domenica, Agosto 1

Renzi e Fanfani: simili (anche) nella sconfitta? Claudio Besana spiega i punti in comune e le differenze tra i due leader, con uno sguardo sul futuro di Renzi

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Sembra passata una vita, ma non molti mesi fa Matteo Renzi era nel pieno della sua luna di miele con i cittadini italiani. Il nuovo e giovane (giovanissimo per gli standard italiani) Presidente del Consiglio si lanciava alla guida del Paese con modalità di azione e comunicazione che rappresenteranno il paradigma del suo mandato.
Durante quella fase qualche analista sottolinearono alcune somiglianze, sia nel carattere che nelle circostanze politiche, tra l’ex Sindaco di Firenze ed un mostro sacro della prima Repubblica, il leader democristiano Amintore Fanfani. Un confronto di certo lusinghiero, ma basato su alcuni fattori come «attivismo, spregiudicatezza, abilità, tenacia, cinismo quanto basta», come all’epoca rilevò il giornalista di Radio Radicale Massimo Bordin, oltre alla «frequente ironia e ricorso a metafore gergali toscane di cultura rurale», e sul piano politico «il doppio incarico, di Segretario di partito e Presidente del Consiglio».
Chiaramente si parla similitudini poste all’interno di un contesto fatto di differenze, come ovvio che sia, sia sul piano delle due individualità che su quello del momento storico, ma non di meno interessanti se analizzate in ottica futura.

Il terremoto del risultato elettorale ha avuto i suoi noti effetti sulle vicende di Governo dell’ormai ex Premier. Una sconfitta tanto pesante quanto inaspettata nella sua entità, che lascia aperti molti interrogativi sulla futuro nel mondo politico del tuttora Segretario del PD -almeno fino all’Assemblea nazionale di domenica 18 dicembre. Anche Fanfani, toscano pure lui, passò attraverso sconfitte, ritiri e ritorni in auge forse sintomatici di una capacità di imparare dai propri errori.
Le sue vicende fanno parte dei libri di storia, quelle del Renzi sconfitto sono ancora tutte da scoprire, ed è lecito chiedersi se anche nel modo di rialzarsi, se il secondo ne avrà la possibilità, i due potranno un giorno essere paragonati.
Di questo abbiamo parlato con il professor Claudio Besana, ricercatore di storia economica ed insegnante presso la sede milanese dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, e co-autore di ‘Amintore Fanfani – Formazione culturale, identità e responsabilità politica’.

Professor Besana, commentatori e giornalisti durante la ‘luna di miele’ tra Renzi e gli italiani hanno paragonato la sua figura, dal punto di vista caratteriale, a quella del Fanfani all’esordio come uomo di governo. Crede che elementi di affinità tra i due esistano?

C’è qualche affinità sicuramente, ma in contesti molto diversi. Si può fare qualche analogia su Renzi segretario di un grande partito e premier con il Fanfani del ’58 , quando fa il suo secondo governo ed è segretario, Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, avendo quindi più potere di quanto ne abbia Renzi.
Le differenze stanno però nel fatto che Renzi cade su un referendum mentre Fanfani cade perché fatto fuori dai suoi, in quanto ha un governo molto fragile che conta solo sull’appoggio dei socialdemocratici e un astensione repubblicana liberale, e affronta una certa ostilità nel mondo cattolico perché si prefigura un possibile primo centro-sinistra. Viene fatto fuori dai suoi con una serie di votazioni da franco tiratore che portano alle sue dimissioni da Presidente del Consiglio e da Ministro, con lui che poi si dimetterà anche da segretario, cosa che Renzi non ha fatto.

I due caratteri si assomigliano sicuramente. Sono due persone con un certo ego, due toscani di carattere piuttosto deciso, molto pragmatici volendo passare alla storia per una politica che realizza. Hanno grandi ambizioni di cambiamento.
Fanfani in quel momento non ha in mente cambiamenti istituzionali, ma nel programma del suo secondo governo c’è un progetto per riunire sotto l’Eni tutto il settore dell’energia elettrica nazionalizzandola. È quindi molto ambizioso nonostante i numeri del suo governo siano risicati. Fanfani inoltre arrivava al governo avendo, come segretario del partito, vinto le elezioni.

Seppur appartenenti a epoche molto distanti ci sono analogie nel background politico e culturale delle due figure?

Su questo avrei qualche dubbio. Renzi ha sempre fatto il politico mentre Fanfani è un professore universitario che da giovane riesce per la sua qualità di studioso ad avere una cattedra universitaria. Viene quindi da un processo di formazione con una base culturale molto solida, all’interno di un mondo come quello della Cattolica dove si è formata una classe dirigente di livello e che ha dato tanto anche alla Costituzione.
Quindi da questo punto di vista non c’è molto riscontro e lo spessore culturale è ben diverso. Poi sul fatto che ci siano in Renzi delle abilità politiche indiscusse non ho dubbi. Fanfani è un professore che si innamora della politica e darà anche il suo contributo alla carta costituzionale, con l’idea di una repubblica democratica fondata sul lavoro. È uno che si afferma anche per una qualità di riflessione culturale notevole.

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