giovedì, Maggio 6

Renzi in Austria, avanti su investimenti e crescita

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Missione austriaca per il Presidente del Consiglio Matteo Renzi che ha incontrato oggi a Vienna il Cancelliere Werner Faymann. Fronte comune su investimenti e austerity: «Con Faymann – ha dichiarato Matteo Renzi – condivido la frequentazione più alta mai avuta con un primo ministro in Ue. Condividiamo l’idea di sviluppo dell’Europa, un’Europa che si occupi con più determinazione della disoccupazione, del lavoro, dei giovani e degli investimenti, combatta la stagnazione e investa sulla crescita. Faymann sotto questo punto di vista è amico e punto di riferimento. I prossimi mesi saranno decisivi per l’Europa: noi siamo per tenere i conti in ordine, per il rispetto di bilancio e per il futuro dei nostri figli e nipoti, ma anche per occuparci di più di crescita e investimenti».

Sul piano Juncker posizione di attesa «aspettiamo di vedere il piano Juncker e giudicheremo: è positivo che si parli di investimenti ma c’è ancora molto da fare». Un lottatore che lotta contro l’austerity, queste le parole rivolte dal Cancelliere austriaco a Matteo Renzi: «l’Unione europea deve abbandonare l’austerity dura e pura e fare quanto previsto con il risparmio: investire su infrastrutture e disoccupazione giovanile. Investire in diversi ambiti ci porterà fuori dalla crisi».

I Paesi devono discutere sulla flessibilità all’interno del Parlamento europeo, lo dice chiaramente Jean-Claude Trichet nel corso del  Lugano Fund Forum: «Se un Paese dell’Eurozona non concorda con le conclusioni e le raccomandazioni emesse da Commissione e Consiglio Ue sull’andamento dei conti pubblici e sulla necessità di una maggiore flessibilità dovrebbe avere il diritto di discutere la pertinenza delle richieste europee nel Parlamento Ue e di chiedere una sua decisione in merito». Questo permetterebbe, secondo l’economista francese, «di attivare una vera Federazione su eccezione nel senso che questa procedura sarebbe possibile solo in casi eccezionali quando ci sono problemi reali tra un singolo Paese e altri Stati membri che ritengono il suo comportamento dannoso per la propria stabilità finanziaria”. Inoltre, “si rispetterebbe in questo modo il principio di sussidiarietà, di legittimazione democratica e di efficacia».

Gli stimoli non possono sostenere la crescita a lungo termine, lo dice chiaramente il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, intervenendo nel corso di un evento a Madrid. «I tassi di interesse bassi e le misure di stimolo nell’eurozona possono sostenere la domanda a breve termine, ma l’azione della Bce non è in grado di aumentare in modo permanente le prospettive di crescita,  i governi europei-ha chiarito Weidmann– dovrebbero concentrarsi sulla crescita piuttosto che sul quantitative easing. Ed esistono grossi ostacoli legali alla possibilità che la Bce acquisti titoli di Stato».

A proposito di BCE, la banca centrale europea comunicato sul proprio sito di aver acquistato al 21 novembre 12,723 miliardi di euro di obbligazioni garantite, in accelerazione dai 10,5 miliardi di una settimana prima. Scendono dell’1.2%  sia le importazioni che le esportazioni a ottobre. E’ quanto si legge nella stima preliminare dell’Istat che evidenzia  che a livello tendenziale, le esportazioni segnano una crescita dello 0,8%, mentre le importazioni una forte flessione del 7,8%, determinata dalla marcata contrazione degli acquisti di energia (-31,6%).

A ottobre l’avanzo commerciale è pari a 4,038 miliardi (+2,805 mld a ottobre 2013), il livello più alto da gennaio 1993. La diminuzione congiunturale dell’export verso i paesi extra Ue, rileva l’Istat, è esclusivamente imputabile al forte decremento dei beni strumentali (-6,4%). Le vendite di tutti gli altri raggruppamenti principali di beni sono in espansione. La flessione congiunturale dell’import, invece, è determinata dalla forte contrazione dell’energia (-7,1%): al netto dei prodotti energetici si registra infatti una contenuta crescita (+1,5%).

Nell’ultimo trimestre la dinamica congiunturale dell’export verso i Paesi extra Ue è positiva (+1,7%). Dal lato dell’import, si registra una flessione (-3,6%) da ascrivere sempre all’energia (12,8%). A livello tendenziale, la crescita dell’export ad ottobre è trainata dai beni strumentali (+3,9%) e dai prodotti intermedi (+2,5%). Al netto dell’energia (-11,0%), le esportazioni registrano una crescita pari all’1,6%.

Sul lato dell’import, al netto della componente energetica, gli acquisti dai Paesi extra Ue sono in forte espansione (+7,5%). Ad ottobre, il surplus nell’interscambio di prodotti non energetici è pari a 6,8 miliardi. I mercati di sbocco più dinamici sono Turchia (+13,1%), Stati Uniti (+9,8%) e  Cina (+4,8%). Le vendite verso Giappone (-21,7%), Russia (-15,7%) e ASEAN (-10,6%) sono in marcata flessione. Le importazioni da paesi OPEC (-29,9%) e Russia (-19,6%) sono in forte calo.

2,6 miliardi. Questo il costo – secondo il Codacons – della falla della Legge Fornero sulle pensioni d’oro: «la clausola di salvaguardia voluta dall’allora Ministro del lavoro Elsa Fornero – spiega l’associazione in una nota – fissava un tetto alle pensioni più ricche stabilendo che, a partire dal primo gennaio 2012, i lavoratori che pur avendo raggiunto i 40 anni di anzianità decidevano di rimanere in servizio fino ai 70 o ai 75 anni, avrebbero percepito una pensione non superiore all’80% del valore dell’ultimo stipendio. Tale clausola, che di fatto poneva un limite all’importo delle pensioni erogate dall’Inps, è però misteriosamente sparita – denuncia il Codacons – con la conseguenza che circa 160.000 lavoratori che hanno già raggiunto i 40 anni di anzianità, grazie a tale “falla” potranno contare su un incremento progressivo della pensione, il cui importo sarà addirittura superiore a quello dell’ultimo stipendio percepito».

40 miliardi di dollari, tanto sono costate alla Russia le sanzioni conseguenti alla crisi ucraina.  Queste le stime del Ministro delle Finanze Anton Siluanov: «Stiamo perdendo 40 miliardi di dollari all’anno a causa delle sanzioni e stiamo perdendo circa 90- 100 miliardi di dollari l’anno a causa del calo del 30% del prezzo del petrolio».

Chiusura negativa per la Borsa di Milano, con l’indice Ftse Mib che perde lo 0,14% a 19.925,82 punti. Lo spread tra Btp e Bund chiude a 140 punti base con un tasso decennale del 2,18%.

 

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