lunedì, Giugno 14

Renzi, grazie a noi cambia l'Italia

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Si ricomincia martedì prossimo. La conta dei veti e dei contro-veti sulle riforme tornano ad animare il dibattito politico; facile immaginare che costituiranno il tema di confronto e di scontro della Festa nazionale dell’Unità a Milano. Lo slogan scelto per ‘marcare’ la kermesse è in puro stile renzista: ‘C’è chi dice sì. Dalla parte di chi cambia l’Italia‘; andrà avanti così per due settimane, ‘antipastodi quello che segnerà i lavori parlamentari degli ultimi mesi del 2015, e vedrà impegnati Governo e opposizione, quest’ultima spalleggiata da una minoranza del PD da una parte agguerrita, dall’altra che è consapevole, al punto in cui siamo, di essere arrivata al ‘redde rationem’.

La Festa dell’Unità sarà il ‘palcoscenico’ e l’occasione, per Matteo Renzi e il suo stato maggiore per ribadire il filo conduttore di quella che vuol essere l’azione di palazzo Chigi: riforme, tasse, rilancio del Sud, e  -siamo pur sempre a Milano- il futuro del capoluogo lombardo, che l’anno prossimo si trova a dover fare i conti con le elezioni amministrative.

Proprio da Milano, come già aveva fatto in occasione dell’assemblea nazionale del Partito Democratico del luglio scorso a Expo, Renzi intende rinnovare il suo programma: a partire dalla riforma del Senato.

La sfilata dei ‘big’ del Partito; ma non mancheranno ‘vecchie glorie’ ancora con un certo seguito: Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema, Dario Franceschini, Walter Veltroni, e i leader della ‘minoranza’, Gianni Cuperlo e Roberto Speranza.
‘Apripista’, col compito di dare il ‘tono’ la vice-segretaria Debora Serracchiani; per usare le sue stesse parole, «il tema proprio quello delle riforme sarà l’occasione per raccontare quelle fatte, e quelle che ci vedranno impegnati per i prossimi mesi e anni».

Quello che si annuncia è un confronto non solo all’interno del PD, ma anche con le altre forze politiche: i Ministri Angelino Alfano, Beatrice Lorenzin, e Gian Luca Galletti; ma anche esponenti di Forza Italia e di SEL; e i temi di confronto saranno quelli dell’economia, del lavoro, il taglio delle tasse; saranno interessanti i ‘duelli‘ con i maggiori esponenti di CGIL, CISL e UIL da una parte; con il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi dall’altra.

Sullo sfondo, resta quella che nessuno si azzarda più a chiamare fantascienza, e anzi la si prende ormai in seria considerazione, come una delle possibilievoluzioni‘: la spaccatura verticale del PD.
Uno abituato a dire pane al pane è Massimo Cacciari. Lo scrive sulle pagine della stessa ‘L’Unità‘: il PD non è mai nato, strozzato nella culla dalle oligarchie ex DC ed ex PCI; è da questo delitto, secondo Cacciari, che nasce l’affermazione politica di Renzi: «La scissione è già nei fatti, solo nel modo più spurio e improduttivo. Vivono da separati in casa. Ma 40 anni fa c’è stato il referendum sul divorzio: nessuno è più obbligato a convivere se non ci sono più i presupposti».
Per Cacciari «c’è una leadership molto forte che fatica a creare intorno a sé un gruppo dirigente autorevole». Renzi è autorevole, chi lo circonda sono gregari. Chi si oppone a questa leadership è figlio di una ‘cultura politica’ che non ha nulla a che spartire con Renzi: «La differenza è quasi antropologica». Cacciari non si sente di escludere che «Renzi riesca con il tempo a costruire un vero partito con dirigenti all’altezza e un radicamento territoriale che oggi manca del tutto. Ma sarà il Partito di Renzi e non più il PD».

Non da sottovalutare lo ‘sfogo’ di un fedelissimo di Renzi, Roberto Giachetti: «Non si può più andare avanti così, ora basta, Matteo fai come Alexis Tsipras: torna al voto». Per il vice-presidente della Camera l’obiettivo ormai esplicitato della minoranza del PD è quello di ammazzare politicamente Renzi. Meglio anticipare e far saltare il banco con le elezioni: «La minoranza non può fare più opposizione delle opposizioni. Dall’Italicum al Senato abbiamo concesso moltissimo peggiorando in alcuni casi le riforme. Ma loro si sono dimostrati comunque inaffidabili».
Il ragionamento di Giachetti, dal suo punto di vista, non fa una grinza; non fosse che per un particolare: le Camere le scioglie il Presidente della Repubblica; Renzi può ‘solo’ dimettersi da Presidente del Consiglio. Siamo sicuri che il Presidente Sergio Mattarella vorrà ‘festeggiare’ il suo primo anno al Quirinale con un voto anticipato? C‘è chi giura non è fantascienza un’altra maggioranza, come ai tempi della cosiddetta Prima Repubblica. Renzi per ora tace. Farà un intervento da Premier al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, e da Segretario del PD alla festa dell’Unità a Milano. Preoccupato, molto, nonostante l’ostentata sicurezza, per il calo della sua popolarità, dall’aumento dei consensi di Lega e Movimento 5 Stelle, dalla crescente disaffezione e sfiducia sotto forma di astensione.

 

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