martedì, Settembre 21

Renzi: in autunno la resa dei conti Riforme, tasse, Mezzogiorno, Mafia capitale: le promesse del Premier alla prova dei fatti

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L’autunno che verrà sarà il banco di prova. Renzi ha voluto per ora dribblare la questione dimafia capitale’, rimandandola a fine agosto. Forse, si augura, la questione sarà per allora decongestionata; è sicuro che il Comune di Roma non sarà sciolto per mafia, la cosa non era credibile da mai; però dal calderone dell’inchiesta altro potrebbe uscire, e il Sindaco Ignazio Marino, che a Renzi è gradito come un bicchiere di olio di ricino, potrebbe uscirne ulteriormente indebolito. Comunque legare la questione di ‘mafia capitale’ agli interventi dell’ormai imminente Anno Santo, rende ancora più prigioniero Marino di Palazzo Chigi. Quello che Renzi vuole.

In autunno ci sarà anche la resa dei conti per quel che riguarda il rilancio del Mezzogiorno. Renzi lo ha detto chiaro e tondo, alla direzione del PD: la questione è politica. I presidenti delle regioni meridionali sono tutti di sinistra; se i fallimenti e le male-amministrazioni persistono, rivolgersi ai vari Crocetta, De Luca, Emiliano…Ragionamento che non fa una grinza; e serve per mettere le cose in chiaro: d’ora in avanti, colpe e responsabilità sono le vostre, cari ‘governatori’. Il fatto poi che nessuno dei presidenti di regione in questione appartenga all’area renziana, aggiunge un tocco di piacere e di soddisfazione a questo ‘ragionamento’ e a questo richiamo di responsabilità.

Più difficile la partita sul fronte delle riforme istituzionali. Qui le opposizioni non nascondono la loro ambizione di modificare l’articolo due del testo approvato dalla Camera nel marzo scorso, e ripristinare il principio di un Senato eletto direttamente dai cittadini. Ci sono gli insidiosi emendamenti firmati da Vannino Chiti, Miguel Gotor e Claudio Micheloni a nome della ‘minoranza’. A conti fatti, 28 i senatori del PDribelli’. Qui si giocherà la sfida tra Renzi e gli oppositori interni. Sulla carta i numeri per mettere Renzi alle corde, ci sono, se si considera l’opposizione di Forza Italia, della Lega, del Movimento 5 Stelle. Tutti insieme appassionatamente potrebbero trovare conveniente votare contro Renzi, anche a costo di far scoppiare una crisi che sarebbe poi di non facile soluzione. Renzi ostenta ottimismo, sostiene che la maggioranza, come in passato, c’è e ci sarà; il Movimento 5 Stelle, beffardo, gli regala un pallottoliere. Perchè, per esempio, il socialista Enrico Buemi e il Gruppo Autonomie annunciano che «il pasticciaccio del ddl Boschi va modificato e si deve comunque parlare di Senato elettivo». Per fare i conti della serva: sono per l’elezione diretta ci sono i 28 della minoranza PD; 12 del gruppo delle Autonomie; i 36 di Movimento 5 Stelle; 45 di Forza Italia, 12 della Lega. Se poi si aggiungono i Conservatori di Raffaele Fitto, Gal e verdiniani e i 25 del gruppo Misto, si arriva a 176 voti a favore della modifica. «Sul pieno superamento del bicameralismo paritario che non mortifichi però la sovranità dei cittadini e il ruolo di garanzia e rappresentanza dei territori del futuro Senato i vari gruppi parlamentari concordano», dice soddisfatto Chiti. Possibilità di un compromesso? La politica da sempre è l’arte del possibile, perché spesso NO vuol dire ‘forse’, e SI può vuol dire ‘chissà’. A parole gli spazi sembrano essere molto ridotti: i renziani doc a proposito della minoranza interna rivolge espressioni gentili come «scorpioni che, attraversando il fiume sulla rana, pur finendo per affogare non può fare a meno di ucciderla». Ma sono evidenti schermaglie. Accordi e intese si realizzano e perseguono in incontri riservati, e come spesso accade, chi sa non parla, e parla chi non sa. Questo, al netto del folclore di un Roberto Calderoli che si dice pronto a presentare in Aula, a nome della Lega 6 milioni e mezzo di emendamenti «per affossare la riforma e mandare a casa Capitan Fracassa Renzi».

Sarà comunque, un autunno rovente, senza alcun bisogno di anticiclone africano.

 

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