isis, viene bandita la televisione, il diritto delle donne a lavorare, o il gioco del calcio.  Questa è una vergogna per il mondo e per tutta l’umanità.  La principale responsabilità di tutte le organizzazioni internazionali e in particolare dell’Italia dovrebbe essere ora quella di sostenere la resistenza di queste popolazioni assediate e di aiutare le forze di difesa curde a resistere contro i terroristi di Isis sia nel Kurdistan iracheno sia nel Kurdistan occidentale (Rojava, Siria). Si tratta di sostenere una battaglia storica per la democrazia e l’umanità.

 

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