martedì, Aprile 20

Renzi: in autunno la resa dei conti Riforme, tasse, Mezzogiorno, Mafia capitale: le promesse del Premier alla prova dei fatti

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Al termine della frettolosa, riunione della direzione del Partito Democratico di venerdì scorso, che bilancio farne? Che ormai, come ammettono i più, anche della magggioranza renziana, le chiacchiere stanno a zero. Ci sarà qualche settimana di respiro, grazie alla chiusura delle Camere, ma non per questo le polemiche si sopiranno, tutt’altro. Bisognerà ben tener d’occhio i sorrisi ‘assassini’ che dispenserà il Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, e i ‘grugniti’ del fidato factotum Luca Lotti. Sono loro, gli interpreti autentici del Matteo Renzi azione e pensiero. Sono loro che non vanno perduti di vista. Renzi parla e parlerà, promette e prometterà, bastone la mattina e carota la sera, ma chi nel concreto tesserà fila e alleanze tattiche, son loro due. Poi, certo, da loro non attendiamoci colpi di testa, saranno sempre (un sempre relativo, ‘politico’ beninteso), alle astuzie e alle convenienze del «capo»: che fa dell’ostentato, irriducibile ottimismo la sua regola di vita; che dispensa demagogia e promesse, assicura tagli di tasse, sviluppo e ripresa economica; accusa di disfattismo e gufismo chi gli oppone la durezza dei numeri, la concretezza di cifre che segnano quasi sempre un rosso profondo. Fateci caso: ultimamente il Ministro dell’economia Pier Carlo Padoan non fiata. Eppure chi meglio di lui potrebbe e dovrebbe cominciare a spiegare come si può conciliare la promessa riduzione fiscale con la praticamente inesistente riduzione delle spese della Pubblica Amministrazione, gli investimenti annunciati e sbandierati con una ripresa economica che non decolla? La prossima legge di stabilità non consentirà funambolismi, e in autunno si sarà, per forza di cose, la resa dei conti. Nella scacchiera politica italiana per ora poco di visibile si muove, al più si tratta di schermaglie. Qualcosa di più emergerà nel corso della Festa dell’Unità a Milano e al tradizionale meeting di Comunione e Liberazione a Rimini. Quest’ultima è ultimamente un po’ sotto tono, come in ribasso; ma sarà comunque un osservatorio interessante. Comunione e Liberazione e i suoi aderenti sono sempre stati un barometro interessante per chi cerca di capire come spira il vento. Presenze e assenze anche quest’anno avranno un significato. Quanto alla festa dell’Unità milanese, sarà il palcoscenico dove maggioranza e minoranza del PD si misureranno.

Per ora la forza di Renzi consiste non tanto in una strategia che non c’è, in una «visione» che pur evocata continua a risultare fumosa ed evanescente; la forza del Presidente del Consiglio è nella sostanziale debolezza di chi gli si oppone. L’opposizione interna fa malissimo le poche cose positive che propone, benissimo le cose che alla fine la danneggiano. L’ultimo esempio è l’aver proposto, da autentici kamikaze, una candidatura al CdA della RAI come quella di Ferruccio De Bortoli: come si sperasse di far passare l’ex direttore del ‘Corriere della Sera’, che è riuscito a inimicarsi contemporaneamente Renzi e Silvio Berlusconi, appartiene ai misteri insondabili di cui la politica italiana è piena. Dall’altra parte, Forza Italia deve ancora mangiarne di cicoria, prima di tornare a conquistare, come è accaduto in passato, la fiducia degli italiani: l’immagine del leader è più che appannata, e ci vuol altro che un povero ‘Dudù’ a rinverdirla; i ‘colonnelli’ (e le ‘colonnelle’) spesso fan più danno che aiuto; una classe dirigente non c’è, e neppure se ne vede profilarsi l’ombra.
In questo quadro, chi ne trae un vantaggio, relativo beninteso, sono da una parte il leader della Lega Matteo Salvini; e il Movimento pentastelluto di Beppe Grillo. ‘Forti’ anche loro non per meriti acquisiti, ma per l’altrui debolezza.

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