domenica, Maggio 16

Renzi e gli scouts 40

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Renzi e gli scouts. L’idea è buona, almeno per chi, come me, non è attratto dai dogmi della laicità a tutti i i costi e a tutto campo. Ancora più buona se la si raccorda al dipanarsi prossimo dell’attività del Governo, che o affronterà i nodi della crisi economica, o finirà per perdere ogni consenso. Ma che c’entrano gli Scouts con la crisi economica? Renzi non l’ha detto  -ha parlato solo di coraggio, nello stesso discorso in cui ha avuto il coraggio verbale di replicare all’arroganza della BCE– e non so quali siano, al di là delle battute, le sue idee in proposito. Ma una potrebbe essere questa, molto incisiva se espressa con chiarezza: creare un esercito di riformatori, migliaia di scouts e migliaia di sacerdoti  -quei pulpiti sempre più distanti dalla gente comune e che sono oggettivamente sostituiti oggi dagli editoriali e dalle opinioni dei grandi mass media- che spieghino alla gente come superare la crisi economica, E cioè, rilanciando,  la produzione e lo sviluppo del Paese, e dunque combattendo la speculazione, l’accumulazione del denaro tramite altro denaro, ‘l’usura’ per utilizzare un linguaggio usurato che la Chiesa non utilizza più, forse per le solite e note paure di fronte a una religione laicista che impera in tutto l’Occidente

Bene, il termineusura‘   -che ha nella storia del cristianesimo una lunghissima tradizione risalente ai Padri fondatori- puo’ essere abolito, ma la sostanza del discorso resta: se la Chiesa, i suoi sacerdoti e i suoi scout prendessero spunto da duebattutedel Papa e del Premier, la ‘rivoluzionesarebbe non dico possibile, ma almeno percorribile pur tra immensi ostacoli.
Mesi fa, infatti, Francesco ebbe a condannare di fronte agli operai delle Acciaierie di Terni ilDio denaro‘ come causa della disoccupazione dilagante in Italia: quando lo citai in una Conferenza di Facoltà a Teramo, gli studenti della mia iperlaica Università risposero con un applauso.
Quanto a Renzi, lui e la sua squadra di Governo hanno più volte sostenuto la necessità di una nuovafilosofianell’affrontare la crisi, «colpire le rendite finanziare per rilanciare produzione e occupazione». Poi la lunga parentesi del Senato.

Bene, se gli Scout e i preti delle parrocchie disseminate in tutta Italia, partissero da questi banali ma fondamentali principi – l’unica risposta giusta alla crisi, perche è solo nelle rendite finanziarie che si possono trovare le risorse necessarie per la ripresa – le chiese si riempirebbero di nuovi fedeli e il Governo otterrebbe un mare di consensi al di là delle toppe di questo o quel partito in sede di votazione.

Non c’è bisogno al proposito di citare Monsignor Marcel Lefevbre richiamandosi all’integralismo cattolico per far questo; non è necessario condannare il Concilio Vaticano II e tornare al passato: basta capire e far capire che ai primi anni Sessanta, l’incisività di questopeccato’ (il denaro che si crea solo con altro denaro, senza passare per la Produzione di ricchezza reale, senza cioè essere finalizzato ai bisogni del Bene Comune) non era comprensibile e neppure percepibile, vuoi per gli orrori recenti della II guerra mondiale, vuoi perché era l’epoca del boom, uno sviluppo impetuoso della produzione di beni di consumo tale da garantire il benessere del ‘Popolo’.

Saranno questi icontenutistrategici del coraggio degli Scouts? E saranno contenuti confortati da progetti di legge precisi, da indicazioni precise, o solo chiacchere moraliste come certi discorsi politici e pastorali, dove non si capisce mai dove sono l’ostacolo da superare e il cittadino o il fedele da difendere? Non lo so, ma se così non fosse, migliaia di giovani e di preti potrebbero diventare l’avanguardia di unarivoluzioneche fino ad oggi non c’è, se non a parole.

 

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