venerdì, Maggio 14

Renzi-Berlusconi: è vera rottura?

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E’ un classico, a teatro, Georges Feydeau: autore e regista di opere caratterizzate da un ritmo frenetico capace di suscitare un irresistibile effetto esilarante. In Feydeau moltissime situazioni comiche sono totalmente prive di battute: può accadere che un uomo entri in scena, una donna ne esca, e il pubblico ride fino alle lacrime. Se però il vaudeville si applica in politica, l’effetto è molto meno divertente, ‘entrate’ ed ‘uscite’ deprimono. E’ quello che puntualmente accade in queste ore. Sentire Silvio Berlusconi evocare un possibile rischio di «deriva autoritarideterminato da quelle riforme che fino a ieri era disposto a votare (e comunque in parte ha approvato) legittima le battutacce che circolano nel Transatlantico di Montecitorio e che non si riferiscono per non scadere nella volgarità; se poi si aggiunge che non sono tanto esponenti della maggioranza a pronunciarle, ma gli stessi dirigenti di Forza Italia, allora si comprende come Forza Italia somigli al povero CharlesSonnyListon al settimo round con di fronte uno scatenato Cassius Clay

Strepita, Berlusconi, sostenendo che Matteo Renzi non ha rispettato i patti, e per «puri interessi di parte» si è eletto un Presidente della Repubblica che non era quello concordato. Tanti saluti, dunque, almeno a parole, al «Patto del Nazareno e al sogno di un progetto condiviso».

Risultato della sfuriata? Uno sprezzante «Commovente» da parte della vice-segretaria del PD Deborah Serracchiani; e l’altro vice-segretario Lorenzo Guerini sibila: «Incoerente». C’è senz’altro del vero in quello che dice Guerini: «Mi sembrano dichiarazioni un po’ fuori controllo e registro, fatte per tenere insieme il proprio partito piuttosto che espressione di valutazioni di merito reale».

La sfida tra Renzi e Berlusconi (ammesso che di sfida si possa parlare), in termini molto elementari è questa: il leader di Forza Italia è in difficoltà perché deve riuscire a far convivere le fazioni in cui il suo partito è diviso: gli oppositori palesi di Raffaele Fitto; ma anche gli oltranzisti che vorrebbero sparare cannonate alzo zero come il capogruppo alla Camera Renato Brunetta; e i ‘mediatori’ come il toscano Denis Verdini o il capogruppo al Senato Paolo Romani, più preoccupati, al pari del Presidente di Mediaset Fedele (di nome e di fatto) Confalonieri del destino delle aziende. Per essere ancora il dominus del Partito, Berlusconi ha bisogno di un successo: dimostrare che senza di lui le riforme non si fanno e il Governo Renzi è paralizzato.

Renzi ha un’esigenza analoga: ‘coprirsialla sua sinistra, e dimostrare che lesueriforme è in grado di portarle avanti anche da solo, con chi ci sta, ma senza scendere in compromessi particolarmente onerosi. In una parola: che nessuno può porre veti, e che comunque il ‘patto del Nazareno’ non è una trattativa tra pari grado.
Ovvio che Berlusconi sia inquieto e preoccupato. Gli hanno appena riferito della consistente pattuglia degli ex di Scelta Civica andata a ingrossare le fila del PD, e i numeri non sono certo a suo favore. Qualche altro collaboratore gli riferisce poi le dichiarazioni a Palermo di Matteo Salvini, il leader della Lega andato a mietere consensi in partibus infidelium: «Non capisco, lo dico davvero senza doppi fini, quale sia la strategia di Berlusconi; e neppure la tattica». Rabbuiato e pensieroso si sfoga con i suoi, Berlusconi; e nel suo quartier generale lo sentono ancora inveire per lo sgarbo ricevuto con l’elezione a Presidente di Sergio Mattarella: «E’ anche strafottente», dice all’indirizzo di Renzi.

Che il Presidente del Consiglio non sia un campione di diplomazia è noto; quanto a parole date, basterebbe ricordarsi di Pierluigi Bersani ed Enrico Letta: ancora si leccano le piaghe lasciate di quei suoi:  ‘stai sereno’.

Ma non ci sono solo i tradimenti veri o presunti. Oltre al rischio che Forza Italia possa finire in un angolo, marginalizzata, quello che irrita Berlusconi è qualcosa di molto concreto e solido: i cinquanta milioni di euro in più che Mediaset dovrà pagare; nel decreto Milleproroghe in discussione alla Camera c’è un emendamento che rinvia a una data indeterminata il pagamento di decine di milioni di euro di concessione di frequenze Tv.
I ‘miao-miao’ e i ‘bau-bau’ riferiscono che Berlusconi starebbe accarezzando sempre più l’idea di vendere il gruppo, o almeno la parte relativa a Premium, finché è ancora in tempo, cioè ha ancora un po’ di peso politico.
Ma poi, e qui torniamo al vaudeville e a Feydeau: è vera rottura, o fumo gettato sugli occhi di chi si oppone nel PD a Renzi, e in Forza Italia a Berlusconi?
Segniamoci una notizia e un commento. La notizia è questa, piccola, pubblicata nella pagina dei mercati finanziari del ‘Corriere della Sera‘: il 30 gennaio, alla vigilia dell’elezione di Mattarella, dopo lostrappodi Renzi, Confalonieri (uno dei più strenui sostenitori del patto del Nazareno) ha approfittato del fatto che le azioni Mediaset erano quotate più di quattro euro, per venderne 77mila; un guadagno di 313.413 euro.
La dichiarazione è di Verdini: «Silvio non ha capito che questo qui (Renzi, ndr.) non fa prigionieri. Non scherza, non è D’Alema che abbaia solamente». Verdini dice che per il momento si limiterà a godersi la scena; il tono è lo stesso di quel cinese che sta sulla riva del fiume, e aspetta.

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