domenica, Luglio 25

Rehn: Italia non rispetta accordi debito field_506ffb1d3dbe2

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L’Italia può dire addio alla clausola per gli investimenti. Manca il margine di manovra sufficiente per poter abbattere ulteriormente il debito. È molto critica l’opinione del Commissario Ue Olli Rehn, secondo il quale Roma non sta rispettando gli accordi presi con l’Europa. Rehn non crede che il debito dovrebbe incominciare a scendere dal 2014, come dicono le stime del Governo. Troppo poco si sa del programma di tagli alla spesa pubblica e troppe le incertezze future.

Il Commissario, ancora più critico nei toni rispetto all’ultimo report pubblicato dalle autorità europee sull’Italia, ne ha ribadito in realtà i contenuti, accentuando quanto già denunciato il 15 novembre. Nel parere delle autorità era infatti scritto chiaramente che l’abolizione dell’Imu è stata un errore e che andava alleggerito il carico fiscale nelle voci di produttività e spostato su beni fisici e patrimoni.

Rehn si dice scettico sui progressi delle finanze pubbliche e confida di avere ancora “l’incubo del 2011”, periodo in cui l’instabilità politica del Paese, la terza potenza economica dell’area euro, ha rischiato di far saltare non solo l’Italia ma l’intero progetto della moneta unica. Il cuneo fiscale è stato alleggerito in misura ridotta, in quanto non c’era spazio perché è stata cancellata o comunque ridotta la tassa sulla casa.

Le dichiarazioni rappresentano una vera e propria strigliata sulle decisioni di politica economica che sono state fino a questo momento adottate dal Governo di larghe intese. Mentre il Premier Enrico Letta e il Ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni (vedi la sua ultima intervista a ‘Bloomberg’) continuano a promuovere i presunti progressi compiuti dal loro insediamento, il Vice Presidente della Commissione nonché Commissario per gli Affari Economici, alle parole non crede. Vuole i fatti. Fatti che a suo avviso l’Italia non sta presentando.

In una intervista rilasciata a ‘La Repubblica’, Rehn ammette di aver «preso nota delle buone intenzioni del governo italiano su privatizzazioni e spending review. Ma lo scetticismo è un valore profondamente europeo. E io ho il preciso dovere di restare scettico, fino a prova del contrario». In particolare il commissario non è convinto dalle stime sui proventi derivanti dalle operazioni di privatizzazione e sui loro effetti sul bilancio del 2014. Il debito, dicono i dati ufficiali, è cresciuto di oltre 93 miliardi nei primi 11 mesi dell’anno.

Tuttavia per Letta Rehn non può permettersi di essere scettico, «i nostri conti sono in ordine» e quello che viene «sarà l’anno dell’Europa». Con queste parole il Presidente del Consiglio ha presentato a stampa e cittadini italiani da Palazzo Giustiniani i risultati di una manovra finanziaria che ai suoi occhi dovrebbe essere la prima dopo tanto tempo che non aumenta le tasse. Ma tutti gli studi pubblicati finora dimostrano più che altro che le tasse hanno cambiato nome, pur rimanendo pressoché invariate, come dimostra il caso della presunta cancellazione dell’Imu sulla prima casa, che in alcuni casi non si materializzerà.

Stando a quanto scrive il quotidiano generalista, Rehn resta convinto che la Finanziaria messa a punto da Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni non consenta all’italia margini di manovra sufficienti e che per di più debba essere corretta sul fronte del debito. Ma si dice anche «pronto a ricredersi se, entro febbraio, il governo fosse in grado di presentare dati concreti sui tagli effettivi di spesa e introiti delle privatizzazioni“. Governo che per parole dello stessa Letta pensa che una crescita dell’1% sia raggiungibile nel 2014.

Alla domanda, che cosa non la convince nel piano di stabilità e nella legge finanziaria italiana?, il Commissario risponde che «per quanto riguarda il deficit, l’Italia è in linea, anche se di poco, con il criterio del tre per cento e questo ha consentito al Paese di uscire dalla procedura per deficit eccessivo che è importante per la sua credibilità sui mercati finanziari. Inoltre l’Italia deve rispettare un certo ritmo di riduzione del debito, e non lo sta rispettando». Per farlo, lo sforzo di aggiustamento strutturale avrebbe dovuto essere pari a mezzo punto del Pil, e invece è solo dello 0,1 per cento.

Per questo motivo l’Italia «non ha margini di manovra e non potrà invocare la clausola di flessibilità per gli investimenti». Oggi il Premier Enrico Letta ha annunciato che chiederà la fiducia delle Camere l’11 dicembre. Il voto, che si svolgerà dopo l’elezione del nuovo Segretario del PD, ha l’obiettivo di consolidare la nuova maggioranza venutasi a formare dopo la scissione del PdL e la successiva uscita di Forza Italia dal Governo. Letta dovrà dimostrare di avere ancora il controllo Senato.

Gli ultimi numeri sembrano dare ragione alle preoccupazioni della Commissione europea. Gli aumenti Ires-Irap vanificano il già timido taglio del cuneo fiscale previsto nella legge di Stabilità. Lo sostiene la Confcommercio, secondo cui il beneficio «viene completamente azzerato per i maggiori versamenti che vengono richiesti in questa fine di 2013 che, di fatto, garantirebbero allo Stato introiti di importo complessivo superiore alla dimensione stessa della riduzione del cuneo fiscale promessa».

L’associazione ricorda che di fronte ai mancati incassi delle coperture per l’abolizione della prima rata dell’Imu, 600 milioni di gettito dalla cosiddetta ‘sanatoria giochi’ e 925 milioni di maggiori introiti Iva associati allo sblocco dei pagamenti della Pubblica Amministrazione, «si prevede ora una maggiorazione ulteriore di 1,5 punti». «Il gettito aggiuntivo stimato di queste nuove maggiorazioni è pari a 667,5 milioni di euro. Aggiungendosi agli incrementi già decisi, i maggiori introiti per il bilancio pubblico ammonterebbero, nel 2013, a oltre 1,1 miliardi di euro, cifra appunto, superiore, al beneficio per le imprese derivante dalla riduzione del cuneo fiscale», conclude la Confcommercio.

Continuano ad arrivare indicazioni contrastanti dal settore macro. Nel terzo trimestre del 2013 l’indice del fatturato dei servizi ha accusato una contrazione dello 0,9% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Si tratta dell’ottava flessione consecutiva, seppur la più contenuta rispetto a quelle registrate nei precedenti trimestri. A fronte del terzo trimestre del 2012 l’indice ha segnato un aumento dello 0,7% per i servizi di trasporto e magazzinaggio.

 

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