sabato, Ottobre 16

Renzi a caccia di Responsabili

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Ormai non dovrebbe stupire più nessuno il vizietto doppiogiochista di Matteo Renzi. La tendenza a promettere una cosa facendo l’esatto contrario non appena il malcapitato interlocutore gli volta le spalle. Il ricatto politico compiuto ai danni di Forza Italia con l’imposizione del nome di Sergio Mattarella al Quirinale è ancora cronaca fresca. Così come è recente il ricordo dell’incontro avvenuto a Roma con Alexis Tsipras appena tre giorni fa. Nell’occasione quel ‘cravattaro’ del nostro premier si era azzardato a regalare una cravatta marchiata UE all’amico ‘Alexis’ («Parliamo la stessa lingua!»). Cadeau poco gradito al premier greco che il nodo della cravatta lo odia, così come è allergico al ricatto economico degli ‘usurai’ di Bruxelles (in gergo romanesco ‘cravattaro’ e ‘usuraio’ sono sinonimi). Adesso, dopo la solo annunciata rottura del patto del Nazareno, Renzi ritira fuori dal cassetto il ddl anticorruzione in versione contra personam. Silvio Berlusconi trema. E Deborah Serracchiani apre le porte del Pd alla pattuglia di nuovi Responsabili. 8 parlamentari di Scelta Civica tra cui il ministro Stefania Giannini traslocano a casa di Matteo. In arrivo anche il soccorso di Gal ed ex M5S. Il Consiglio di Stato dice no agli Ogm.

Il premier si fa vivo sulla sua E-news per blandire ancora i berlusconiani, confermando al contempo che per fare le riforme «i numeri ci sono anche senza di loro». Ma giocare su più tavoli contemporaneamente comporta anche qualche controindicazione. Oggi è la minoranza Dem, per bocca di Massimo D’Alema, a chiedere il conto dell’intesa sul Quirinale. «Abbiamo avuto un’influenza determinante nell’elezione del capo dello Stato», dichiara il ‘lìder Maximo’ al ‘Messaggero’. «Il Presidente era il candidato indicato dalla minoranza del Pd. Si parta dal Pd unito e non si arruolino Scilipoti di turno», conclude poi D’Alema, «il governo del Paese non può puntare a sostituire il Patto del Nazareno con il trasformismo parlamentare». Anche Gianni Cuperlo si associa alla richiesta di svolta a sinistra del governo. E già, perché la questione politica più scottante in queste ore è proprio la ricerca di una maggioranza alternativa sia ad Ncd che al Nazareno. Una caccia spasmodica a nuovi parlamentari Responsabili, come avvenne nel 2010 con Domenico Scilipoti e Antonio Razzi che abbandonarono Di Pietro per correre in aiuto del Cavaliere appena mollato da ‘che fai mi cacci’ Gianfranco Fini.

Doveroso ai fini storici e psicologici riportare il paso doble intellettuale (si fa per dire) compiuto ieri dal vicesegretario Pd Deborah Serracchiani. Per giustificare lo scandaloso tentativo di campagna acquisti messo in atto dai Dem al fine di comprare (politicamente) il voto di alcuni parlamentari in fuga interessata dai rispettivi partiti, la Serracchiani ha usato testuali parole: «Persone consapevoli della responsabilità verso l’Italia». Peccato che proprio il suo capo, ancora ‘rottamatore’ nel 2013, si lasciasse andare a frasi del tipo «i traditori veri sono gli Scilipoti». Identico giudizio lo esprimevano Serracchiani e cortigiani piddini sparsi. Come spiegare allora agli italiani questa giravolta a 360°? Semplice: basta non spiegare niente e tirare dritto. E pensare che Scilipoti se l’è presa giustamente con la «comunista» Laura Puppato che giustifica gli ‘Jago’ renziani, bollando invece come «venduti» gli Scilipoti berlusconiani. Sacrosanta querela in arrivo.

Comunque sia, il calciomercato politico organizzato dal Pd procede a gonfie vele con l’acquisto, ufficializzato in queste ore, dell’intero pacchetto di Scelta Civica al Senato, con la sola esclusione di quel ‘brocco’ impresentabile di Mario Monti. Sono 6 i senatori montiani colpiti dalla ‘sindrome della responsabilità’ (Gianluca Susta, Stefania Giannini, Alessandro Maran, Linda Lanzillotta, Pietro Ichino, Carlo Calenda) a cui si aggiungono le deputate Irene Tinagli e Ilaria Borletti Buitoni. Incredibilmente pietose, se non fossero vere, le parole usate dal ministro dell’Istruzione Giannini per giustificare l’abbandono del Titanic montiano per prendere il largo con il motoscafo renziano. «Questo è un momento in cui c’è bisogno di aggregazione sul riformismo e non di frammentazione», la butta lì Giannini che poi indossa una maschera di bronzo per arrivare a dire che «responsabilità è la parola che amo di più». Con tanti saluti a ‘Mister loden’. Arturo Scotto di Sel la chiama «Scelta cinica». Il congresso del partitino, convocato per domenica 8 febbraio, rischia così di trasformarsi in una riunione di fantasmi. Anche quella massa informe che si fa chiamare gruppo Gal fa sapere, tramite il senatore Giuseppe Ruvolo intervistato dal ‘Corriere della Sera’, che «entro due settimane nascerà il gruppo dei ‘salvapatto’ del Nazareno», formato da una decina di onorevoli ‘girevoli’.

Intanto, il testo del ddl anticorruzione ancora non esiste. In attesa che Mosè (il ministro della Giustizia Andrea Orlando) venga convocato sul monte Sinai per ricevere le tavole dei comandamenti (anticorruzione), è lui stesso a cercare di spiegare ai giornalisti che «stiamo lavorando per martedì, quando dovremo chiudere con gli emendamenti per avere un testo». Un corsa affannosa iniziata -a seguito dei ripetuti appelli del M5S raccolti finalmente dal presidente Mattarella- con la chiara intenzione di ricattare (sempre politicamente, si intende) Berlusconi non appena il Caimano ha fatto annunciare da Giovanni Toti la rottura del patto del Nazareno. Eppure il ddl anticorruzione, presentato dal presidente del Senato Pietro Grasso quasi due anni fa, era stato lasciato ammuffire proprio in nome del patto scellerato BR (Berlusconi-Renzi). Un po’ a sorpresa, il grillino Luigi Di Maio si dichiara «pronto a votarlo». Sì, «ma quando ci sarà un testo!».

Patto o non patto, in casa Forza Italia regna ancora il caos. Il riconfermato capogruppo alla Camera, Renato Brunetta, prova ad organizzare la riscossa chiedendo al governo di «fare chiarezza sulle ombre inquietanti di insider trading che circondano la vicenda che porta all’emanazione del decreto legge sulle banche popolari». Brunetta se la prende, senza mai nominarlo, con ‘l’antipatico per antonomasia’, quel Davide Serra del fondo di investimenti Algebris, amico intimo di Renzi. Secondo Brunetta, infatti, il governo avrebbe «avvantaggiato diverse persone, amici degli amici nella City, speculatori di Londra che hanno guadagnato moltissimo». Ma la scandalosa vicenda delle banche popolari autorizza il deputato M5S Riccardo Fraccaro a pubblicare un post sul blog di Grillo in cui Renzi viene definito il «becchino» delle famiglie italiane.

Chiudiamo col ribelle Raffaele Fitto, che annuncia una convention dei «ricostruttori» azzurri convocata il 21 febbraio a Roma, e con il leghista Matteo Salvini, oggi fuori dalle polemiche sui Responsabili perché impegnato a protestare in piazza insieme a migliaia di allevatori messi in ginocchio dalle quote latte imposte dall’Europa. Alla battaglia della Lega si intreccia anche la notizia della sentenza del Consiglio di Stato contro l’agricoltore Giorgio Fidenato, noto ‘untore’ di colture Ogm nel nostro Paese. Esultano Ermete Realacci e Legambiente.

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