lunedì, Maggio 10

Renzi a rapporto: basta promesse, occorrono fatti Un settembre, tanto per cambiare, di lacrime e sangue. Padoan ammette, la crisi sarà lunga, ci siamo sbagliati

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Si può provare ad alzare educatamente la mano e obiettare che mal comune non è mezzo gaudio, semmai motivo in più di preoccupazione, e dunque che anche la Germania comincia ad avere qualche problema questo non ci deve e non ci può consolare per nulla? Si può osservare che l’attuale Governo, al pari degli altri che l’hanno preceduto, ha una politica fiscale folle, non ha la minima idea di cosa sia e possa essere una politica industriale, è composto in maggioranza da dilettanti che ci mandano allo sbaraglio, e che in questi tre-quattro mesi si è occupato poco e male di tutto, ma non della crisi che ci attanaglia? Si può senza per questo venir arruolati nel PdG (Partito dei Gufi)?

Perche’ accade questo: intanto, a differenza degli altri Paesi d’Europa, l’Italia ha toccato un nuovo record storico per quel che riguarda il debito pubblico. A giugno il dato, riportato dal Supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia sulla finanza pubblica, raggiunge 2.168,4 miliardi di euro, circa 2 miliardi in più rispetto al mese precedente. Nei primi sei mesi il debito pubblico è aumentato di 99,1 miliardi, riflettendo il fabbisogno della Pubblica Amministrazione (36,2 mld) e l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (67,6 mld). L’emissione di titoli sopra la pari, l’apprezzamento dell’euro e la rivalutazione dei BTPi hanno contenuto l’aumento per 4,8 miliardi.
Sempre Bankitalia rivela che le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari in giugno a 42,7 miliardi, in diminuzione del 7,7 per cento (3,5 miliardi) rispetto allo stesso mese del 2013. Nei primi sei mesi dell’anno le entrate sono diminuite dello 0,7 per cento (1,3 miliardi). «Tenendo conto di una disomogeneità nella contabilizzazione di alcuni incassi», avverte, però, via Nazionale, «la riduzione delle entrate tributarie sarebbe stata più pronunciata».

Cosa sta succedendo, al di là della tante chiacchiere e del tanto fumo? Succede, dice il Ministro del Tesoro Piero Carlo Padoan, uno dei pochi che almeno sa quel che dice e dice quel che sa, che «ci aspettiamo una crescita molto inferiore» al previsto per il 2014.  Nel Def (Documento ei economia e finanza) il Governo ha previsto un Pil in aumento dello 0,8% (contro lo 0,2% stimato da Bankitalia e Confindustria e lo 0,3% del Fondo monetario internazionale). La scarsa crescita, spiega Padoan, «non è dovuta al fatto che le riforme non sono state fatte, ma è un problema di lungo termine». Il  programma delle riforme, tuttavia, non cambia:  «Quello che cambia è che per la ripresa in Italia, ma anche in Europa, ci vorrà più tempo del previsto. Sfortunatamente e non lo dico come una scusa, ci siamo tutti sbagliati. Intendo organizzazioni internazionali, Governi e via di seguito. Tutti prevedevamo una crescita maggiore per quest’anno nella zona euro e nessuno fino ad ora ci ha visto giusto».

E’ normale, dopo anni di lacrime e sangue, dopo che tante Cassandre liquidate come militanti del Partito dei Gufi avevano ammonito che per uscire dal tunnel c’era ancora tanto da fare, si sia distribuito a destra e a manca ottimismo e appelli ad aver fiducia; e alla fine ci si venga a dire: ci siamo sbagliati, la crisi c’è e ci sarà ancora, e prevedibilmente vi chiederemo altre lacrime e sangue? Perché Padoan, piaccia o no a Matteo Renzi, dice pane al pane: «Le riforme sono efficaci sulla crescita ma ci vuole tempo. Sono più che sicuro che le riforme che stiamo mettendo in campo porteranno benefici nel medio termine, ovvero nei prossimi due anni; risentiamoci tra 18 mesi e vediamo cosa è successo». E già: risentiamoci…

E’ con occhio severo che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l’altro giorno ha ricevuto e ascoltato Renzi, quasi un esame: «Bisogna fare le cose con calma e senza fretta». Le prossime mosse riguarderanno la riforma dello Statuto dei lavoratori, il rapporto non idilliaco tra il Premier e il Ministro dell’Economia Padoan, la riforma della giustizia, le riforme istituzionali e i rapporti con l’Europa. Una vera e propria corsa ad ostacoli, quella che attende Renzi da settembre.

Per il 29 agosto, vigilia del vertice europeo di Bruxelles, Renzi annuncia l’intenzione di lanciare alcuni  ‘segnali importanti’ sollecitati dal Presidente della Banca centrale Mario Draghi, e darà ‘le giuste risposte’ agli investitori internazionali. La prima, promette, sarà la riforma della giustizia, con l’abbattimento dei tempi dei processi civili. La seconda il varo del decretosblocca-Italia’ con le misure per far ripartire i cantieri e ‘muovere’ circa 43 miliardi già stanziati. La terza risposta, a sorpresa, la presentazione di una ‘riforma complessivadella scuola: una ‘rivoluzione’ che Renzi sta studiando insieme al Ministro Stefania Giannini. «Sarà una sorta di Big Bang,  una super scossa per far ripartire l’Italia». E poi l’ennesimo invito a smetterla «con le discussioni astratte, mettiamo da parte la rassegnazione, lavoriamo e spendiamo bene i soldi».

Come dice la celebre canzonetta di Paul Misraki   «Tout va tres bien madame la marquise». E’ finita come sappiamo.

 

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