sabato, Maggio 15

Renzi come Marino: spese pazze a Firenze? Renzi

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Matteo Renzi come Ignazio Marino? La trasparenza sulle note spese che ha contribuito in modo decisivo a far rotolare la testa del sindaco di Roma (la procura ha aperto un’inchiesta per peculato), adesso rischia di rivelarsi un’arma a doppio taglio per il premier. Il ‘Fatto Quotidiano’ gli chiede conto delle centinaia di migliaia di euro ‘bruciati’ con la carta di credito della Provincia di Firenze quando ne era presidente tra il 2005 e il 2009. Lui risponde con una nota ufficiosa via sms, negando decisamente che i pranzi luculliani consumati dall’amico ristoratore Lino Amantini (e negli altri ristoranti) fossero a scrocco, con tanto di moglie e familiari al seguito. Mistero fitto, invece, sulle spese di rappresentanza sostenute quando era sindaco di Firenze (2010-2014).

Oggi, intanto, Marino ha consegnato la sua lettera di dimissioni nelle mani della presidente dell’assemblea capitolina Valeria Baglio. Il ‘bagno di folla’ (poche centinaia di persone) di ieri in Campidoglio non è riuscito a farlo tornare sui suoi passi e oggi, poi, il presidio dei ‘marziani’ davanti al Nazareno si è rivelato un flop. Prima di mollare, tra 20 giorni, Marino è però riuscito a levarsi lo sfizio di costituire il Comune parte civile contro 5 dirigenti Ama, imputati in un ramo del processo Mafia Capitale che inizierà il 20 ottobre. Lui ci sarà, con tanto di fascia tricolore. L’ipotesi di una lista civica guidata dall’allegro chirurgo alle prossime elezioni previste in primavera fa comunque tremare le gambe al Pd.

La metamorfosi di Flavio Tosi: da fascio-leghista a grande elettore del Partito della Nazione «se il premier cambierà l’Italicum». Inizia oggi in Consiglio dei Ministri l’esame della legge di stabilità. Voto finale previsto per giovedì.

Posticipata a tarda sera la convocazione della commissione Giustizia del Senato per decidere il destino della legge sulle unioni civili. Tutta colpa del vertice ‘ai ferri corti’ tenutosi a Palazzo Chigi tra il Pd e i centristi di Area Popolare contrari al ddl Cirinnà. Oltre alla corsa a ostacoli sulle unioni civili, la maggioranza ha in mano anche la patata bollente della legge sullo ius soli. L’ex AN Maurizio Gasparri la definisce filosoficamente «cittadinanza facile per una massa di extracomunitari» e accusa il governo Renzi di «scafismo di Stato».

Il caso Marino si sta rivelando un boomerang per Matteo Renzi. Aver costretto alle dimissioni il primo cittadino della Capitale per una questione di scontrini obbliga adesso il presidente del Consiglio a guardarsi allo specchio. Certo, a rinfacciargli le presunte spese pazze per centinaia di migliaia di euro, quando era presidente della Provincia di Firenze tra il 2005 e il 2009, sono solo il ‘Fatto Quotidiano’ e qualche altra testata minore. Il resto dei media di Regime, accanita contro il povero ‘Ignaro’, non spreca nemmeno un po’ di inchiostro per la scandalosa vicenda. Ma la grana, che Renzi si è creato quasi da solo, resta. Oggi sul quotidiano diretto da Marco Travaglio compare la smentita non ufficiale di Matteo (inviata via sms) alle circostanziate accuse emerse dall’inchiesta condotta dal giornale in cui il famoso ristoratore fiorentino, Lino Amantini, parla di pantagrueliche cene con «amici e parenti» e di relative fatture «inviate al Comune». «Io ho messo on line tutte le spese, per primo in Italia», si vanta il premier, «e tutte le volte che ho mangiato con mia moglie e la mia famiglia ho pagato di mio», si giustifica. Renzi si ritiene a prova di indagine perché «tutte le mie spese dal 2004 al 2013 sono state al vaglio, nome per nome, pranzo per pranzo, di pm e Corte dei Conti». Se lo dice lui, sarà. Fatto sta che, anche se Lui spergiura che «certe cose non le faccio» e che, comunque, «ci sono le ricevute del Comune e le mie personali», resta più che fondato l’interrogativo su come Renzi sia riuscito a spendere più di 600mila euro in 5 anni solo in pasti al ristorante. Per fugare ogni dubbio, al premier non resta che fornire in modo dettagliato i nomi dei suoi commensali come ha fatto Marino, scavandosi così la fossa politica da solo. Richiesta utopica, considerato anche che le note spese del periodo fiorentino (quando era sindaco della città di Dante) sono al momento secretate e inconsultabili. Ma le brutte notizie per Renzi non finiscono qui perché, proprio oggi, il Tribunale di Genova ha stabilito che il padre Tiziano dovrà subire un supplemento di indagine sulla presunta bancarotta della società Chil Post.

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