giovedì, Dicembre 2

Regolamenti parlamentari, più volontà politica

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Se lasciassimo il bicameralismo con nuovi regolamenti parlamentari il Parlamento potrebbe legiferare più agevolmente?

Premesso che un bicameralismo paritario come quello previsto dalla nostra Costituzione esiste solo in Italia e che una sua modifica, senza volere entrare nel merito della riforma in corso di approvazione, in linea di principio non è affatto detto che sia negativa. Ribadito che molte farraginosità nell’iter legislativo dipendono dalle forze politiche più che dai regolamenti o dall’assetto istituzionale, sicuramente qualcosa si potrebbe fare agendo sui regolamenti parlamentari. Si pensi, ad esempio, al Regolamento della Camera che esclude da qualsiasi contingentamento l’esame dei decreti legge. Si pensi all’assenza di corsie preferenziali per i disegni di legge presentati dal Governo.

Quali cambiamenti suggerire per conferire una maggiore modernità alla macchina legislativa?

L’idea di un Senato realmente delle regioni o dei territori può essere condivisa. Nel nostro Paese, per una serie di ragioni, prime fra tutte quelle relative agli interessi di alcuni settori della politica e delle Istituzioni, viviamo una sclerosi centro-periferia che ci ha trasformati in una realtà ricca di autonomie ed esperienze territoriali che, però, difficilmente riescono a camminare insieme e all’unisono. D’altronde nemmeno i consessi istituzionali appaiono adeguati come collante regionale. In tal senso, quindi, offrire una sede di respiro nazionale e completamente trasparente e rappresentativa dei territori potrebbe rappresentare una soluzione anche con i medesimi regolamenti parlamentari tarandone la composizione, il rapporto fiduciario con il Governo e le materie di competenza legislativa. Ad esempio senza eletti nelle Istituzioni locali o regionali, senza la fiducia e con competenza nelle materie economico-finanziarie e in quelle regionali. Si snellisce il percorso della navetta parlamentare e si permette una reale rappresentatività dei territori.

Qualche regola ormai desueta contenuta nei regolamenti parlamentari?

Ce ne sono diverse, ad esempio l’esame delle commissioni in sede redigente (articolo 96 Regolamento Camera). Oppure si pensi all’intero capo XXVII del regolamento Camera relativo alla Sessione di Bilancio. Oggi la finanziaria e il Dpef (Documento di programmazione economica finanziaria) non esistono più, perché sostituiti dalla legge di stabilità e dal Def (Documento di economia e finanza). Anche i termini della sessione di bilancio sono cambiati per uniformarli alle esigenze europee. Negli articoli di quel capo, invece, approvato nel 1989 e in parte modificato tra 1997 e 1999, si continua a parlare di legge finanziaria, di Dpef, e si dispongono tempi di esami diversi. Ovviamente l’esame dei documenti di bilancio avviene con le nuove norme, dando per scontato l’adeguamento dei termini e facendo riferimento ad un parere della Giunta per il regolamento che con un’interpretazione autentica ha rimodulato i termini di esame della sessione di bilancio, pur lasciando immutata la lettera del regolamento.

Quali articoli sono da modificare nei regolamenti parlamentari per renderli più vicini alle esigenze della società del XXI secolo?

Come detto in precedenza i regolamenti è bene che seguano il meno possibile “le mode del momento” perché il loro fine è ad un tempo garantire i diritti di tutti e consentire un funzionamento efficiente. Comunque dipende dalle esigenze. Non si può ricomprendere tutto solo sotto la campana della velocità legislativa. Sicuramente inserire la pubblicità anche delle sedute degli altri organi collegiali (commissioni permanenti, commissioni di inchiesta, comitati, giunte, ufficio di Presidenza e collegio dei questori) potrebbe rappresentare un primo valido strumento di monitoraggio, condivisione e partecipazione della società all’attività politico-istituzionale. Il problema fondamentale è la scarsa conoscenza della macchina istituzionale e politica che ha permesso a chi è dentro di gestire e beneficiare a proprio uso e consumo di alcuni strumenti e prerogative, ma ha anche creato vere e proprie leggende metropolitane, dando vita al mostro semplicisticamente chiamato “casta” da attaccare e sbertucciare. In questi casi non vi è chi ha ragione e chi ha torto, ma solo chi ha conoscenza e chi no. Lo squilibrio cognitivo e informativo ha creato i maggiori danni rilevabili sotto i nostri occhi.

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