mercoledì, Dicembre 8

Renzi deve surclassare Grillo e Berlusconi field_506ffb1d3dbe2

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Giuseppe Caldarola da Bari, detto Peppino dagli amici (di nemici ufficiali non ne risultano, ma poi ci dirà lui) è una delle voci della sinistra più indipendenti e combattive. Un riformista nell’anima, di quelli che lo capisci subito che con la parola ‘apparato’ hanno poco a che spartire. Sodale di Beppe Vacca,  redattore della gloriosa editrice Laterza, giornalista sempre arguto e schietto prima con ‘Rinascita’ e poi come direttore de ‘L’Unità’ alla fine degli anni novanta, non ha mai digerito completamente la nascita del Pd, in quanto in palese contrasto di fondo con la sua linea di pensiero prettamente di orientamento socialista.
Chi meglio di lui, dunque, per un commento a botta calda sui risultati delle primarie proprio del Pd, ‘odi et amo’? E, già che ci siamo, di argomenti più leggeri e distensivi tipo ‘che fine farà l’Italia’ o ‘cosa farne della Costituzione’?

 

Peppino, Le chiedo un commento sui risultati delle primarie del Pd
Partecipazione alta, vittoria netta. Renzi non poteva cominciare meglio. Il risultato delle primarie è per tanti aspetti rivoluzionario. In primo luogo perché sancisce l’avvento di una nuova generazione, in secondo luogo perché archivia un vecchio gruppo dirigente, in terzo luogo perché sfata il tabu che per essere di sinistra bisogna essere stati comunisti. Cuperlo, che è un’ottima persona, ha combattuto una battaglia disperata. Lui e i suoi sostenitori non si aspettavano un risultato così deludente, eppure era nelle cose. Non si può presentarsi come salvatori della sinistra dopo averla diretta male per decenni, non si può descrivere Renzi come un uomo di destra, mentre con i canoni di qualunque Paese occidentale sarebbe giustamente considerato di sinistra, non si può far leva sulla nostalgia quando a questa viene tolta la tradizione comunista e cancellata quella socialista. Civati ha avuto uno splendido risultato coprendo un’area di sinistra radical che col tempo si mangerà i consensi di Cuperlo e competerà con Vendola. Nell’insieme esce un partito democratico che assomiglia di più alle sue ambizioni inziali.

Perché la politica italiana possa darsi un senso compiuto, dopo il secondo sciagurato ventennio della sua storia, è necessario che siano ridefiniti i parametri delle categorie ‘destra’ e ‘sinistra’, che oggi appaiono clamorosamente disomogenei rispetto alle formazioni politiche che dicono di rappresentarle, ed ai loro rispettivi elettorati. E’ d’accordo?
Non sono fra quelli che considera superata la distinzione fra destra e sinistra. Destra e sinistra sono molto cambiate. La destra non è più conservazione e moderatismo né ha come slogan ‘legge patria e ordine’. La nuova destra è, a suo modo, rivoluzionaria sia nei suoi aspetti populistici sia in quelli che tendono a scardinare il welfare. La nuova destra è ‘libertina’ e non più bacchettona, come dimostra anche l’intera vicenda personale di Berlusconi. La nuova destra incarna più che nel passato l’odio verso lo Stato e per questa via cresce la contrapposizione alla sinistra. La sinistra non è più il mondo del lavoro. I lavori sono cambiati e purtroppo è cresciuto il mondo del non lavoro e del lavoro precario. Alcuni ideali sono stati distrutti dalla storia come il comunismo e con esso l’idea di uno stato regolatore, di una classe superiore che guida e domina le altre e persino la stessa idea di uguaglianza. La sinistra e la destra però esistono e esisteranno. La sinistra oggi deve essere sempre più quella parte che pensa al mondo globalizzato a partire dai diritti, che pensa allo sviluppo -altro che decrescita felice!- che punta sul merito e sulle opportunità, che amplia le libertà, che tutela i più svantaggiati. Le bandiere della sinistra non possono più essere quelle antiche anche se la sinistra non può dimenticarsi di avere una storia. Non nasce oggi, né nasce con Renzi. Porta con sé un carico di errori ma anche pagine belle. Bisogna rielaborare e non rimuovere. Soprattutto, infine, la sinistra deve smettere di sentirsi superiore, di viversi come la parte giusta, come il mondo a sé: è nel mondo, non è superiore, qualche volta può vincere ma non può pensare di mettere le braghe al mondo. E’ un’idea di società, non un modello di società. Deve fare anche più attenzione al tema delle libertà e al tema dello Stato. Deve soprattutto non diventare lei solo ‘legge e ordine’ come vogliono i giustizialisti. Questa sì che è una sinistra che mima la destra. 

Come si inquadrano i risultati delle primarie Pd in questa ottica futura?
Nel futuro c’è la scommessa renziana di un partito che vuole vincere, che vuole sfondare il muro eretto verso l’altra parte conquistando voti moderati, c’è il ritorno all’idea del partito a vocazione maggioritaria e anche più liquido di quello voluto da Bersani e proposto anche da Cuperlo e Barca. Bisognerà vedere due cose: se Renzi sarà in grado davvero di rivoluzionare il suo partito e se la parte perdente accetterà la competizione interna o non si metterà al lavoro per distruggerne la leadership, come è sempre accaduto  dai Ds al Pd. C’è una scommessa che riguarda l’intero quadro politico. In fondo il Pd oggi appare più nuovo e movimentista di Grillo e Berlusconi e questo è un buon segno.

Pensa che la salita al soglio pontificio di papa Bergoglio, insieme alla decadenza e al conseguente allontanamento di Silvio Berlusconi dal centro della vita politica possano essere fattori decisivi per una reale rifondazione del Paese?
Non metterei assieme le due cose. Tenendole distinte possiamo solo osservare che Berlusconi ha incarnato un’epoca in cui ha prevalso un’idea iper-individualista. E’ ancora in campo, giocherà la sua partita ma storicamente è stato sconfitto anche se purtroppo ciò è avvenuto per mano dei magistrati e non per via elettorale. Bergoglio è un’occasione non solo per il cattolicesimo ma per l’umanità. Scomparso Mandela il mondo non ha più una grande figura morale. Questo papa con la sua attenzione ai più deboli, con la sua chiesa meno cattedratica appare la personalità in grado di segnare un tempo lungo. Se Wojtyla è stato il papa che ha combattuto e vinto il comunismo, papa Francesco può dare alla Chiesa quello spirito missionario, quell’attenzione alla vita di ciascuno, alla unicità della vita di ciascuno di cui si sente un grande bisogno. Non è un papa professore né un papa combattente politico, sembra un papa santo e questo è un bene anche per chi come me non è cattolico.

Come gestirà secondo lei il nuovo segretario Pd le incombenze dell’immediato futuro, che vedono in prima linea le riforme istituzionali, i rapporti col governo Letta divenuto ormai più somigliante a una grosse koalition di quanto non fosse prima, e la battaglia ancora tutta da giocare contro la crisi economica?
Farà quello che ha detto di voler fare e che ha ripetuto nel discorso della vittoria. Incalzerà Letta, cercherà di imprimere il segno del Pd sul governo, si batterà per il bipolarismo e una legge elettorale non proporzionale, sarà polemico contro l’immobilismo dei sindacati. Deve in poche settimane far vedere che la sua è una vera rivoluzione, che lui è un uomo indomito, deve, lo ripeto, surclassare Grillo e Berlusconi prendendosi il centro della scena. Sentiremo molti mugugni a sinistra, ma Renzi deve giocare la sua partita. La posta in palio è il voto prossimo, sicuramente quello europeo, forse quello politico anticipato. Deve anche trovare un modus vivendi con Napolitano, che finora non ha trovato veri contraddittori nella politica italiana. Come spettatori non ci annoieremo. Come cittadini vedremo!

 

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