giovedì, Ottobre 28

Renzi: chi non è con me è contro di sè

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Non è esattamente sintomo di una ‘forza tranquilla’ quanto è andata a dire a Desenzano del Garda la Madonna di Laterina, al secolo Maria Elena Boschi, Ministro ‘per le Riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento con delega all’attuazione del programma di Governo nel Governo Renzi’ (ipse dixit wikipedia, che fa tanto ‘ggiovane’, come i pantaloni calzini a vista del Presidente del Consiglio). Sostiene Madonna Elena: «Sappiamo che parte della sinistra non voterà le riforme costituzionali, e si porranno sullo stesso piano di Casa Pound, e noi con Casa Pound non votiamo». Ecco: forse è il caso di trovare qualche argomento un po’ più solido. Perché non c’è alternativa: a un referendum si può solo votare SI o NO, e non esiste MA o SE. Quindi, necessariamente ci si viene a trovare, quale che sia il voto, in compagnia di persone con cui si ha poco o nulla a che fare. Lo sa certamente anche Madonna Elena, che chi voterà SI non saranno solo i componenti del ‘magico giglio toscano’, e ci saranno anche tanti che quanto a ‘presentabilità’ hanno poco o nulla da invidiare a casa Pound.

Imprudente anche seguire le orme già impresse dall’inquilino di Palazzo Chigi, e nonostante lo ‘sconsiglio’ di Jim Messina, l’ex stratega di Barack Obama ingaggiato da Matteo Renzi per la futura campagna referendaria: Messina lo ha detto chiaro e tondo in un incontro riservato con il gruppo dirigente renziano: «E’ un errore personalizzare il referendum». Il Presidente del Consiglio, a quanto pare, non accetta consigli e sicuro, continua di testa sua: «Chi non è con me, è contro di sé», sembra essere il suo motto. A ottobre, ripete, o passa il SI e si va avanti, oppure se prevale il NO tutti a casa: «La scelta del referendum l’abbiamo fatta da subito, come Governo, come Pd e come maggioranza, ora comincia la parte più bella, quella di una sfida vera da qui a ottobre, la sfida decisiva nella quale ci giochiamo tutto, non solo per le riforme costituzionali ma anche per il futuro del nostro Paese». I maligni, a questo punto, insinuano che sotto sotto Renzi auspichi la sconfitta: così da avere una exit strategy, e lasciare in altre mani la patata incandescente che lui non sa più come gestire.

Le ormai imminenti elezioni amministrative saranno, da questo punto di vista, un indicativoantipasto‘; Palazzo Chigi si affanna a dire a ogni pié sospinto che si vota per i sindaci, che non è un voto politico; e gli sherpa renziani ti ripetono allo sfinimento che a Renzi delle amministrative non importa un fico secco, anzi se il PD prende una batosta a lui tutto sommato va bene, che si libera d’un sol colpo di vecchi cacicchi. Resta il fatto che se Milano finisce nelle mani del centro-destra come è possibile; se Napoli riconferma Luigi De Magistris come è probabile; se Roma premia Virginia Raggi del Movimento 5 Stelle, come molti credono e sperano… ecco, se questo è lo scenario prossimo venturo, l’inquilino di palazzo Chigi dovrà prendere atto di questa amara realtà, prodromo di quello che può capitare a ottobre: che vinca il NO. Hai voglia ad esorcizzare dicendo che per il NO si è schierata anche Casa Pound …

La scommessa di Palazzo Chigi in sostanza è questa: instillare nell’opinione pubblica che non c’è alternativa a Renzi. Solo che Renzi non è il re Luigi XV; all’orizzonte non c’è nessuna dama che sia all’altezza della marchesa di Pompadour; e tutti i rilevamenti demoscopici certificano la scarsa presa dell’espressione ‘après nous le déluge‘, per il semplice motivo che si è convinti, a torto o a ragione, che il diluvio già ci sia.

Ma il Presidente del Consiglio davvero pensa tutto ruoti attorno alla sua persona? A palazzo Chigi sanno bene che si stanno preparando le alternative: da parte delle opposizioni, come è giusto che sia, è il loro mestiere; ma anche da parte di quella minoranza del Partito Democratico che si snoda da Massimo D’Alema a Pierluigi Bersani, fino a Gianni Cuperlo: che si meriteranno tutti i manrovesci che Renzi dà loro, ma si ricordano soprattutto le umiliazioni a cui vengono impietosamente sottoposti; e lavorano per rendere la pariglia.
Renzi, dicono i suoi detrattori, sente il fiato sul collo, le sue ‘riforme’ sono un fiasco clamoroso. E’ ben vero che si tratta di un mantra ripetuto decine di volte, ma ogni volta, per una ragione o per l’altra, Renzi l’è cavata. Questa volta, però, rischia davvero di scottarsi. La riforma della Costituzione e le modifiche della legge elettorale per la Camera dei Deputati sono due rospi non facili da ingoiare.

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