martedì, Ottobre 19

Renzi alla corte di Xi Jinping Nasce il Business Forum Italia-Cina per riequilibrare la bilancia commerciale

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Italian Prime Minister Matteo Renzi Visits China

Non si può certo dire che il primo approccio renziano all’Oriente fosse stato entusiasmante: il Presidente del Consiglio si è reso responsabile di una gaffe clamorosa proprio alla vigilia della tournée asiatica, accogliendo il Premier giapponese Shinzo Abe, in visita a Roma, con un piccolo inchino a mani giunte. Un saluto esotico, sì, peccato che tipicamente indiano. Renzi se l’è cavata decisamente meglio sul campo, guadagnandosi il plauso di chi fa affari con l’Asia da anni. Dopo un breve pit stop in Vietnam – trampolino di lancio delle aziende italiane verso il mercato asiatico in virtù degli accordi di libero scambio tra Hanoi e le Nazioni dell’Asean -, il Premier ha proseguito per Shanghai e Pechino spalleggiato da uno stuolo di imprenditori.  

A dieci anni dalla prima missione ‘di sistema’ guidata da Ciampi e Montezemolo, le pmi italiane faticano ancora ad espugnare la Grande Muraglia, scontrandosi con il capitalismo di Stato cinese. Ma come fa notare Alessandro Barbera su ‘La Stampa’, due dati infondono conforto: innanzitutto, l’idea che il capitalismo di Stato non potrà durare per sempre. Secondo pronostici di Andrea Goldstein dell’Ocse, ci si aspetta in un prossimo futuro un riequilibrio tra Stato e mercato. In secondo luogo, la constatazione che le similitudini tra il gigante asiatico e il Belpaese sono di più del previsto: nonostante lo strapotere dei colossi statali, «l’80% dell’economia cinese è fatta a sua volta di piccole imprese».

Le cifre dell’interscambio commerciale tra Cina e Italia (33 miliardi di euro nel 2013), per il Presidente del Consiglio Renzi, non rispecchiano le effettive potenzialità dei due Paesi e la responsabilità è nostra. «I 23 miliardi di euro di importazioni a fronte dei 10 miliardi di export del 2013 dipendono tutti da noi e siamo noi a dover cambiare questa situazione». Secondo il gruppo assicurativo SACE, l’export italiano verso il Regno di Mezzo metterà a segno una crescita media annua superiore all’11% nei prossimi quattro anni, scrive lHuffington Post. Come spiegato dallo stesso Renzi, la direzione da seguire è quella dell’ internazionalizzazione. «Noi non siamo qui per riportare a casa le aziende», ha scandito, «siamo qui per dire che occorre più Italia all’estero».

Giunto nella capitale cinese, il Presidente del Consiglio ha incontrato le tre principali personalità politiche della Repubblica popolare cinese (il Presidente Xi Jinping, il Premier Li Keqiang e il Presidente dell’Anp Zhang Dejiang) nella Grande Sala del Popolo, cuore politico dell’ex Celeste Impero; una cornice esclusiva che assume significati importanti nei complessi rituali di Partito. Il Primo Ministro ha ricordato la ricorrenza del decennale del partenariato Cina-Italia, invitando la delegazione del Belpaese ad affrontare il Regno di Mezzo con «curiosità» e «coraggio», proprio come fecero i pionieri Marco Polo e Matteo Ricci. E utilizzando una simbologia in linea con il ‘bestiario’ tradizionale ha citato in causa due animali cari ai cinesi, affinché i rapporti bilaterali possano procedere con la «velocità del cavallo» e la «saggezza della tartaruga».

Sono lontani i tempi in cui, ancora Sindaco di Firenze, il giovane Renzi chiuse le porte del palazzo Vecchio all’ex Presidente Hu Jintao. In cambio gli mandò in albergo il libro sul Granduca Pietro Leopoldo che ricorda l’ abolizione della pena di morte avvenuta per la prima volta nella storia degli Stato moderni nel 1786 proprio in Toscana. Era il 2009. Nel frattempo, il decennio di partenariato Cina-Italia (poco brillante durante Governo Berlusconi) è stato scandito da tre visite di alto profilo: a recarsi nell’ex Celeste Impero sono stati Prodi nel 2006, il Presidente della Repubblica Napolitano nel 2009 e l’ex Premier Mario Monti nel 2012.

Ma dall’ultima missione sono cambiate molte cose. Monti era atterrato a Pechino per sponsorizzare un’Italia reduce da un calo degli investimenti stranieri di 6 punti percentuali, un Paese percepito all’epoca dai cinesi alla stregua di Spagna, Portogallo, Grecia e Irlanda. Renzi si è presentato oltre Muraglia forte del suo successo alle europee, leader dell’unico Paese del G7 ad aver registrato un’accelerazione della crescita nel mese di aprile, secondo i dati Ocse; terza economia dell’Eurozona che, proprio come la Cina di Xi Jinping, attraversa un complesso periodo di riforme. «Molti pensano che l’efficienza in Italia non sia molto buona, la Cina è cresciuta in fretta, quindi dobbiamo studiare la Cina», ha dichiarato il Premier al cospetto delle massime autorità comuniste. Al nuovo Presidente del Consiglio è toccato il gravoso compito di rassicurare gli ospiti sull’andamento dei lavori per l‘Expo 2015, adombrato dai casi di corruzione che recentemente hanno travolto Milano; proprio la città prescelta per ospitare il summit Asem del prossimo ottobre, momento di incontro tra Nazioni europee e asiatiche. Il Dragone, da parte sua, parteciperà all’Esposizione con il secondo padiglione per grandezza dopo quello della Germania.

Il tour di Renzi in Asia si presenta come il sequel della grande caccia ai partner avviata da Enrico Letta, volato lo scorso inverno nel Golfo per convincere la terra degli sceicchi a investire in Italia, «che offre opportunità». «La crisi è passata», aveva detto l’allora Premier. Mercoledì 11 è nato il Business Forum Italia-Cina previsto dal memorandum d’intesa siglato lo scorso gennaio tra l’ex Ministro dello Sviluppo economico Zanonato e Gao Hucheng, Ministro del Commercio cinese. Nel direttivo del Forum ‘Il Sole 24 ore’ cita oltre al Presidente Andrea Guerra e al co-presidente Tian Guoli, numero uno di Bank of China, aziende del calibro di Fiat, Danieli, Finmeccanica, Eni, Enel Dedalus, Cdp (Cassa depositi e Prestiti), Unicredit, Tod’s, Federalimentare e, per parte cinese, State Grid, Avic, Cosco, China National arts & group, Weichai, Shanghai electric, Zoomlin, Huawei e Guangzhou automative

Ai primi di maggio era stata raggiunta un’intesa tra Ansaldo Energia e Shanghai Electric, partner internazionale scelto dal Fondo Strategico Italiano per rilevare il 40% della società. Nel mese di marzo, Bank of China ha acquistato il 2,1% di Eni e il 2,07% di Enel, diventando uno dei primi azionisti delle due controllate, mentre il Business Forum Italia-Cina ha permesso a Eni di rafforzare la propria presenza nel mercato cinese attraverso la firma di due accordi con i vertici di China Huaneng Group e di China National Nuclear Corporation, leader nel settore elettrico del Paese. Due gli accordi anche per Finmeccanica. «In particolare il primo», si legge nella nota della società, «riguarda un Memorandum of Understanding tra Finmeccanica – AgustaWestland e Beijing Automotive Industrial Corporation (Baic) finalizzato ad una potenziale collaborazione industriale per la commercializzazione, manutenzione e addestramento per elicotteri esclusivamente dedicati a compiti di pubblica utilità. L’accordo potrebbe portare alla fornitura da parte di Finmeccanica-AgustaWestland di 50 elicotteri in cinque anni al mercato cinese». 

Entro la fine di giugno, invece, dovrebbe venire rivelate le sorti di Cdp Reti, impegnata in un processo di privatizzazione che vede tra i favoriti i cinesi di State Grid. Di notevole appeal mediatico, il memorandum d’intesa tra Jack Ma, fondatore di Alibaba, e il Ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi al fine di sviluppare il commercio online delle imprese italiane sul negozio virtuale del colosso con base ad Hangzhou. La firma ha fornito l’occasione per esortare Pechino a rafforzare la tutela contro falsi e frodi online, un tasto dolente oltre la Muraglia.

Di poche parole i media cinese. La visita è stata ripresa dall’agenzia di stampa Xinhua’, che, senza elaborare, si è limitata a descrivere per sommi capi «il piano triennale (2014-2016) tra Italia e Cina per la cooperazione nel settore del commercio, delle industrie e investimenti, turismo e visite, innovazione e tecnologica». «L’unione tra la tecnologia italiana e il vasto mercato cinese non è un vantaggio soltanto per i due Paesi, ma aiuta anche all’ampliamento verso ‘mercati terzi’ in altri Paesi», ha affermato il Premier Li Keqiang, il quale ha annunciato che «nella seconda metà dell’anno, le due parti terranno il sesto meeting del comitato governativo bilaterale per discutere il piano d’azione». Tra le priorità compare il raddrizzamento della bilancia commerciale attraverso un aumento delle esportazioni italiane verso la Cina. I settori principalmente interessati saranno quelli «della tutela ambientale e dell’energia, dei prodotti agricoli e della lavorazione, della sicurezza alimentare, dell’urbanizzazione, della medicina e dell’aviazione». Mentre capitali cinesi si riverseranno nelle strutture pubbliche, nella logistica, nelle infrastrutture, nei servizi e nella tutela dei beni artistici e culturali italiani. E i cittadini della Repubblica popolare -i primi viaggiatori al mondo nonché i più spendaccioni- saranno incentivati a visitare il Belpaese dalla riduzione delle attese a 36 ore per i visti turistici e business. Provvedimento che rende l’Italia tra i Paesi UE più rapidi nel rilascio dei visti; cosa che non guasta per rilanciare l’economia di una «superpotenza culturale».

 

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