domenica, Settembre 19

Renzi in Europa sull'onda del successo elettorale Il premier a Bruxelles, si parla di alleanze al Parlamento UE

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Renzi mat

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi è a Bruxelles per partecipare alla cena informale tra i capi di Stato e di Governo della UE per fare il punto delle elezioni per il rinnovo dell’Europarlamento. Prima del volo per la capitale belga, il premier è stato ricevuto al Quirinale dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per discutere del vertice europeo e per uno scambio d’idee sulla presidenza di turno italiana dell’Unione Europea, che comincerà il prossimo 1 luglio. Al suo arrivo a Bruxelles, Renzi ha visitato assieme al premier belga Elio Di Rupo e al presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici il Museo ebraico per rendere omaggio alle quattro vittime dell’attentato di sabato scorso.

La cena informale tra i capi di Stato e di Governo avrà inizio alle 19 e sarà preceduta da un pre-vertice tra i rappresentanti nazionali del PSE, con l’obiettivo di individuare una linea politica condivisa. Non è difficile immaginare che nei due incontri Renzi sarà chiamato a svolgere un ruolo significativo, nella sua triplice veste di futuro presidente di turno della UE, di referente del gruppo più nutrito di rappresentanti del PSE al neoeletto Parlamento europeo, nonché di presidente dell’unico governo che ha aumentato il proprio consenso durante le elezioni. Presumibilmente il pre-vertice investirà Renzi dell’onere-onore di condurre le trattative con Angela Merkel per la nomina del Presidente della Commissione Europea. Anche se non possono escludersi sorprese dell’ultimo momento, a ricoprire questa carica dovrebbe essere Jean-Claude Juncker, visto che al Parlamento il PPE è riuscito ad avere più seggi. Se il nome è relativamente certo, rimane tuttavia da decidere assieme la linea comune che la UE intenderà perseguire nel prossimo futuro. A riguardo, le frasi pronunciate da Renzi al suo ingresso al Justus Lipsius, sede del Consiglio Europeo la dicono lunga: «Vogliamo un’Europa che parla il linguaggio dei cittadini»; aggiungendo che «I nomi vengono dopo l’accordo su ciò che dobbiamo fare. Prima vengono le cose da fare, gli argomenti su cui trovare un equilibro, poi i nomi». Del resto, i numeri ottenuti dai partiti euroscettici al Parlamento europeo suonano come una solenne bocciatura della linea del rigore a tutti i costi voluta dalla Germania della Merkel e dal PPE. Cambiare rotta e lavorare a una maggiore integrazione a tutti i livelli (economica non meno che politica) tra i Paesi europei è lo strumento fondamentale per contrastare una deriva che dimostra di aver preso pericolosamente piede. Marine Le Pen ha oggi dichiarato all’indirizzo del Consiglio Europeo straordinario: «Se il Front National arriverà al potere a Parigi, organizzerò un referendum, per chiedere ai francesi se vogliono uscire dall’Unione europea». Una provocazione, indubbiamente ma il fatto che il Front National sia diventato il primo partito in Francia, non può (e non deve) far dormire sonni tranquilli ai governanti europei; serve una risposta rapida, puntuale ed efficace.

Attenzione e preoccupazione su questi temi è stata espressa – oltre che dal premier italiano – da diversi leader europei nel corso delle brevi interviste rilasciate prima di entrare al summit. Il Presidente della Repubblica francese François Hollande ha detto: «La Francia ha espresso una volontà: che l’UE riprenda in modo maggiore le domande espresse di più crescita e occupazione, quindi di riorientare la costruzione europea». Il premier britannico David Cameron ha, dal canto suo, rimarcato che «La UE non può ignorare il risultato delle elezioni, non può andare avanti come prima, deve cambiare, concentrarsi su crescita e occupazione, e chi gestisce la Ue deve capire che Bruxelles non può interferire con gli Stati».

Volgendo lo sguardo alla politica interna, gli spogli di ieri confermano il trionfo del PD anche alle amministrative. Con la vittoria di Sergio Chiamparino in Piemonte e Luciano D’Alfonso in Abruzzo, il centrosinistra strappa le due Regioni a Lega Nord e a FI. Tra le comunali, test importanti erano quelli riguardanti i due capoluoghi di Regione Firenze e Bari. A Firenze la netta affermazione del renziano Dario Nardella ha determinato la sua elezione al primo turno. Leggermente meno bene è andata al candidato PD Antonio Decaro a sindaco di Bari: fermandosi al 49,4%, Decaro ha mancato l’elezione per una manciata di voti, quindi affronterà tra 2 settimane Domenico Di Paola del centrodestra. Buoni i risultati centrosinistra anche nelle altre città, confermandosi a Ferrara, Forlì, Reggio Emilia, Pesaro, Campobasso, Sassari e riuscendo a strappare Prato al centrodestra. Quest’ultimo, invece, riesce a confermarsi al primo turno solo in tre città: Ascoli Piceno, Tortolì e Teramo. Saranno invece 15 i grandi comuni che andranno al ballottaggio: Bari, Bergamo, Biella, Caltanissetta, Cremona, Foggia, Livorno, Modena, Padova, Pavia, Perugia, Pescara, Potenza, Terni, Verbania, Vercelli. Un dato significativo: in pressoché tutti i capoluoghi di provincia al ballottaggio, il PD incrementa in maniera sensibile i suoi voti, diminuendo la forbice con il centrodestra e, in qualche caso, sopravanzandolo come Bergamo. Altro dato significativo: in alcune sezioni, le operazioni di spoglio hanno proceduto con estrema lentezza, legata sia alla complessità del voto disgiunto e di genere e sia alle numerose contestazioni dei rappresentanti di lista.

Tra le curiosità, va segnalato il fatto che, per la prima volta da quando è stata introdotta l’elezione diretta del sindaco, Livorno e Modena andranno al ballottaggio. Nella città labronica, a causa di spaccature nel fronte della sinistra, Marco Ruggeri del PD se la vedrà con Filippo Nogarin del M5S. A Modena, Gian Carlo Muzzarelli, candidato del PD ha sfiorato l’elezione diretta , fermandosi al 49,7%, a una manciata di voti dal risultato; nel ballottaggio che si terrà tra 2 settimane dovrà affrontare Marco Bortolotti del M5S.

Commentando il voto amministrativo durante la conferenza stampa ad esso dedicata, Debora Serracchiani ha detto: «È il terzo risultato straordinario sotto la direzione di Renzi: le regionali in Sardegna, le europee e ora le amministrative»; e ha poi aggiunto «il Governo ha certamente trascinato il risultato delle amministrative, che è un’ulteriore conferma di un’ondata positiva». Il vicesegretario del PD ha sottolineato che dopo il voto l’obiettivo del Governo è chiudere il capitolo riforme prima della fine dell’estate: «Abbiamo impostato le riforme prima del voto in modo da arrivare al 2018. In Parlamento non si può non tener conto del consenso del Governo e non si può non andare avanti con le riforme».

Intanto, però, in Commissione Affari Costituzionali del Senato è slittato di 24 ore il termine per presentare gli emendamenti alle riforme perché, come ha specificato il presidente della Commissione Anna Finocchiaro, «i partiti hanno chiesto un attimo di respiro perché impegnati fino a l’altro ieri nella campagna elettorale».

L’ex Ministro dell’Ambiente del Governo Monti, Corrado Clini, già arrestato ieri per l’ipotesi di reato di peculato ai danni del Ministero dell’Ambiente in riferimento alla bonifica del bacino del Tigri e dell’Eufrate in Iraq, è stato oggi iscritto a Roma nel registro degli indagati dal procuratore aggiunto Francesco Caporale e dal pm Alberto Galanti con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata a corruzione. I risvolti romani dell’inchiesta condotta dalla Procura di Ferrara su Clini riguardano i finanziamenti che il Ministero da lui diretto ha concesso alla Cina e al Montenegro. L’indagine coinvolge altre 5 persone, tra cui la moglie dell’ex ministro, Martina Hauser.

 

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