mercoledì, Giugno 16

Renzi: «Cogliere opportunità per essere locomotiva d'Europa» Il Premier da Brescia lancia la sfida. Istat: 2015, uscita graduale dalla recessione e ripresa debole

0

Matteo-Renzi_fiera-del-Levante

«Si è aperta un’opportunità  pazzesca, non coglierla sarebbe un errore gravissimo». Queste le parole del Presidente del Consiglio Matteo Renzi a Brescia per l’assemblea generale degli imprenditori bresciani. «Se facciamo ciò che siamo in grado, l’Italia dei prossimi anni sarà locomotiva in Europa. Ma bisogna aver coraggio di dire che è finito il tempo dei si farà: ora o mai più. Ecco il senso dell’urgenza che muove me e il mio governo». Niente più tasse per lo Stato, la prospettiva del governo è di stabilizzare «un’unica tassa locale che sia affidata al sindaco e che non veda più lo Stato mettere bocca, ci sarà – afferma Renzi libertà totale dei sindaci  in materia, con relative responsabilità».

Negli ultime 6 mesi, ha detto Renzi, «sono stati creati 153 mila posti di lavoro: in termini tecnico giuridici la si può chiamare una aspirina, se prima se ne sono persi più di un milione, ma sempre meglio una aspirina che un calcio negli stinchi». E sugli stress test  «le priorità devono essere le regole da dare alle banche e come aiutare le banche per dare credito a realtà che sono così piccole e basterebbe pochissimo a salvarle». Parole positive quelle che il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi rivolge al Premier Matteo Renzi: «Abbiamo bisogno di nuova leadership, come abbiamo bisogno di rilanciare il progetto politico dei Padri fondatori, l’Italia sta dimostrando leadership e autorevolezza, chiedendo una stagione di investimenti, ma con serietà, nel rispetto delle regole e degli impegni presi».

Giudizio positivo sulla legge di stabilità ma qualche sforzo in più: «I saldi della manovra ci dicono che essa non può dirsi pienamente espansiva, ma certamente limita dosi ulteriori di restrizione della domanda. In un’economia già duramente provata come la nostra è molto. Il valore della manovra è, se mi consentite, soprattutto fondato sulla restituzione di fiducia: aiutare gli italiani a uscire dalla spirale recessiva e a credere che una lunga stagione negativa ce la possiamo lasciare definitivamente alle spalle».  Per il presidente di Confindustria, «il credito di imposta per R&S è apprezzabile nella scelta, ma punitivo nell’applicazione, perché discrimina quelli che la ricerca la fanno da sempre sul serio, inoltre, sono poche le risorse per favorire gli investimenti e assenti quelle per incentivare il rinnovo degli apparati produttivi e il sostegno alle politiche di export »

Giudizio critico invece  sull’Irap: «Non ci può essere soddisfazione per avere elevato retroattivamente l’aliquota Irap (abbassata dal 3,9% al 3,5% solo sei mesi fa), ma il problema del prelievo fiscale resta sui beni strumentali all’attività aziendale – capannoni, impianti… – che noi riteniamo una scelta sbagliata».

Lo scenario macroeconomico programmatico delineato dalla nota di aggiornamento è nel complesso condivisibile pur se  soggetto a rischi. Lo ha detto il vice direttore della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini, in audizione sulla legge di stabilità alle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato. La manovra, secondo Bankitalia, «realizza una significativa riduzione del cuneo fiscale e finanzia riforme potenzialmente importanti relative all’istruzione scolastica e al mercato del lavoro, data l’eccezionale profondità e durata della recessione, il rallentamento nel processo di aggiustamento dei conti pubblici proposto appare motivato: può contribuire a evitare il rischio di una spirale recessiva». Sulle clausole di salvaguardia nella legge di stabilità, secondo Bankitalia, «rafforza la credibilità dell’impegno del nostro Paese a proseguire nel processo di consolidamento delle finanze pubbliche, ma, almeno per l’Iva, l’aumento porterebbe le aliquote su livelli molto elevati».

Condivisibile, secondo Signorini, lo scenario macro assunto dal Governo «si tratta di numeri in linea con le valutazioni dei principali previsori pur se soggetto a rischi». E tra questi «l’aumento della volatilità sui mercati finanziari che pone ancor più con forza la necessità di politiche per sostenere la crescita». Per quanto riguarda il contrasto all’evasione,  «alcune delle misure di contrasto Sono potenzialmente in grado di incidere sul fenomeno. Gli effetti sul gettito non sono però facili da stimare».

Sul famoso provvedimento del Tfr in busta è fondamentale che la temporaneità sia mantenuta «l’adesione dei lavoratori a basso reddito all’iniziativa-dice Bankitalia- aggrava il rischio che questi abbiano in futuro pensioni non adeguate». E sugli ammortizzatori sociali: «Non possono che essere sfavorevoli nel quadro macroeconomico corrente e quindi sarà importante definire un sistema che a regime possa essere in condizioni di equilibrio strutturale. Poiché forme e obiettivi dell’intervento non sono ancora definiti in dettaglio una valutazione compiuta non è e ancora possibile». Mentre sulle Regioni «il ridimensionamento dell’Irap consente un significativo alleggerimento del costo del lavoro ma comprime i margini di autonomia delle Regioni, per le quali il tributo rappresenta la principale fonte di finanziamento»«In un assetto efficiente – spiega ancora  il vicedirettore di Bankitalia Luigi Federico Signorini gli enti decentrati devono poter essere responsabili dei livelli di entrate e di spese e su – questa base – venire giudicati dai cittadini. Inoltre, gli interventi modificano in misura significativa la struttura del tributo, rendendo opportuno avviare una riflessione sul suo ruolo nel sistema fiscale italiano».

Impatto positivo nel 2014, nullo per il biennio successivo, questi gli effetti della manovra secondo l’Istat. Ciò è dovuto al  bilanciamento tra la spinta del bonus degli 80 euro e gli effetti negativi derivanti dalla clausola di salvaguardia, con l’eventuale aumento dell’Iva. Per quanto riguarda il Pil, l’Istat prevede un calo del Pil dello 0,3% nel 2014, in linea con le stime del Governo, contenute nel Def. Per il 2015 l’Istituto indica un ritorno alla crescita, con un aumento dello 0,5% (+0,6% nel Def), a cui seguirebbe un rialzo dell’1% nel 2016. Rispetto alle sue precedenti stime l’Istat rivede al ribasso il Pil di quest’anno di 0,9 punti.

Uscita graduale dalla recessione e ripresa debole, queste le stime dell’Istat, nel 2015, la variazione del Pil tornerà debolmente positiva (+0,5%), chiudendo «la lunga recessione del triennio precedente. Per il 2016 è previsto un consolidamento della crescita economica (+1%), che si dispiegherà  a ritmi inferiori a quelli dei più dinamici concorrenti europei e internazionali». Il tasso di disoccupazione raggiungerà – secondo l’Istat – il 12,5% nel 2014 per effetto della caduta dell’occupazione (-0,2% in termini di unità di lavoro).  La stabilizzazione delle condizioni del mercato del lavoro attesa per i prossimi mesi avrà riflessi sul 2015, quando il tasso di disoccupazione diminuirà lievemente al 12,4% e le unità di lavoro registreranno un contenuto aumento (+0,2%). Il miglioramento del mercato del lavoro proseguirà con più vigore nel 2016 con una discesa del tasso di disoccupazione al 12,1% e una crescita delle unità di lavoro dello 0,7% . Gli investimenti invece « subiranno un’ulteriore contrazione nell’anno in corso (-2,3%) nonostante un lieve miglioramento delle condizioni di accesso al credito e del costo del capitale».

Dopo tre anni di riduzione, nel 2014 la spesa delle famiglie segnerà un aumento dello 0,3% in termini reali, in parte per effetto di una riduzione della propensione al risparmio. Nel 2015, si prevede un ulteriore miglioramento dei consumi privati (+0,6%) che proseguirà anche nel 2016 (+0,8%). Nel complesso – prevede L’Istat – la spesa privata per consumi “sarà sostenuta dall’aumento modesto del reddito disponibile lordo, che beneficerà delle misure di politica di bilancio a sostegno dei redditi più bassi da lavoro dipendente e del lento miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro.  Pur in presenza di una dinamica eccezionalmente bassa dell’inflazione, il potere d’acquisto delle famiglie risulterà sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Il tasso di risparmio si attesterà poco al di sopra dei valori del 2013.

Le previsioni dell’Istat sul rialzo delle spese sono, secondo il Codacons, solo un miraggio «tutti gli indicatori economici disegnano un quadro deprimente che non permetterà alcuna ripresa dei consumi nel 2014. Nemmeno il bonus da 80 euro in busta paga ha avuto effetti positivi sulle spese delle famiglie, e il potere d’acquisto calato del -12% negli ultimi 7 anni ha di fatto impoverito sempre di più i cittadini, riducendone gli acquisti. Se anche la previsione dell’Istat dovesse essere corretta – afferma il Presidente Carlo Rienzi – il rialzo della spesa sarebbe praticamente irrilevante, considerato che negli ultimi 7 anni i consumi degli italiani sono calati della maxi-cifra di 80 miliardi di euro  e per tornare ai livelli di spesa pre-crisi, di tale passo, servirebbe almeno 35 anni». 

Piazza Affari chide in calo a – 2,10%, lo spread si attesta a 155 punti.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->