giovedì, Dicembre 2

Regolamenti parlamentari, più volontà politica

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Sono notevoli le conseguenze subite dai cittadini relative alla mancanza di nuovi e più moderni regolamenti parlamentari?

No. Le conseguenze che ricadono sui cittadini, nel bene e nel male, non sono mai prodotte dalle regole, ma dall’uso e dall’applicazione che se ne fa. Dunque, per essere chiari, se manchevolezze ci sono state e ci sono nel lavoro parlamentare, ed è oggettivo che vi siano state e vi continuino ad essere, anche se non nella misura che oggi fomenta l’antipolitica, queste dipendono esclusivamente dalle forze politiche.

Gli Stati europei hanno regolamenti parlamentari complessi come quelli italiani? Quale paragone è opportuno sintetizzare?

Gli innesti si fanno nel giardinaggio, ma in politica a nostro avviso servono solo a fare confusione e, in alcuni casi a produrre danni. Ogni Paese ha la sua storia politica e istituzionale. I regolamenti parlamentari, le norme costituzionali e le leggi elettorali debbono essere espressione di questa storia. In questo caso particolare, a nostro avviso, l’Autarchia è preferibile all’esterofilia.

La Corte Costituzionale ha ritenuto che la potestà regolamentare di cui le due Camere sono dotate, garantisca un’indipendenza dei regolamenti parlamentari anche dalla stessa Corte Costituzionale. Non sarebbe più giusto nominare un organo indipendente del Parlamento che abbia la facoltà di cambiare e di aggiornare, secondo le necessità sociali ed economiche, gli stessi regolamenti?

Intanto bisogna dire che sull’insindacabilità dei regolamenti parlamentari c’è la recente sentenza della Consulta, la numero 120/2014 che apre nuovi spazi molto interessanti e su questo tema c’è un interessante articolo sul secondo volume del 2015 della rivista Rassegna Parlamentare. In secondo luogo, poiché la Costituzione al primo comma dell’articolo 64 dispone “Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti”, l’unica strada da seguire è quella del voto a maggioranza dei componenti l’assemblea.

La politica italiana non sembra per niente interessata a modificare i regolamenti parlamentari. Quale motivo si nasconde alla base di questo comportamento?

Ad oggi, con un’ampia e rilevante riforma costituzionale in corso di approvazione che va a riformare il bicameralismo perfetto e il rapporto fiduciario con il Governo, è quanto mai opportuno che ogni ipotesi di riforma dei regolamenti parlamentari sia sospesa. Perché a questo punto è necessario capire quale assetto istituzionale avremo e sulla base di quello regolarsi. La bozza della riforma del regolamento della Camera approvata dalla giunta per il regolamento aveva molti aspetti positivi e interessanti. Allo stesso tempo è, però, evidente che alla luce dei poteri che avrà la nuova Camera disegnata dalla riforma costituzionale, ed anche alla luce della nuova legge elettorale approvata, se si vorrà procedere ad una modifica del regolamento di Montecitorio, e si dovrà farlo inevitabilmente, bisognerà svolgere nuove riflessioni.

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