giovedì, Dicembre 2

Renzi è il padrone del PD; stravince, ma non convince

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‘Cattivo’, ‘vendicativo’, ‘bullo’ che sia, per Renzi ogni giorno sarà se non una pena, una fatica. La corsa è più che mai in salita: al Colle Sergio Mattarella è un Presidente che parla poco, ma fa molto; e non manca di ricordargli che le Camere si sciolgono solo se c’è una legge elettorale omogenea. L’ala cattolica, che fa capo a Franceschini, quando si arriverà al dunque, non mancherà di esercitare il suo peso e la sua influenza; lo stesso Presidente del Consiglio, il mite Paolo Gentiloni, è quello che si dice ‘acqua cheta’: unatranquillitàche, è noto, rovina i ponti. Chissà se Renzi ha ancora un amico che queste cose gliele ricordi. Passati i tempi del ‘giglio magico’. Ora ognuno (e ognuna) lavora per sé.
Elenchiamoli, questi ‘ostacoliprossimi venturi: a) Elezioni amministrative; b) scadenze internazionali, come l’ormai imminente vertice deigrandia Taormina; c) problematiche legate al mondo del lavoro, e non solo Alitalia, ma la più generale disoccupazione e la ripresa che non decolla come si vorrebbe e dovrebbe; d) ulteriori richiami che verranno dall’Europa per una legge di stabilità economica che ancora non soddisfa, e continui procedimenti per infrazioni (l’ultima, pesantissima, per le ‘polveri sottili’); e) la legge elettorale che non c’è: si parla tanto, si fa poco o nulla…
Orlando con il suo 20 per cento di consenso potrà chiedere un numero pari di capilista per i suoi ‘cari’, quando si faranno le liste. E ci sarà da mettere d’accordo, se d’accordo si potrà, l’ala centrista, che occhieggia con Angelino Alfano (che a sua volta non ha rotto tutti i ponti con gli altri ‘centristi’ del magmatico centro-destra), e la sinistra che guarda con un cauto ottimismo a Giuliano Pisapia.
Renzi, quando è andato a farsi intervistare da Lilli Gruber a ‘La 7‘, ha detto qualcosa che si farebbe bene a non dimenticare: ha detto che l’Italia è ferma. Decrittiamola: solo io, Renzi, sono in grado di smuoverla. Vero è che poi Renzi ha avuto cura di dire che il Governo Gentiloni è il suo Governo, a parte un paio di ministri; e che dunque lui si sente comunque a palazzo Chigi. Ma questo è fumo che non inganna nessuno. Renzi vuole le elezioni anticipate, e prima di una finanziaria che sarà  -lo sappiamo bene- un ulteriore tributo di lacrime e sangue.

Il cambiamento reale di questo Paese, le riforme che non ci sono e che dovrebbero esserci, la spinta propulsiva e l’ottimismo di una volontà che possa rimettere in moto energie e risorse sono un qualcosa che non s’inventa dalla sera alla mattina. Promettere uno sprint da velocista, lo si è visto, alla fine serve solo per ulteriormente spomparsi. Occorre il passo del montanaro, quello che avanza piano, ma sicuro, capace di superare le salite e non ha bisogno di rincorrere le ‘mode’ si chiamino di volta in volta Tony Blair, Barack Obama, Emanuel Macron.
C’è bisogno di un leader che abbia la visione di uno statista. In Italia, dal dopoguerra in poi, abbiamo avuto tanti politici, alcuni anche buoni. Statisti pochi, pochissimi; e nessuno veniva dalla Toscana.  «Amicum secreto admone, palam lauda», ricorda un antico detto.  Renzi in pubblico riscuote, oggi, molte lodi di sedicenti amici; c’è  qualche amico vero che in segreto lo ammonisce? Vero è che gli amici bisogna anche saperli guadagnare…

Renzi fa sapere che la sua rielezione a Segretario comporta anche che sarà il candidato Premier alle elezioni politiche; con in mano il 70 per cento dei consensi non sarà facile impedirglielo. Ha però anche detto che se verrà sconfitto, ancora una volta dopo il referendum, si aprirà inevitabilmente una crisi nel PD e la necessità di un ricambio. Quell’’inevitabilmente’ è la parola chiave: Renzi, al pari di Grillo, vuole una legge elettorale che esclude il premio di maggioranza alla coalizione; non si può escludere in questo senso un accordo tra Grillo e PD renziano.
D’accordo: le affermazioni renziane del ‘prima’ hanno la consistenza dei castelli di sabbia in riva al mare. Prima del referendum aveva solennemente promesso che in caso di vittoria dei NO si sarebbe ritirato a vita privata; né lui, né Maria Elena Boschi hanno fatto quello che avevano promesso di fare. Renzi fa ‘ticket’ con Martina. Il ‘compagno’ Martina dice che vuole lavorare per ricostituire il centro-sinistra. Renzi dice che è possibile un’alleanza con Berlusconi in funzione anti-Grillo. Per essere un ticket, ci mostrano di prima mattina la qualità del ‘buongiorno’. La sera del trionfo di Renzi, Martina alle sue spalle sorrideva e plaudiva. Ma adesso ci dovranno pur dire in che direzione intendono procedere, e per quali alleanze vogliono lavorare. Renzi, dopo il suo verboso e noioso discorso la sera della vittoria, sarà giudicato dai comportamentiveri‘; per ora  ha confermato, con la supponenza di sempre, che lui non sarà solo il Segretario ma sarà ‘padrone’ del PD. That’s all folks!

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