domenica, Ottobre 17

Renzi corre, non si sa bene dove ma corre…

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Renzi-alla-Camera

La settimana del Renzi Triumphans e della rottura francese sul Patto di Stabilità, è stata, a suo modo e relativamente a ciascun ambito, storica. Matteo Renzi ha definitivamente chiarito con i fatti  che in Italia fa quel che vuole e non ce n’è per nessuno: partiti, a cominciare dal suo, parlamentari, istituzioni, Presidenti della Repubblica o dei Comitati di quartiere che siano. II giovane favoloso, umiliata e sbeffeggiata sulla Riforma del lavoro e l’Articolo 18 la minoranza (ex maggioranza) interna ed i vecchi maggiorenti, Massimo d’Alema e Pierluigi Bersani in primo luogo, sorriso a qualche peto dell’NCD, va  dritto per la sua strada. Quale sia e dove porti non lo sa nessuno, forse neppure lui. Ma questi sono dettagli.

Incidentalmente, nel frattempo, crollano le Borse europee, Milano sfiora il -4%, e secondo il Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, la ripresa è debole.

Si avvia il mese delle grandi manifestazioni alternative al Governo. Movimento Cinque Stelle, al Circo Massimo di Roma, che è anche una bella metafora. CGIL, vedremo con chi. Realtà sociali sempre più in effervescenza. Sarà interessante osservare, operativamente, i comportamenti della nuova Segretaria Generale della CISL, Annamaria Furlan, succeduta, per ora su designazione dei vertici ed in attesa del Congresso, a Raffaele Bonanni. I veri motivi delle sue dimissioni sono ancora da chiarire, ma intanto va preso atto che ha fatto finalmente qualcosa di buono per i lavoratori. Andarsene.

La crescita, possibile, dell’opposizione a Renzi nel Paese mostrerà anche se in giro c’è qualcuno in grado di proporsi come leader unificante di un’altra Italia possibile. Raccogliendo da terra il bastone da Maresciallo.

La questione europea avrà nelle prossime settimane assoluta centralità. La ropture di Francois Hollande, con l’annuncio che il deficit in crescita al 4,4% del PIL (il Patto prevede il 3) così è e così resta (del caso aumenta), è uno schiaffo in faccia alla politica del rigore, ad Angela Merkel, alle regole accettate. Scelta evidentemente condotta in consonanza e parallelo con i governi di centrosinistra e con l’esplicito appoggio di quello italiano. La Merkel non accetta di “essere trattata da scolara”, e prepara la reazione.

Con l’insediamento della nuova Commissione Ue, guidata dal lussemburghese Jean-Claude Juncker, il  braccio operativo dell’Unione assume piena operatività. Lascia il portoghese Josè Manuel Barroso, riuscito a rimanere al suo posto per dieci anni grazie alla propria insipienza ed all’acquiescenza ad ogni desiderio dei Governi ‘forti’. Il Bonanni europeo. Acquistano quindi finalmente piena legittimità gli organi dell’Unione. Cominceranno finalmente a poter agire il francese Pierre Moscovici, agli Affari Economici, ed il rigorista’ finlandese Jyrki Katainen, vicepresidente responsabile di Occupazione, Crescita ed Investimenti. Il nostro Ministro degli Esteri, Federica Mogherini, passerà alla Vicepresidenza della Commissione e, soprattutto, come Alto Commissario, alla guida della politica estera comunitaria. Sostituendo la britannica Catherine Ashton, che esce di scena senza infamia e senza lode. Cioè quanto di peggio si possa dire, specie dopo questi anni ed in questo contesto. Si insedia parallelamente il Presidente permanente del Consiglio Europeo, il polacco Donald Tusk, che subentra per due anni e mezzo, rinnovabili, al dignitoso ma spesso impotente Herman Van Rompuy,  olandese. Il semestre di presidenza italiano, per quanto strutturalmente diminuito di peso dal Presidente permanente, entra nella sua fase cruciale. Vedremo cosa saprà fare Renzi. Sinora ha incassato la nomina della Mogherini. Sul fronte interno, con il suo spostamento si apre la delicata fase della ‘revisione’ del Governo. Si limiterà agli Esteri? In ogni caso il Copresidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ed il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Denis Verdini, non sembrano aver voglia di assumere responsabilità dirette. Meglio di così… Tutti gli onori (pratici), e nessun onere.

I tempi operativi del cambio dei vertici dell’Unione pongono una grave, strutturale, questione. Come è possibile lasciarne tanto a lungo a bagnomaria le Istituzioni operative? Oltretutto creando un lungo iato tra il voto per il Parlamento Europeo della scorsa Primavera e l’entrata in carica. Con, nel frattempo, chi era in uscita,  Commissione, Presidente permanente del Consiglio, Alto Commissario agli Esteri,  tutti i Commissari economici, delegittimati dalla scadenza e praticamente impotenti.

Mettere mano alla riforma possibile dell’Unione è prioritario. Evitando il velleitarismo della fallimentare Convenzione Europea di Valéry Giscard d’Estaing e Giuliano Amato, qualcosa è possibile fare anche nel contesto attuale. Il Parlamento Europeo neoeletto dovrebbe finalmente assumere un ruolo centrale e propulsivo, nobilitandosi con il proprio protagonismo. Spirito di Altiero Spinelli e capacità politica della neoparlamentare europea Barbara Spinelli, se ci siete battete un colpo…

Piccolo particolare marginale: intanto lo Stato Islamico di al-Baghdadi continua a conquistare territori,  proseliti, l’adesione di organizzazioni militari locali sino alle sponde dell’Atlantico ed ai mari del Pacifico. Apparentemente scarsamente infastidito dall’attacco  di Stati Uniti & Co. Rischio di attentati ed attacchi anche in Italia, ma per nostra fortuna la popolazione può stare tranquilla. Quando hai un Ministro degli Interni come Angelino Alfano…  

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