lunedì, Settembre 20

Renzi costringe il governo ai lavori forzati image

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RAVAGLI - CONFERENZA STAMPA CONSIGLIO MINISTRI

Il fiato di Matteo Renzi sul collo del governo si fa sentire sempre di più e costringe Enrico Letta ad accelerare i tempi previsti per la presentazione di “Impegno 2014” il nome del nuovo contratto di coalizione. Il premier ha deciso che questo accordo fra le forze della maggioranza sui provvedimenti da realizzare nei prossimi mesi (che dovrà anche indicare le singole scadenze temporali) dev’esser pronto entro il 24 gennaio, perché intende presentarlo ai commissari dell’UE il 29 gennaio.

Tempi strettissimi, dunque, che hanno costretto il premier a rinviare, a data da destinarsi, il vertice con il premier turco Recep Tayyip Erdogan previsto per il 17 gennaio a Istanbul. I provvedimenti che “Impegno 2014” includerà riguardano lavoro, economia,  riforme istituzionali (compresa la nuova legge elettorale) ma anche temi più spinosi (dal punto di vista degli equilibri della maggioranza) come le unioni civili e le modifiche alla legge Bossi-Fini sull’immigrazione.

La proposta ufficiale del Pd sul tema “lavoro” sarà il “job act” a cui sta lavorando lo staff di Renzi coordinato da Marianna Madia (speriamo validamente supportata). È stato lo stesso Renzi ad anticiparne gli aspetti essenziali. «Si baserà su tre punti di riferimento. Contrasterà il costo della burocrazia e punterà a creare posti di lavoro in sei settori, il made in Italy sarà il primo» ha dichiarato il sindaco di Firenze a margine della presentazione di “Pitti Immagine” a Firenze. «L’obiettivo– ha poi aggiunto – è creare le regole d’insieme, vale a dire il panorama sistemico che parte dalle condizioni di chi fa impresa e deve essere messo in condizione di poterla fare».

“Impegno 2014” sarà, dunque, un testo molto delicato e complesso dal quale dipenderanno non solo le sorti del governo e la credibilità del premier ma anche l’assetto costituzionale e la stessa sopravvivenza dei piccoli partiti (compreso il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano). Il premier ha definito “Impegno 2014” un patto che «avrà una formula originale nel metodo e nei contenuti» ma per adesso l’unica novità trapelata consiste nell’aver richiesto ai partiti di mettere per iscritto le loro proposte. Una mossa molto astuta perché impedirà ai partiti di venir meno agli impegni presi.

Il premier ha previsto incontri bilaterali con i singoli partiti e già oggi ha ricevuto gli esponenti di Scelta Civica. A rappresentare il partito di Monti sono stati il segretario e il presidente del partito, Stefania Giannini e Alberto Bombassei con i capigruppo di Camera e Senato, Andrea Romano e Gianluca Susta.

A rendere ulteriormente complicata la vita al premier concorrono le vivaci dialettiche interne ai partiti. Stefano Fassina sta giocando una doppia partita dentro il Pd: mettere in difficoltà Renzi inducendolo a inserire suoi uomini nel governo (e quindi a condividerne eventuali fallimenti) e conquistare la leadership fra gli oppositori. Ma la situazione nel Pd è così fluida che giocare su un tavolo è già un’impresa rischiosa. Figurarsi su due. Una battaglia separata e sotterranea contro Renzi la stanno conducendo la vecchia guardia del Pd che quantomeno non aiuterà il sindaco a sminare il percorso di guerra che dovrà affrontare nei prossimi mesi: legge elettorale, elezioni regionali in Sardegna, europee. «Il silenzio di D’Alema non promette niente di buono per Renzi», scrive oggi Salvatore Merlo sul Foglio. Difficile dargli torto.

Cresce il potere di Francesca Pascale all’interno di Forza Italia. La fidanzata di Silvio Berlusconi, infatti, è stata determinante per la scelta dei coordinatori regionali in Calabria e Campania (dove sono stati nominati rispettivamente Jole Santelli, sua amica, e Domenico De Siano, ex collega dell Pascale al Consiglio Provinciale di Napoli). Esce sconfitto Carlo Sarro, candidato di Nicola Cosentino che così incassa un altro schiaffo da Berlusconi dopo la mancata candidatura alle politiche. L’assenso della fidanzata del Cavaliere è stato determinante anche per la nomina di Marco Marin in Veneto. Sempre minore il peso dei falchi che lo hanno spinto a rompere con Alfano. 

 

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