martedì, Aprile 20

Renzi, avviso di sfratto a Letta image

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ASSEMBLEA 2012 DI CONFINDUSTRIA FIRENZE CON GIORGIO SQUINZI E MATTEO RENZI

È partita da giorni l’operazione mediatica studiata da Matteo Renzi per arrivare a Palazzo Chigi senza essere accusato di contraddirsi. Da tempo non è più categorico nell’escludere la staffetta a Palazzo Chigi con Enrico Letta ma vuole fare in modo che passi chiaramente il messaggio che, nel caso prendesse la guida del governo, sarebbe solo perché la società civile e la base del suo partito glielo hanno chiesto con insistenza.

Il segnale inequivocabile di questa strategia sono state le parole al Corriere del coordinatore della segreteria e portavoce del Pd, Lorenzo Guerini, che ha letteralmente invitato Renzi a prendere coraggio e ha chiarito come solo un «governo di legislatura» possa essere la soluzione migliore per l’Italia per «risolvere la crisi economica» e «per portare a termine il percorso delle riforme». Ed è chiaro che un governo di legislatura con un tale “vasto programma” fino al 2018 non potrà avere che come guida Matteo Renzi.

Le parole di Guerini non lasciano spazio a nessun dubbio essendo impensabile che non siano state condivise con Renzi. Il sindaco, inoltre, avrebbe già in mente un provvedimento da prendere immediatamente nel caso in cui diventasse premier: l’abolizione di molti carrozzoni ed enti pubblici. Un’azione che avrebbe un forte impatto mediatico e inevitabilmente metterebbe ancora più in risalto “l’andamento lento” del governo Letta.

Ma a Enrico Letta non va che il suo governo venga ricordato per la sua impalpabilità ed è per questo che oggi ha chiesto a Giorgio Napolitano altro tempo. «Nelle prossime ore presenterò il patto di coalizione alle forze politiche che sostengono il governo. E sarà una proposta molto concentrata sui temi economici che convincerà tutti i partiti, “anche” il Pd» ha dichiarato, con una punta di veleno, il premier oggi a Milano (a margine della visita alla Borsa italiana del turismo).

Una sfida in piena regola al segretario. Letta è consapevole che, se un governo Renzi riuscisse a dare una sferzata ai conti economici e a mettere sul giusto binario le riforme istituzionali, il paragone col suo governo sarebbe impietoso. Renzi però ha deciso di fare il grande passo e per questo oggi, all’assemblea dei deputati del Pd, ha comunicato di aver anticipato al 13 febbraio la direzione del Pd. «La macchina – è la metafora utilizzata da Renzi– ha una direzione chiara. La batteria è scarica: decidiamo se va cambiata o ricaricata. Il punto è se questa legislatura è nelle condizioni di utilizzare l’81% che le rimane davanti». 

Pure Scelta Civica, in perfetta sincronia con l’accelerazione impressa da Renzi, ha chiesto le dimissioni del premier. «Sono sicuro che Enrico Letta per primo – ha affernato il capogruppo alla Camera Andrea Romano – comprenda l’esigenza di voltare pagina davvero arrivando rapidamente ad un nuovo governo che sia guidato anche da un’altra personalità». Poco spazio per le interpretazioni ma le avvisaglie al premier, però, Scelta Civica le aveva inviate per tempo. Con la fuoriuscita del ministro della Difesa Mario Mauro, infatti, Scelta Civica era rimasto l’unico partito della maggioranza senza ministri. Per qualche mese il partito di Mario Monti non ha protestato (almeno pubblicamente) ma, vista la scarsa considerazione del premier nonostante le tante caselle liberatesi nel governo, nelle ultime settimane qualsiasi occasione era diventata un pretesto per attaccare il governo.    

Resta da capire cosa farà Napolitano. Il Presidente ha ricevuto i duellanti a distanza di poche ore perchè Letta ha rifiutato un incontro a tre (a testimonianza della totale diffidenza fra i due). Il premier dichiara di godere ancora della protezione del Presidente ma in questo momento Napolitano, pur volendo, non avrebbe la forza di opporsi al ciclone Renzi. Dopo la richiesta di impeachment da parte del M5S e le accuse di complottismo ai danni di Berlusconi, ci manca solo l’ostilità del popolo delle primarie.

 

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