martedì, Settembre 28

Renzi detta la linea ad Alfano image

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Come facilmente prevedibile, i partiti non hanno trovato un accordo sulla scelta della nuova legge elettorale nonostante la deposizione delle motivazioni della sentenza con cui è stato dichiarato incostituzionale il Porcellum. Non avendo la Consulta posto veti su nessuno dei tre modelli proposti da Matteo Renzi (Mattarellum, modello dei sindaci e modello spagnolo), i partiti sono rimasti fermi sulle loro posizioni in attesa che il sindaco giovedì presenti alla direzione del Pd la sua proposta ufficiale. Forza Italia rimane favorevole al sistema spagnolo, Il Ncd al doppio turno e il M5S ha deciso di far scegliere gli elettori al posto degli eletti (attraverso un referendum sul web).

In sostanza la Corte ha delineato il rettangolo di gioco ma ora tocca alla politica scegliere. Secondo il prof. Roberto D’Alimonte, uno dei massimi esperti di sistemi elettorali e molto stimato da Renzi, gli unici due sistemi elettorali che riescono a trasformare «una minoranza relativa dei voti in maggioranza assoluta dei seggi senza creare una distorsione eccessiva tra voti e seggi sono il modello spagnolo e il Mattarellum» che prevedono un premio di maggioranza del 15% definito dalla Corte «non irragionevole».

Il problema è che uno qualsiasi di questi due modelli cancellerebbe dalla cartina politica italiana il Ncd di Angelino Alfano che difficilmente riuscirebbe a schierare candidati in grado di superare, in collegi uninominali, i candidati di tutti e tre partiti più grandi (tranne in qualche enclave siciliano e campano). A meno che Alfano e Berlusconi  non raggiungano un accordo che preveda l’appoggio di Forza Italia ai candidati del Ncd in un numero certo di collegi in cambio dell’appoggio di Alfano a Berlusconi nel resto d’Italia. Sarebbe la soluzione più logica ma i rapporti fra i due partiti sono così lacerati da far ritenere questa ipotesi remota.

Non vanno meglio i rapporti con Matteo Renzi che, questo pomeriggio, rispondendo ad alcuni tweet, ha sparato a zero su Alfano affermando che il patto di governo durerà fino a quando non sarà approvato lo «ius soli e civil partnership alla tedesca». Un vero e proprio rilancio in risposta alle diverse provocazioni fatte da Alfano negli ultimi giorni su questi temi. Ma non è solo questo il rospo che Alfano ha dovuto ingoiare. Renzi, infatti, ha posto inoltre il veto alla proposta del Ncd di ridurre i senatori da 315 a 210«E’ una proposta che non condividiamo: per noi al Senato va tolta ogni tipo di funzione elettiva» è il tweet che chiude qualsiasi discorso. 

Dopo giorni di apparente inspiegabile silenzio, Renzi è intervenuto sul caso De Girolamo dando di fatto il benservito al ministro dell’Agricoltura«La Idem si è dimessa mostrando uno stile diverso» è la frase senz’appello del sindaco. Proprio stasera il Pd ha presentato un’interpellanza urgente per chiedere chiarimenti sull’operato del ministro. Renzi, sfruttando i prevedibili tweet sulla vicenda, spiega così la posizione del partito: «Il Pd ha chiesto che vada in Aula, racconti la sua versione dei fatti e, alla luce dei quello che dirà, il Pd prenderà una sua posizione». «Detto questo- ha aggiunto – la domanda sulle dimissioni va fatta al premier che sono certo non mancherà di prendere posizione in modo rapido». 

Al rientro dal Messico, quindi, il premier Enrico Letta, si troverà ancora una volta con le spalle muro senza nessuna voglia né di mettersi contro il partito né di giocarsi nuovamente la credibilità per proteggere un altro ministro. Senza considerare che l’indagine sulla gestione della ASL di Benevento è, per stessa ammissione dei pm, «molto complessa» e difficilmente si concluderà con la richiesta di arresto di un solo manager. In sostanza dal tribunale è in arrivo una valanga e il premier non ha molto tempo per mettersi in salvo ed evitare di rimanerne sepolto con tutto il governo.

 

 

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