domenica, Ottobre 17

Renzi: i suoi primi due anni field_506ffbaa4a8d4

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Il 22 Febbraio 2014, giusto due anni fa, con il giuramento nelle mani di Giorgio Napolitano allora Presidente della Repubblica, Matteo Renzi si insediò alla guida del sessantatreesimo Governo dell’Italia repubblicana. E’ il momento di un primo (o secondo, o terzo) bilancio, in equilibrio tra i trionfalismi del suddetto (Renzi, non Napolitano che anzi ne va prendendo sempre più le distanze) e le indiscriminate bordate dei detrattori. E, dunque.

«L’Italia non è più il problema d’Europa, c’è ed è forte e solida. Ci sono ancora molte cose da fare, per quanto mi riguarda ho la fame del primo giorno ed ancora voglia di continuare». Così ha esordito il Presidente del Consiglio nel corso dell’incontro ‘celebrativo’ romano con la Stampa estera. Assicurando che «la legislatura finisce nel Febbraio 2018. Dopo due anni l’Italia che aveva il segno meno del Pil ora ha il segno più, se pur ancora non sufficiente. Siamo finalmente intervenuti sull’occupazione, e poi c’era una legge elettorale bloccata che abbiamo fatto, così come la riforma della scuola». Per quanto riguarda l’Unione europea «o l’Europa cambia, oppure rischia di vanificarsi la più grande operazione di costruzione di una istituzione politica. Ora l’Ue non funziona, l’Italia lavora per correggerne la rotta, non per qualche briciola di compensazione ma per ricostruire l’ideale europeo». Entrando quindi nel dettaglio. «Noi ogni anno mettiamo 20 miliardi e ne riprendiamo 12 in Fondi europei, siamo contributori attivi. A questo punto o fai come la Thatcher che rivendicò “Rivoglio indietro i miei soldi”, o come noi, disponibili a mettere più risorse se c’è un ideale comunitario. La solidarietà in Europa non deve essere a senso unico, e la mia opinione è che quando si dovrà discutere della programmazione dei fondi dovremo tenere conto che qualcuno la immagina invece proprio a senso unico».

Renzi ha poi affrontato la delicata questione della Legge sulle Unioni Civili. «Pensiamo sia arrivato il momento di mettere fine al rinvio costante. Il Pd non ha vinto le ultime elezioni, e così al Senato da solo non ha i numeri». Di conseguenza «bisogna avere l’accordo di qualcun altro. C’era una prova d’intesa con il Movimento Cinque Stelle che poi si è tirato indietro, ha cambiato idea e posizione». Ribadendo quindi la propria determinazione appena esposta dinanzi all’Assemblea nazionale del Partito Democratico. «Che sia la strada di un emendamento del Governo o quella di un accordo parlamentare, dobbiamo dare la certezza che la legge si faccia. Spero che in qualche giorno di dibattito parlamentare si possa chiudere il dibattito per poi andare alla Camera. Ci mancano 49 voti e in qualche modo, con gli uni o gli altri, vanno trovati». Annunciando poi due diversi appuntamenti, uno internazionale l’altro nazionale. «Il 18 giugno sarò a San Pietroburgo raccogliendo un invito di Putin. È assurdo non coinvolgere tutte le forze e i Paesi di buona volontà contro l’Isis, realtà di gravità inaudita. Continuo a pensare sia necessaria una grande convergenza e che il ruolo della Russia sia molto importante». Mentre nel nostro Paese «il 22 Dicembre inaugureremo la Salerno-Reggio Calabria».

Questo dal suo lato, su cui si registrano indubbie novità, specie nello ‘sbloccaggio’ di alcuni gangli incrostati della nostra politica. Dall’altro ci sono dati di ben altro genere, come segnala nella fattispecie Giulio Marcon, fondatore della campagna ‘Sbilanciamoci’. La spesa pubblica per l’istruzione, in percentuale sul PIL, è diminuita passando dal 3,9% al 3,7%, così come quella per la salute scesa dal 7% al 6,8%. Per quanto concerne il servizio civile per l’anno in corso, il 2016, sono previsti 215 milioni di euro, a fronte dei 300 del 2015. Vale a dire 10.000 persone impegnate in meno. Quanto all’annosa questione degli aerei F35: nel 2014 erano previsti 500 milioni, nel 2016 quasi 750. Sul versante delle tasse, la cui diminuzione ‘di sinistra’ è obiettivo e vanto di Renzi, l’ultimo Documento di Economia e Finanza afferma che la pressione fiscale nei due anni del Governo è aumentata, passando dal 43,4% al 44,1%. La Corte dei Conti informa poi che la pressione fiscale locale a causa dei tagli del Governo agli Enti locali è salita di oltre il 20%. Per quanto concerne il lavoro i dati degli ultimi mesi sono contraddittori, ma comunque molti dei nuovi contratti sono precari e sostitutivi di quelli precedenti. Non sono più di 186.000 quelli a tempo indeterminato nuovi, peraltro al ‘costo’ complessivo di quasi 2 miliardi. Infine secondo i dati dell’INPS nel Gennaio 2015 le ore di Cassa integrazione erano state 50milioni, in questo Gennaio 2016 quasi 57. Segno che aumentano le imprese in difficoltà, o addirittura in chiusura, e conseguentemente gli operai senza lavoro.

Queste che abbiamo cercato di rappresentare sui due versanti le diverse realtà degli ormai settecentotrenta giorni di Governo Renzi. Un periodo sufficiente per poter cominciare a tirare delle documentate somme.

 

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